In Ungheria l'appetito vien pedalando: ecco dove vale la pena fermarsi

Piste ciclabili nei boschi ungheresi (@Hungarian Tourism Association Foundation) 
Dalla splendida Budapest al Lago Balaton passando per castelli, vigneti e campi di lavanda: un itinerario affascinante in cui fare tappa in ristoranti stellati, locande medievali e osterie tipiche
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BUDAPEST. L’Ungheria non è (ancora) un Paese molto conosciuto. Spesso si fa riferimento alla sola (e meravigliosa) Budapest, alla tradizione termale, al vino Tokaj. Ma c’è molto di più. L'Ungheria è infatti ricca di festival ed eventi, soprattutto a carattere enogastronomico. La ricchezza legata a vino e cucina fa di questo Paese una meta particolarmente appetibile e dei suoi abitanti delle buone forchette con cui condividere i piaceri della valida cucina abbinata a ottimi vini.

Uno dei modi per scoprirne l’anima più autentica sono le due ruote. L’Ungheria ha puntato molto sul cicloturismo per un viaggio non solo ecosostenibile ma il più puro possibile, un turismo lento con cui avvicinarsi nel modo migliore alle bellezze, ai profumi e ai sapori della terra attraversata dal Danubio. Il punto di partenza non può che essere Budapest, città vibrante e dal fascino eterno, tra le più visitate in Europa.

II palazzo del Parlamento sul Danubio (@Tibor Illyes/AP) 
Pianeggiante e ben attrezzata con percorsi ciclabili, è da vedere in lungo e in largo pedalando, costeggiando il Danubio blu, il Bastione dei Pescatori, le statue monumentali in Hosök Tere, arrivando fino alla Cittadella, una delle attrazioni più visitate parte del patrimonio dell’umanità Unesco dal 1987, nonché belvedere numero uno di Budapest. Qui negli ultimi anni la scena gastronomica ha viaggiato con il turbo, basti pensare che al momento le insegne premiate dalla guida Michelin sono ben sette, tutte in città. Ristoranti, bistrot, street food ed enoteche compongono una valida offerta per il turista esigente e buongustaio.

Tra tutti vale certamente la pena far visita ad uno dei migliori chef del paese, Tamás Széll del ristorante stellato Stand, campione europeo al Bocuse d'Or nel 2016: “Quando i bistrot hanno iniziato ad apparire in Ungheria è stata la nascita di una nuova tendenza, le persone hanno voglia di un'esperienza culinaria rilassata, ma alta, senza il bisogno di un servizio d'argento. Questo è il futuro del mio Paese”. Motivo per cui al suo elegante ristorante con cucina a vista tutta in vetro, dalla proposta moderna e d’innovazione, ha affiancato lo Stand25 situato nella città vecchia dove cui godere informalmente delle migliori (e alte) ricette ungheresi da scegliere tra i piatti del giorno e accompagnate sempre dai buoni vini ungheresi al calice. Un altro esempio è rappresentato da Borkonyha, un bistrot stellato dall'atmosfera rilassata ma con un’esperienza gastronomica entusiasmante, dove le materie prime locali vengono valorizzate appieno e abbinate ad oltre duecento etichette.

Quanto a miscelazione la capitale ungherese non offre ancora molto, e come un’oasi nel deserto spicca Zoltán Nagy, bartender di lungo corso nel suo Boutiq’Bar nel centro cittadino e unico del circuito 50 Best Bars. Alle spalle esperienze attorno al mondo, in primis quella nell'iconico Soho bar LAB a Londra, il vulcanico Zoltán accoglie numerosi clienti durante il week end e coccola gli assidui frequentatori durante la settimana a suon di cocktail mai banali come quelli dell’ultimo menù un po’ hipster, un po’ fumettistico e che di certo rimanda alla scuola di tatuaggi old school: da non perdere lo Space Zombie, long drink dai sapori potenti e alta gradazione alcolica, a base di bourbon, cannella, lime, succo d’uva, assenzio, angostura, con top di blue curaçao, mandorla, liquore di pesca e ginger beer, oltre allo show finale durante l’affumicatura in campana di vetro. È il luogo scelto da chi ama vivere un banco bar degno di nota, circondato dai più animati tavolini raduno di giovani locali e stranieri.

Pedalare tra le vie della capitale ungherese può essere divertente ma per compiere un tour ciclo-enogastronomico che si rispetti bisogna lasciare la città e immergersi nella più autentica Ungheria, la stessa che si presenta agli appassionati gaudenti con le sue sei diverse regioni del vino suddivise in ben ventidue distretti. Direzione Lago Balaton, dove le luci del sole tingono l’acqua di smeraldo, il monte Somlò regna sui pendii del Bakony, gli antichi castelli si susseguono e il sole porta a maturazione l’uva su un terreno che si estende per più di 9000 ettari vitati.

Impossibile dunque parlare di Ungheria enogastronomica e non pensare ai suoi grandi vini. Questa regione è la patria di diverse varietà di viti autoctone, tra cui la keknyelo, che non sopravvive in nessun’altra parte del mondo oltre che a Badacsony, mentre la vera patria dello juhfark (varietà autoctona da terreni di origine vulcanica, elegante e minerale) è l’antico vulcano di Somlò, la denominazione più piccola del paese. In sella l’atmosfera è unica, caratterizzata dai rilievi vulcanici, castelli, monasteri in rovina e punti panoramici da conquistare con qualche faticosa salita. Ma lo sforzo verrà ricompensato.

La pista ciclabile si estende tutto intorno al lago per chi preferisce rimanere su strada, ma ci sono anche i sentieri sulle colline in cui divertirsi con le trail bike. Si parte da Prédikálószék pedalando immersi nella natura attraverso un paesaggio boschivo e si arriva a Visegrád, piccola città nella provincia di Pest, a 35 chilometri a nord di Budapest, sulla riva destra del Danubio, ai piedi dei monti omonimi. La ricompensa per la prima tappa con arrivo in salita è nel ristorante Renaissance dove il tempo sembra essersi fermato: una locanda in stile medioevale in cui la cacciagione, cervi e lepri soprattutto, viene servita in piatti di coccio e abbinata ai corposi vini rossi locali in coppe di terracotta.

Si prosegue con la tratta Dobogókò/Pilis teto (3-4 ore circa) e si arriva a Esztergom. La partenza rappresenta il punto più alto delle colline di Visegrád a 700 metri, in un villaggio in cui vivono 133 persone e dove si trova il memoriale Ödön Téry, una piramide di pietra costruita in memoria di uno dei grandi pionieri del turismo ungherese. Lungo il tragitto si incontrano filari di vite ben pettinati, allevamenti di Mangalica (tipica razza suina a pelo lungo, spesso e riccio che ricorda molto quello delle pecore), cittadine da scoprire e parchi naturali.

All’arrivo nella città di Esztergom si vive il sacro e il profano, se da un lato merita la visita la basilica più grande d’Ungheria dove avvenivano le incoronazioni degli imperatori, dall’altro ci si lascia andare ai piaceri della carne nel Bistro Sparhelt: tra i primi trenta ristoranti più interessanti secondo i ranking nazionali, lo chef Balázs Elek è riuscito negli anni a creare un luogo che faccia davvero qualità in un luogo abituato ad un turismo poco avvezzo alla ricerca e all’approfondimento. Tutte le verdure e le piante commestibili utilizzate nel ristorante provengono dall’orto di proprietà, degno di nota il sanguinaccio fritto con fegato d'anatra leggermente affumicato, verza brasata, patate viola, composta di mele salate. In accompagnamento ai numerosi vini in carta, anche le etichette della propria cantina, la Thetis Birtok.

All’indomani si pedala all’interno della prima grande piantagione di lavanda d’Ungheria. Creata a scopo industriale, sulla penisola di Tihany tutto è color viola e sembra di essere in Provenza. Oltre alla vista saranno appagati anche altri sensi, l’olfatto in primis e poi il gusto, infatti sono numerose le preparazioni a base di lavanda, dolci in primis, come una delle ultime creazioni della Lavender Tihany: un gin aromatico che racchiude i sentori della pianta viola. Qui merita la sosta rifocillamento il ristorante Mi a ko, immerso nel verde e capace di raccontare a pieno il territorio circostante. La coppia Katalin Márványi e Tamás Trombitás utilizza esclusivamente ingredienti tipici e di artigiani locali per produrre quelli che definisce “pasti stagionali”. In estate abbondano zucca, ratatuille, peperoni ripieni, cavoli e in autunno selvaggina e le succulente bistecche di maiale.

Tornati in sella e raggiunte le rovine del castello di Szigliget, degna di nota è un’altra tavola, quella del Szolohegy Bistro: si pranza sotto un tetto di pergolato d’uva, la stessa usata dalla famiglia Laposa nella sua famosa azienda vitivinicola, i piatti serviti parlano di cucina tradizionale e regionale, filetto di persico con cavolo verza, filetto di pollo fritto con funghi e costine con aglio, solo per citarne alcuni. La meravigliosa vista sul Lago Balaton è il miglior condimento possibile, fuori menù.