Davide Oldani e la bici maestra di vita (anche in cucina): "Con la fatica si conquistano gli obiettivi"

Lo chef del bistellato ristorante D'O di Cornaredo, racconta il suo rapporto con lo sport e la passione per le due ruote
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Davide Oldani è uno sportivo. Da ragazzo giocava a calcio, era arrivato in serie C, poi una frattura gli ha impedito di continuare la carriera. In compenso ha permesso a noi di scoprire uno chef di razza. Gioca anche a tennis, lo spot assieme a Federer fotografa bene la sua passione: “Roger è un campione assoluto, oltre ad essersi rivelato una grande persona”. E da qualche anno è anche un fan delle due ruote. Tutto è cominciato in tempi relativamente recenti, meno di una quindicina di anni fa: “Avevo amici che mi invitavano sempre, un giorno li ho seguiti e da quel momento mi sono appassionato anch’io. Adesso non vado molto spesso, ma c’è stato un periodo in cui andavo a Forte dei Marmi, ho fatto il Cipollaio, il Passo del Vestito. Facevo facilmente 120 o 150 chilometri in un giorno. Adesso ho meno tempo e sono meno allenato”.


Però ogni tanto, quando gli impegni pressanti del suo lavoro glielo permettono, salta in sella: “Da Cornaredo vado verso Abbiategrasso, lungo il Naviglio, e verso Sesto Calende. Una volta ho fatto la Gran Fondo Gimondi, nel 2014 quando c’era ancora Felice, e ho avuto l’onore grandissimo di partire assieme a lui, davvero fantastico. E la Salita di San Fermo. Adesso magari faccio un vero giro solo ogni due settimane: Abbiategrasso, Naviglio, Sesto Calende. È un bel momento in cui mi libero la mente e penso con serenità, scarico la tensione fisica e quella psicologica”.


L’alimentazione ideale?
“Non faccio il dietologo, eh. Comunque mangio poco prima di partire, per stare leggero. Frutta, fresca o secca. Durante il viaggio barrette energetiche, molta acqua, e alla fine, nell’ora che segue l’arrivo, un bel piatto di pasta, una botta di energia”.


Nel suo menu ci può essere un piatto gourmet adatto a chi va in bicicletta?
“Una pasta con i molluschi, si chiama Mischiare le carte. Potrebbe essere indicato”.


La sua è una passione che si coniuga bene anche con la stella green ottenuta da poco.
“Sì, permette di vivere la natura, di goderne tranquillamente. La stella verde in effetti rispecchia il mio rispetto per la natura, in fondo l’ho imparato da mia madre, che ci insegnava a non sprecare, a usare al meglio quel che c’era. Ne parlo sempre con i ragazzi dell’Istituto Alberghiero Olmo di Cornaredo. E a loro insegno il valore dello sport, bici compresa. Hanno dai 14 ai 17 anni, devono praticare lo sport che amano, così si distraggono in modo sano, evitano di cadere in giri sbagliati. Per non distogliersi dalla concentrazione, e per stare in forma, perché il lavoro di chef, tutto sommato, è anche di fatica”.

Davide Oldani e Felice Gimondi 


Ha un sogno?
“Partire da casa mia e arrivare al mare. Naturalmente parliamo della Liguria come prima tappa, poi la Toscana. Da qui a vedere il mare in Liguria saranno 150 chilometri, più o meno, e se uno è allenato li fa in un giorno. Certo, devi fare due valichi, però…”.


Una regione italiana che le sembra ideale per la bici?
“Valle d’Aosta, Dolomiti, Liguria e Toscana. Sarebbe bello fare tutte le regioni, a dire la verità”.


Da bambino seguiva il Giro d’Italia?
“A Cornaredo c’era una squadra di ciclisti, si chiamava Coime, mi sono iscritto ma già giocavo a calcio e ho un po’ trascurato questa attività. Mi esprimevo meglio nel calcio, è un gioco di squadra, mi si addice di più. La bici è più da solitari”.


E che bici ha?
“Tre modelli di Bianchi, da strada (quello che uso di più), fuoristrada e un modello d’epoca”.


Pedalate in famiglia?
“Mia figlia Camilla Maria mi ha sorpreso: a cinque anni in 3 ore ha imparato ad andare senza le rotelle. Chissà, più avanti magari verrà con me a fare qualche bel giro”.


Posti belli in cui è andato?
“Tanti. Ma soprattutto ricordo le emozioni della montagna: è con la fatica che si conquistano gli obiettivi”.

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