In cantina

Tommasi Estate, da 120 anni l'essenza della Valpolicella

La famiglia Tommasi tra le vigne in Valpolicella 
Degustare le etichette della storica famiglia del vino vuol dire fare il giro d'Italia: suadente il Lugana del Lago di garda, elegante il Cabernet Sauvignon maremmano, dalle spalle larghe il Brunello, Primitivo profondo, emozionante Aglianico. Gran finale con l'Amarone che ti fa entrate in profumeria per la ricchezza del bouquet
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C’è una cantina in Valpolicella che ti permette di fare un giro nelle migliori zone vitivinicole d’Italia, con una visione che abbraccia a tutto tondo anche l’enoturismo. Loro sono i Tommasi, azienda famigliare dal 1902, come attesta la scritta su una botte da guinness dei primati della capacità di 333 ettolitri presente nella sede storica di Pedemonte di Valpolicella. Ma non c’è solo quella di dimensioni monstre a dimostrare una storia di espansione sempre a piccoli, ma determinati, passi.

La botte da 333 ettolitri 

Fin dall’inizio fu lo spirito visionario e pionieristico di Giacomo Tommasi, che vedeva il vino anche come opportunità di convivialità e condivisione, e non più solo per il semplice consumo quotidiano. Per rendere concreta questa visione era necessario curare ogni dettaglio, dalla vigna alla consegna finale, così da poter rivelare dentro la bottiglia la propria storia e i sacrifici, ma anche i valori, l'identità e l’appartenenza a un preciso territorio. Una scelta certamente felice e futuristica la sua, dato che le quattro generazioni successive hanno portato avanti con sensibilità e passione il progetto originario del loro avo. E poi ci sono i segni tangibili come le prime tre botti grandi acquistate da Giacomo Tommasi, che fanno ancor oggi capolino nella Cantina Storica, tutt’ora utilizzata.

Nel 1920, la prima tappa ricca di significati, quando Giacomo Tommasi si fa concedere a mezzadria la campagna di Pedemonte dai conti Campostrini Boccoli e la casa storica rappresentata ancora oggi sull’etichetta dell’Amarone. Vent’anni più tardi, con la seconda generazione, si conclude il rapporto di mezzadria, e da qui la famiglia Tommasi diventa proprietaria delle terre.

Del 1959 è invece la prima annata di Amarone, di cui sono da sempre ambasciatori nel mondo. Al pari degli altri vini rossi della tradizione del territorio: il Ripasso, il Valpolicella Classico Superiore e il dolce Recioto, che rientrano perfettamente nella cultura del territorio. E questa vocazione dà inizio anche alla storia imprenditoriale della famiglia Tommasi con una serie di passaggi generazionali e di scelte aziendali che ne hanno determinato il successo nel terzo millennio. 

Attualmente tutta la famiglia Tommasi è coinvolta nel managemant aziendale con diversi ruoli: Pierangelo è il direttore generale, Giancarlo è l'enologo, Piergiorgio è il direttore commerciale Italia, Stefano è il direttore commerciale regionale, Erica è la responsabile logistica ed amministrazione export, Francesca è la responsabile logistica ed amministrazione Italia, Paola è la responsabile risorse umane, Michela e Barbara sono le responsabili ospitalità.


Tommasi Giancarlo, l'enologo 

Con la terra madre veneta declinata non più solo nel racconto della Valpolicella - 115 ettari nella zona della Valpolicella Classica e 17 ettari in Valpolicella Valpantena - ma anche nelle zone Doc di Verona (65 ettari ) e sul Lago di Garda (45 ettari) per la produzione di Lugana Doc. Questo è l'ultimo progetto nato con l'acquisizione di 45 ettari di cui oggi 40 in produzione vicino a Sirmione sul Lago di Garda. Nel 2017 è stata lanciata la prima annata del nuovo Le Fornaci Lugana Doc, quest’anno è stato presentato Le Fornaci Rosé (turbiana 90% e rondinella 10%) e a fine agosto uscirà Le Fornaci Lugana Doc Riserva 2018. I lavori per la nuova cantina invece inizieranno il prossimo anno.

Poi, forti dei saperi trasmessi generazione dopo generazione, ecco la decisione d’investire in altre aree a grande vocazione vitivinicola con le tenute Caseo in Lombardia, Casisano a Montalcino e Poggio al Tufo in Maremma Toscana dove l'enologo è Emiliano Falsini, Masseria Surani in Puglia e Paternoster in Basilicata con l'enologo Fabio Mecca – e una partnership nel Chianti Classico con La Massa.

Oggi, Tommasi Family Estates, in Valpolicella, comprende anche, accanto alle attività vitivinicole, quelle della ristorazione e dell’accoglienza (Villa Quaranta Tommasi Wine Hotel & SPA, Albergo Mazzanti, Caffè Dante Bistrot a Verona e Agriturismo Poggio al Tufo in Maremma Toscana).

Detto questo, dopo aver assaggiato con grande piacere tutti i vini di tutte le tenute, ne scelgo uno per ciascuna, o quasi.

Si inizia con l’ultimo nato, il Lugana 2020 che ha fatto centro subito. Suadente al naso senti vibrare note floreali molto intense e fini; in bocca è ampio, rotondo, con il ritorno di un’aromaticità fruttata che anticipa la chiusura sapida. Spettacolare sarà tuttavia la riserva 2018 del Lugana dove i fiori sono quelli di sambuco accanto a frutta esotica e uva spina. Eleganza all’ennesima potenza e sempre il marchio di fabbrica che imprime Giancarlo: la finezza.

Lugana Le Fornaci 

Della Tenuta Poggio al Tufo di Pitigliano, al Vermentino iconico che profuma di violetta ho preferito tuttavia il Toscana Cabernet Sauvignon 2019 che ha un equilibrio al naso e in bocca coerente col vitigno; in bocca ti rapisce la freschezza ma anche la polverosità dei tannini. Elegante per natura.

Cabernet Sauvignon Poggio Al Tufo 

Della Tenuta Casisano, che per due anni consecutivi alle Anteprime si è posizionata ai vertici, registro quelle note balsamiche davvero uniche tanto che il Rosso di Montalcino 2018 sembra un after eight, mentre il Brunello 2016 è solenne con quell’acidità che evoca una spada che sosterrà l’invecchiamento di un grande rosso.

 Brunello di Montalcino Casisano 

Andiamo ora in Puglia alla Masseria Surani dove il Primitivo riserva Dionysos ha una profondità speziata con note di grafite, visciole e mandorle e poi in bocca una freschezza dominante per un sorso profondo. Davvero un'interpretazione coerente di questo vitigno che ha nel Dna l’eleganza (ma che buono anche il Fiano 2020 che aveva note di lavanda e si esprimeva in tutta la sua verticale piacevolezza).

 Primitivo Riserva Dionysos 


In Basilicata un po’ mi son commosso a vergare i 5 asterischi (voto pieno) per l’Aglianico del Vulture Don Anselmo di Paternoster, azienda che visitai la prima volta, testimone Daniele Sacco, nell’estate del 1983. Qui al naso senti la carezza dei piccoli frutti, mentre in bocca le note vulcaniche e quindi minerali si dipanano in un assaggio disteso, con note balsamiche e animali, ma anche di terra bagnata. Un vino complesso e sugoso, altro campione di eleganza.

Don Anselmo Paternoster 

Anche la Falanghina della medesima maison è “Vulcanico” di nome e di fatto.

Amarone della Valpolicella DeBuris 

In assenza dell’assaggio dei vini dell’Oltrepò (Tenuta di Caseo, in dirittura d’arrivo) eccoci infine con i loro Rossi della Valpolicella, dove il vino top ce l’ho in mente, ma non posso tacere di avere apprezzato molto un Rosso che mi trova spesso scettico ed è il Ripasso. Il loro 2017 è speziato ed ha ancora le note verdi delle recie; amaricante al naso dove la mandorla amara profuma l’aria; in bocca è secco e molto elegante. Uno dei migliori campioni della Valpolicella, senza dubbio. L’Amarone “Brigantina” 2016 è come entrare in una profumeria. È vinoso, balsamico, fruttato con nuance di cioccolato e poi in bocca un finale avvolgente che sembra quasi dolce. L’Amarone come deve essere, per capirci. Nel Cà Florian riserva 2012 senti i datteri e la frutta secca e poi una sapidità spettacolare in bocca con un’anima rotonda lunghissima. E infine il top dei top assoluto, ovvero L’Amarone della Valpolicella Classico De Buris 2010 appena uscito (al momento sono solo 3 le annate: 2008, 2009 e 2010). È il loro progetto Lusso, legato al migliore vigneto della Valpolicella Classica (La Groletta) e alla più antica villa del territorio, Villa De Buris. Un progetto e un vino che sono testimonianza del percorso di crescita della quarta generazione della famiglia Tommasi, che dal 1997 inizia una serie di investimenti in regioni vinicole in tutta Italia, per poi dopo 10 anni “tornare a casa” con un grande vino e un grande progetto. Al naso quasi pizzicano le note speziate con quella frutta rossa piena che poi traccia incenso, caffè, prugna essiccata. In bocca la sua complessità inizia con un ingresso morbido e grintoso, ma i tannini sono finissimi e avvolti dentro quell’abbraccio tondo di un vino che non si può non definire clamoroso!

 

Amarone della Valpolicella Classico De Buris 

 

Tommasi Viticoltori

via Ronchetto, 4
Pedemonte (Verona)

tel. 045 7701266