Il Chianti Classico conquista i giovani americani e si prepara a lanciare i cru

E-commerce e sostenibilità le chiavi per agganciare i 20-30enni: quasi la metà della vigna è verde. E le vendite nel primo quadrimestre dell'anno aumentano del 31%
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Il Chianti Classico colpisce ancora. E riparte dai giovani consumatori americani. Il Gallo Nero ha messo il becco nei calici di Millennial e GenZ (soprattutto venti-trentenni) statunitensi e canadesi. Complici i social network e le vendite dirette attraverso l’e-commerce, i produttori del pregiato Sangiovese che cresce nelle eleganti vigne sui colli fiorentini e senesi, hanno agganciato oltreoceano i palati di una fascia d’età pressoché inedita per il prodotto. E mentre i volumi di vendite nei primi quattro mesi del 2021 raggiungono un +31% (oltre 11 milioni), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i vigneti tagliano un importante traguardo sul piano della sostenibilità: quasi metà degli ettari vitati è green. Non è tutto: la nuova sfida sono i cru in etichetta: a giugno l’assemblea approverà il progetto per la modifica del disciplinare e da quel momento, passato un anno, il sogno di valorizzare le sottozone sarà realtà.

Benestanti e curiosi: ecco chi beve Gallo Nero oltreoceano

Il Paese che ha sofferto di più e ha risentito maggiormente della crisi legata alla pandemia è il mercato interno dove il prodotto è diffuso più attraverso l’horeca (hotel, ristoranti e bar-caffè) che tramite la grande distribuzione. Sono cresciute, invece, le vendite che passano per enoteche on line, e-commerce e vendite dirette sul web: è così che i produttori del Chianti Classico hanno intercettato le fasce giovani dei consumatori. È successo in parte in Italia, ma soprattutto nel Nord America.  In Canada il Gallo Nero ha lanciato una promozione a tappeto in tutte le province, anche usando i social (Tik Tok escluso, essendo rivolto principalmente a teenager). E in particolare nel Québec c’è stato un exploit del vino toscano tra i millennial e soprattutto fra i più giovani, in quella fascia tra i 20 e 30 anni che è molto difficile attirare perché vede il vino come un prodotto un po’ âgé e perché non sempre può permettersi certi acquisti “da grandi” anche a livello di spesa. Invece, la vendita diretta ha premiato il rosso toscano. “In Canada c’è interesse e sono emersi dei giovani opinion leader, economicamente stabili, che fanno da traino ai ragazzi sopra i 20 anni”. La campagna verde del Gallo Nero – con la coltivazione biologica che ormai riguarda la metà dei vigneti - ha favorito la conquista dei più giovani, generalmente sensibili ai temi del rispetto della natura.  Lo spiega a ilGusto.it la direttrice Consorzio Vino Chianti Classico, Carlotta Gori: “Da un’indagine di Wine Intelligence emerge che, in particolare nel mercato Nord-americano, i millennial si dimostrano molto coinvolti e aperti alla sperimentazione e alla ricerca della qualità per cui sono disposti anche a spendere di più. Se un terzo dei consumatori statunitensi afferma di essere interessato a prodotti rispettosi dell’ambiente ed eticamente sostenibili, questo trend è guidato principalmente dai giovani che sono maggiormente preoccupati dal riuscire a raggiungere uno stile di vita sano. Per questo il nostro Consorzio sta investendo in questi ultimi mesi, sia in Canada che negli Usa, anche in azioni di comunicazione e promozione mirate a raggiungere target di popolazione più giovani (Millennials e GenZ). Da sempre orientato a una viticultura e una gestione ambientale sostenibili, infatti, il Chianti Classico ha tutte le carte in regola per riuscire a conquistare queste nuove fasce di consumatori”.

L’export vola, l’Italia soffre

I numeri confermano il buon trend: dati che riempiono di orgoglio e sollievo i soci del Consorzio Vino Chianti Classico: infatti, grazie alle vendite positive, nel primo anno della pandemia (2020) il consumo dei vini del Gallo Nero ha registrato una perdita contenuta (-8%), per di più nonostante le grosse difficoltà incontrate da ristoranti e winebar. In questo quadro, assume un significato interessante il piccolo aumento della quota di bottiglie esportate: da 78% a 80%, con il restante 20% destinato al mercato interno. Le piazze estere più forti sono Usa, Canada e Regno Unito. “Apprezzato in tutto il mondo, oggi il Chianti Classico è presente in oltre 150 Paesi, che in media assorbono l’80% della produzione annua - sottolinea Carlotta Gori - Le relazioni con i mercati, consolidate con investimenti di promozione da parte del Consorzio e delle aziende associate, non si sono affievolite durante la pandemia: nonostante l’obbligata interruzione di attività promozionali in presenza, i consumatori affezionati dei mercati storici come Nord America, Germania e Regno Unito, ma anche dei mercati asiatici, hanno continuato a scegliere il Chianti Classico. A questo ha contributo anche il settore dell’e-commerce, che a livello globale ha aumentato sensibilmente il volume delle vendite, in particolare proprio tra i millennial con una buona disponibilità economica”. L’apprezzamento dei consumatori anche sui mercati internazionali è stato confermato nel 2021, con la presentazione delle nuove annate, il Chianti Classico 2019, i Chianti Classico Riserva e Gran Selezione 2018, come sottolineano le aziende.

I cru: riconoscere il vino del cuore

Ambiente e territorio sono al centro dell’attenzione del Consorzio. Ed è qui che si innesta il progetto delle menzioni geografiche in etichetta, che in terra di Gallo Nero, si chiameranno Uga (Unità geografiche aggiuntive, in parole “povere” cru), discussione a cui sarà chiamata l’assemblea dei soci del Consorzio a giugno, con l’approvazione del nuovo disciplinare e successivo via libera ministeriale. Lo scopo è la riconoscibilità della zona di origine dell’uva, cosa che può fare la differenza non solo nell’educare il consumatore, ma anche nella scelta della bottiglia dello scaffale. Il winelover potrà così affinare il palato e scegliere il suo Chianti Classico preferito sulla base dell’area di provenienza. Nel terroir del Gallo Nero più che mai, infatti, le differenze fra un suolo e l’altro sono piuttosto marcate. E non serve essere enologi o master of wine per divertirsi a individuare questo o quel tipo di Chianti Classico. Un vino di Radda sarà diverso da uno di Panzano, nel primo verranno fuori il corpo e la robustezza, nell’altro la finezza e il colore più delicato.  E non ultimo, i produttori puntano anche su un discorso di affetto verso il territorio e, per così dire, fidelizzazione: chi conosce questa porzione di Toscana cerca i vini del cuore ed è in grado, o comunque vorrebbe poter riconoscere se quel vino viene da vigneti di altitudine o da dolci colline. Chianti Classico dunque a 360 gradi che, anche grazie alla collaborazione con Alessandro Masnaghetti, editore e cartografo piemontese, lancerà una mappa geovitivinicola per sottolineare come le diverse zone e i vari suoli determinino differenti influenze e sapori ai vini.

Turismo interattivo

Oggi la notizia positiva è che sta riaprendo l’horeca. Proprio per questo, il Consorzio sta lavorando a un rilancio del turismo, anche attraverso la tecnologia: metterà a disposizione dei visitatori e degli amanti del vino, in collaborazione col Comune di Firenze, uno strumento nuovo per far scoprire il territorio. A ciò si aggiungono iniziative di marketing on line, ma soprattutto di valorizzazione del territorio.