Patto tra i ristoranti per riportare i turisti a Venezia (e a tavola)

Due progetti perché la Serenissima possa iniziare una nuova vita, dopo la "desertificazione" dovuta al lockdown. Con una maggiore attenzione ai diritti dei clienti
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Un’opera d’arte a cielo aperto, un luogo di una complessità fuori dal comune, un sogno fantastico che rischia di spezzarsi mentre mantiene quell’equilibrio precario che soltanto una città come Venezia può trasformare in assoluta armonia. E Venezia soffre, soffre da troppo tempo, aggredita prima dalla folla, poi dalla follia di eventi imprevedibili e ancora dalla stessa condizione che ne fa un’entità a sé stante. È un momento estremamente delicato, questo, in un contesto difficile. Eppure, l’amore per questa meraviglia sospesa sull’acqua da milleseicento anni non smette di manifestarsi, da parte di chi l’ha vissuta ma soprattutto sa viverla e apprezzarne la profonda bellezza. Come i quattro che hanno fatto nascere Venezia InVitaFabrizio Berger (architetto, grafico ed editore che dell’iniziativa è presidente), Marco Gavagnin (si occupa di comunicazione e siti web), Simone Poli (ristorante Ai Mercanti) e Angelo Zamprotta (pub Il Santo Bevitore).

Ristorante Wisteria, uno dei partecipanti al progetto ResTour 

È proprio quest’ultimo a raccontarci come ha preso piede Venezia InVita e come essa stessa abbia generato ResTour: “Tutto ha inizio con un ragionamento sulle norme di buon comportamento a Venezia (non è così scontato che si sappia come affrontare rispettosamente una nobile ed elegantissima vecchia signora con le sue 121 isolette e i 435 ponti nda), che tutti e quattro avremmo voluto svecchiare comunicandole in modo simpatico. Così, con un po’ di senso civico e amore per la città. Quello che manca qui è il fare rete e così abbiamo fatto, ognuno di noi con i propri contatti e la propria reputazione, per cercare di coprire quanti più ambiti possibile a partire da quelli più colpiti dalla pandemia come la ristorazione”. Le iniziative sono però molteplici e stanno partendo proprio in questo periodo che – ci si augura – sarà quello di una graduale rinascita. Si parla di un progetto che vuole coinvolgere, come si legge nel sito “(…) non più un determinato target ma chiunque interagisca nell’area urbana, mutandone continuamente la struttura e innescando una costante successione di circoli virtuosi (…)”.

Il team di Venezia InVita, tutti imprenditori di vari settori che si sono uniti sotto un'unica bandiera  
E il pubblico è quello di prossimità, piuttosto che quello internazionale, perché si impegna chi vive e abita la città e non soltanto chi si trova a visitarla. Un’altra dimensione importante è anche quella dello sport, perché come ricorda Zamprotta. “è uno di quegli ambiti che in città vanno rivalutati”. Per questo motivo Venezia InVita sta cercando di coordinare il restauro di una lapide commemorativa allo stadio Penzo dedicata da un artista veneziano come Giuseppe Romanelli alla tragedia di Superga, nella quale settant’anni fa persero la vita i giocatori del Torino, alcuni dei quali avevano militato nel Venezia. 
ResTour è l'anima gastronomica del progetto, che mira anche a tramandare cultura alimentare di Venezia  

ResTour è invece il cuore gastronomico, ma non solo: “Ci teniamo a dire che il senso dell’iniziativa non è creare un evento per portare gente al ristorante, ma comunicare il messaggio che la ristorazione veneziana ha tirato su la testa in maniera professionale e seria e che la città può diventare una meta dedicata al food oltre a tutto il resto. Ci sono tanti giovani imprenditori che hanno saputo rendere anche i locali storici più attuali. In più vorremmo che il primo pensiero di chi viene a Venezia non sia chiedersi dove poter andare a mangiare senza essere fregati. Non dev’essere più questo il primo passaggio mentale, è mortificante per noi. È anche per questo che ci stiamo muovendo davvero compatti per la prima volta.” In effetti, se si pensa a trenta ristoranti che si mettono insieme nella stessa città, la squadra può dimostrarsi potente. A partire da questo mese di maggio ogni ristorante proporrà una o più ricette, sia tradizionali sia originali, che cambieranno ogni trenta giorni per 12 mesi in base ad altrettante specie ittiche lagunari individuate in base alla stagionalità. Tutto verrà poi raccolto in un libro nel quale si troverà Venezia nella sua espressione gastronomica. 


La partenza avverrà in contemporanea con una mostra a Palazzo Corner Mocenigo, sede della sezione distaccata del museo storico della Guardia di Finanza, con gli acquerelli dell’artista Claudio Trevisan dedicati a pesci e molluschi di laguna. “L’intento è quello di sensibilizzare sul tema del rispetto e della tutela dell’ambiente lagunare e del suo delicato ecosistema”. E, conclude Zamprotta, “ieri finalmente si iniziava a veder girare qualche valigia”. Perché Venezia ha bisogno di ripartire.