Fra gin e whisky il tour delle Alpi nelle distillerie d'alta quota

Sul Piz Corvatsch la distilleria di whisky più alta del mondo 
Dai mille metri dell’altoatesina Glorenza fino ai 3300 del Piz Corvatsch in Engadina, ecco gli spiriti prodotti in montagna. Con erbe dolomitiche e acqua dei ghiacciai
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Altissimi, purissimi, e anche buonissimi. Sono gli spiriti prodotti in alta quota, dai mille metri dell’altoatesina Glorenza fino ai 3300 del Piz Corvatsch, in Engadina, dove all’arrivo della funivia sorge la distilleria di whisky più alta del mondo. L’altitudine ha una particolare influenza sul processo di distillazione e anche sulla complessità dei prodotti, che siano gin o single malt. Un giro tra le valli delle nostre Alpi può allora essere l’occasione per scoprire e degustare liquori artigianali, aromatici e a km zero.

Il nostro viaggio tra i distillati d’alta quota parte dall’Alto Adige, il territorio alpino a più alta densità di stelle Michelin, che si distingue anche per vini e spiriti di grande qualità. A Glorenza, uno dei borghi più belli d’Italia nell’alta Val Venosta, ha sede Puni, la prima e unica distilleria italiana di whisky.

 

Al di fuori delle isole britanniche, in Europa si può trovare solo una manciata di distillerie di single malt prodotti con attrezzature tradizionali scozzesi. Una di queste è proprio Puni, fondata nel 2010 grazie all’intuizione e all’intraprendenza di Albrecht Ebensperger. Di professione faceva il costruttore edile ma aveva in testa un’idea visionaria: quella di produrre whisky in Alto Adige. «Nessun nostro avo ha mai distillato grappa o affini, nessuno ci ha mai consigliato di fare questo investimento - dice oggi il figlio Jonas -. Noi però avevamo la passione e l'abbiamo fatto». Fu così che papà e figlio sono volati a Rothes, in Scozia, per incontrare i battirame di Forsyths, che avrebbero poi forgiato i due alambicchi cuore dell’azienda. Oggi i loro single malt sono un’armoniosa combinazione tra la tradizione delle Highlands con le materie prime sudtirolesi. Proprio per la produzione del whisky Puni, da alcuni anni gli agricoltori venostani hanno ripreso a coltivare cereali, tra cui segale e frumento. «Per l’orzo usiamo invece varietà diverse provenienti dalla Baviera, dalla Gran Bretagna e dalla Sicilia», aggiunge Jonas. Anche l’acqua è a km zero: non proviene dall’Adige che taglia Glorenza e nemmeno dal locale fiume Puni da cui prende il nome l’azienda, ma dei ghiacciai della Val Venosta.

 Jonas Ebensperger della distilleria Puni 

L’invecchiamento avviene in bunker militari della Seconda Guerra Mondiale ai piedi del massiccio dell’Ortles, in botti usate che donano colore e aroma al prodotto puro e appena distillato: «Il nostro triple malt - spiega Jonas Ebensperger - matura in botti di Bourbon americano, di torbati, di Marsala siciliano o di Sherry spagnolo, creando gli aromi più svariati». La grande escursione termica tra giorno e notte in Val Venosta permette al whisky Puni di invecchiare molto rapidamente, «circa tre volte più velocemente rispetto ai cugini scozzesi», sottolinea Jonas. Oggi sono quattro le tipologie prodotte, più alcune limited edition, tutte confezionate nelle bottiglie disegnate da Christian Zanzotti vincitrici del World’s Best Design 2016: Gold, Sole, Vina e Alba. «Il nostro obiettivo è vendere solo lo stretto necessario, per lasciare invecchiare il resto per 15-18 anni».

A un pugno di chilometri da Glorenza c’è il confine con la Svizzera, cantone dei Grigioni. Risalendo la Val Monastero fino a Zernez e poi discendendo l’Engadina oltrepassando St Moritz, in poco più di un’ora di auto si arriva a Silvaplana. Da lì parte la funivia del Piz Corvatsch, che d’inverno serve un comprensorio sciistico con 120 km di piste. Qui, nella stazione di vetta della funivia a 3300 metri di quota, da pochi mesi ha inaugurato Orma, la distilleria di whisky più alta del mondo. Alle spalle il ghiacciaio e il massiccio del Bernina, a valle i laghi alpini e la mondanissima St Moritz: non proprio un paesaggio nordico, ma gli imprenditori locali Rinaldo Willy e Pascal Mittner hanno deciso che era il posto giusto per fare dell’Alta Engadina un piccolo angolo di Scozia. Non solo sci, banche, orologi e cioccolato: anche whisky, che tra l’altro con il cioccolato si sposa a meraviglia.

Il single malt Orma 

Orma - che nel dialetto locale significa anima - è un single malt da primato per la quota a cui viene prodotto, ma anche per il gusto. L’altitudine ha infatti una particolare influenza sulla combustione: «A questa altezza il processo di distillazione avviene a circa 10 gradi in meno rispetto al livello del mare - spiega Willy -. Ciò significa più aromi e maggiore complessità». La funivia del Corvatsch riaprirà il 19 giugno, e con lei anche la distilleria e le visite guidate. Prima o dopo le degustazioni, i visitatori possono gustare un menu ad hoc nel ristorante più alto dei Grigioni: il 3303, il cui numero indica la sua altissima quota sul livello del mare.

Dal whisky al gin il passo non è così breve. Solo in Italia ci sono più di 300 etichette di distillati aromatizzati al ginepro, molti dei quali artigianali e prodotti su Alpi e Prealpi. La differenza la fanno l’acqua e le botaniche scelte, ovvero erbe, bacche e spezie di montagna utilizzate per profumare i gin, che sono spesso caratterizzati da un aroma balsamico come una pastiglia di Valda. Per rimanere nella zona del nostro viaggio alla scoperta degli spiriti di montagna, in Alto Adige ci sono un paio di prodotti che valgono un assaggio. Il Dol Gin della Zu Plun di Castelrotto è il primo gin distillato nelle Dolomiti, ed è stato acclamato anche dal Gambero Rosso. Il mastro distillatore Florian Rabanser ha creato un aroma fruttato e un bouquet di ginepro fresco unito a 24 erbe selvatiche dello Sciliar: sambuco, limoni del Garda, genziana e pepe macinato al momento.

 L’8025 Alpine Gin prodotto a Terlano 

A dieci chilometri di distanza, se da Ortisei si prende la funivia del Seceda, si arriva alla Baita Sofie: un rifugio sulle piste della Val Gardena che è anche un’oasi del gusto con una cantina di vini degna di un’enoteca di città. Lì, a 2400 metri di quota, Markus Prinoth ha avuto l’idea di creare un gin frutto di ginepro, cirmolo, mugo e altre 15 erbe dolomitiche: l’8025 Alpine Gin prodotto dalla distilleria Villa Laviosa di Terlano. Non il solito gin al sapore di bosco, pigne e aghi di pino ma un distillato di territorio con botaniche bilanciate ed equilibrate, usato anche come liquore per preparare il cocktail ufficiale degli ultimi Mondiali di sci a Cortina.