Il brodetto marchigiano e quel gigante gentile del Pecorino: matrimonio d'amore

Sapori e profumi della costa adriatica in un abbinamento a prova di errore
4 minuti di lettura

Chiamatelo come vi pare, brodetto di pesce, o semplicemente brodetto o in tutte le declinazioni provinciali possibili - broeto in lingua veneta, Brudèt ad pès in romagnolo, el brudèt in fanese, el brudettu in portorecanatese, lu vrëdètte in sambenedettese, lu vredòtte nel dialetto di Giulianova, u' bredette in termolese, lu vrudàtte in dialetto vastese - ma se state navigando l’italica sponda adriatica non potete rinunciare ad assaggiare la sintesi in rosso dei sapori e dei profumi del regno di Nettuno. E’ il piatto simbolo della cucina marinara dell'Adriatico, ma è nelle Marche che raggiunge lo status di venerabile

Il brodetto marchigiano e il Pecorino: matrimonio d'amore

Nato come piatto povero dei pescatori dell'Adriatico che utilizzavano il pescato di qualità più bassa, a volte troppo piccolo o troppo poco, si è poi diffuso fino ad arrivare sulle tavole importanti. Tra le tante regioni che si affacciano su questo lembo di Mediterraneo, due in particolare si contendono la paternità di questo piatto: Romagna e Marche. Due porzioni della stessa costa, due pezzi dello stesso mare che raccontano due filosofie di brodetto diverso: a parità di ricchezza - almeno 9 o 10 i pesci da impiegare per chiamarlo Brodetto - in Romagna la Gallinella è imprescindibile, mentre invece nelle Marche è il San Pietro a essere insostituibile. Nel ricettario di Repubblica troverete le indicazioni necessarie per portare a tavola la migliore versione possibile di questo piatto iconico, con preciso riferimento alla sua versione marchigiana tra pesce e molluschi, accompagnata da una buona fetta di pane casareccio abbrustolito. 


Se non siete amanti del Gin, che con il brodetto di pesce alla marchigiana starebbe come una “tartaruga nel suo guscio”, la scelta alcolica - l’acqua in questo caso vi sarà utile solo con il limone per il lavadita - deve ricadere su un bianco di montagna, pieno, robusto e spigoloso. Un sorta di pugile gentile che sostenga le sferzate del brodetto, senza piegarsi al suo incedere travolgente. Quindi? Pecorino, che altro. 

Un nome che è un guazzabuglio di ricordi, odori, sapori e rimandi culturali totalmente differenti fra di loro, quello che si porta dietro questo vino. Pecorino è infatti sicuramente il formaggio più antico d’Italia, ma è anche un vitigno e un vino che nella porzione centrale del nostro Paese ha trovato il suo territorio d’elezione, nelle Marche tanto quanto in Abruzzo, sulle dolci colline che guardano la costa dei Trabocchi. Secco, profumato pur non essendo aromatico, dal corpo consistente ma non pesante, è vivace come il carattere degli abitanti di queste terre: veraci senza mai essere rudi, passionali con discrezione, allegri. Dopo anni di oblio in cui stava per estinguersi, usato per lo più come vino robusto da taglio per vini più leggeri, oggi sono sempre di più le cantine che lo vinificano in purezza, tirando fuori al meglio il suo carattere roccioso, senza compromessi. Affilato, ma mai rude, ha la persistenza nel suo dna e non ambisce a essere un signorino elegante, piuttosto un uomo dal sorriso aperto, generoso, gentile. 

La sua storia a differenza di alcuni altri compagni di filare non è particolarmente eroica; la tradizione vuole che sia autoctono delle Marche, nato e cresciuto sui profili dei Monti Sibillini e da qui - vuoi per celio, vuoi per noia - si sia diffuso nei secoli in Abruzzo.  Oggi ha un rapporto qualità-prezzo tra i migliori del panorama dei bianchi italiani e, affatto snob, si sposa tanto con i crudi di pesce quanto con la pasta al pesto, passando per i primi piatti di mare e anche per qualche risotto che strizza l’occhio alle montagne. Un evergreen, come “Harry ti presento Sally” quando si vuole un film romantico che faccia anche ridere e perché no, perfino riflettere. 
 

Pecorino - Abruzzo Pecorino Doc 2017 - Tenuta I Fauri 

La storia è quella di tante famiglie: fino a qualche anno fa le uve si raccoglievano, il vino si faceva, ma conto terzi. Poi il click, il cambio di rotta e Domenico Di Camillo, nipote del fondatore, insieme a sua figlia Valentina prima e a suo figlio Luigi poi, crea la nuova vita dell’azienda. Vitigni autoctoni, grande carattere, bevibilità estrema senza che il vino sia snaturato. Pecorino è brillante, luminoso e intenso, dal naso ricco e immediato. Il palato è sapido e fresco, parla di quella terra eletta che affaccia sul mare protetto dalla collina abruzzese che sempre vigila su i lunghi filari. L’abbinamento gioca sulla freschezza e la spinta acida robusta che si scioglie in un finale dalle note di piacevole rotondità. Prima, durante e dopo.Voglia di tenerezza (1983), James L. Brooks - Euro 9-11 

Giulia - Pecorino Terre Aquilane 2019 IGT 2019 - Cataldi Madonna

Nata negli anni venti e fondata da Antonio Cataldi Madonna, al momento l’azienda è condotta da Luigi, suo figlio, che ha portato su di sé e voluto fortemente il rinnovamento aziendale. Poco più di quarant’anni di vita per una cantina cresciuta velocemente, anche in qualità: gli oltre 30 ettari vitati, situati tra i 350 e i 550 mt s.l.m., producono circa 230 mila bottiglie all’anno, tutte tratte da vitigni autoctoni e tradizionali quali montepulciano, pecorino e trebbiano. Giulia ha grandissima definizione, lungo e sfaccettato, intense vene agrumate, tagliano il carattere deciso tipico del Pecorino. Dal primo sorso si presenta con frutto schietto, “carnoso”. Mantiene dritta la barra nonostante lievi infiltrazioni aromatiche. Picchi di freschezza si alternano con emozioni sapide che stupiscono per intensità. Equilibrio e sapore in competizione anche con il Brodetto più gustoso. Una poltrona per due (1983), John Landis. Euro 11 - 14 euro 
 

Collecivetta - Abruzzo Pecorino Superiore 2018 - Pasetti 

Pasetti da Francavilla al mare, una delle zone più vocate in assoluto per la viticoltura nell’intero Abruzzo, fa del rapporto con il territorio la sua forza. La viticoltura aziendale è portata avanti nel massimo rispetto di ambiente, natura, ecosistema e biodiversità, riuscendo così a coccolare e preservare le particolarità del terroir. I vini che nascono da questo lavoro sanno raccontare il territorio da cui nascono con maestria ed eleganza, come il Pecorino Collecivetta. Fermo, secco, deciso, arriva da Pecorino vinificato in purezza e si vede: è leggiadro e sfrontato assieme, poetico come la costa dei Trabocchi a pochi chilometri di distanza, con un naso di  sambuco, corbezzolo e frutta matura. Sembra raccontare le pinete che qui affacciano sul mare e che hanno ispirato D’Annunzio e la sua Pioggia nel Pineto. Autorevole compagno di viaggio con le varianti più decise della ricetta. Attacco e difesa. Il primo cavaliere (1995), Jerry Zucker. Euro 11-13