La Tipopils, l'etichetta che ha fatto la storia della birra italiana

La Tipopils, l'etichetta che ha fatto la storia della birra italiana
Il sottotitolo in questa etichetta del Birrificio Italiano, recita "l'autocoscienza" e suggerisce di berla "fresca e giovane". All'interno una birra che è la storia del movimento artigianale. Seguici anche su Facebook 
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Agostino Arioli (per tutti semplicemente Ago) apre il Birrificio Italiano nel 1996, a Lurago Marinone, un piccolo comune in provincia di Como, a circa mezz’ora dal capoluogo. "Birrificio" perché doveva essere chiaro che lì non si beveva solo birra, ma la si produceva: in quegli anni il movimento artigianale era ai primi vagiti e il termine utilizzato soltanto nei manuali di tecnologia alimentare (e dall’Ufficio Tecnico di Finanza, cui spettava l’accisa). "Italiano" perché Ago ha sempre voluto brassare birre che rappresentino le nostre migliori cifre stilistiche: eleganza, carattere e unicità.

Dal 1996 ad oggi sono molte le etichette prodotte, ma quella che più di tutte ha reso celebre il birrificio — tappa fondamentale per comprendere la complessità del movimento italiano — è la Tipopils, ispirata alle pils tedesche, ma differente. A partire dal dry hopping, pratica di origine anglosassone che prevede l’aggiunta di luppolo — selezionato annualmente a Tettnang — a freddo, in cantina di fermentazione, per valorizzarne al massimo le componenti aromatiche. Il controllo qualità del processo è ossessivo, ma la produzione evita di ricorrere a troppa tecnologia, che rischierebbe di allontanare da quella personalità unica che invece è tipica di tutte le birre di Ago.

Sull’etichetta della Tipopils sono indicate la data di imbottigliamento e quella entro la quale berla al meglio, conservandola "a 4-12 gradi, al riparo dalla luce". Non è una data di scadenza, ma un invito a berla fresca, per poter godere dell’esplosività del suo olfatto, che offre intense note di luppolo fresco, erbacee, con un elegante accenno floreale, sostenuto da una base di cereale e un sottile ricordo di miele d’acacia. In bocca è di straordinario equilibrio: il malto sorregge il luppolo e l’amaro finale è netto, progressivo, lungo, fine e aromatico.
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