I protagonisti

Generazione Oceano: studiare il mare per salvare il Pianeta

Francesca Santoro, portavoce per l'Italia del Decennio per il mare dichiarato dalle Nazioni Unite per il periodo 2021-2030
Francesca Santoro, portavoce per l'Italia del Decennio per il mare dichiarato dalle Nazioni Unite per il periodo 2021-2030 
L'oceanografa Francesca Santoro è la portavoce per l'Italia del Decennio per il mare dichiarato dalle Nazioni Unite per il periodo 2021-2030. E si batte per la formazione di una Generazione Oceano: "Se ne parla troppo poco nei programmi scolastici. Eppure dovremmo saperlo: senza acqua non c'è vita"
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L'acqua è quello che ci differenzia dagli altri pianeti. Senza, banalmente, non c'è vita". Dall'ossigeno al cibo, racchiudere in una battuta perché l'oro blu sia così importante per la sopravvivenza degli esseri umani e della Terra stessa non è facile per Francesca Santoro, membro della Commissione oceanografica intergovernativa dell'Unesco, per cui coordina anche il programma di educazione all'oceano Ocean Literacy.


Santoro ha 50 anni e l'amore per il mare è radicato nelle sue origini pugliesi. La passione per l'ambiente gliel'ha trasmessa il preside del liceo, così quando ha scoperto che a Venezia c'era un neonato corso di laurea in Scienze Ambientali con indirizzo marino o terrestre ha avuto pochi dubbi. Poi il master su progetti marittimi e sviluppo sostenibile e un dottorato internazionale l'hanno portata fino all'Unesco.


"La commissione oceanografica - racconta - è sempre stata un punto di riferimento per me, così ho fatto domanda per uno stage di tre mesi a Parigi. Anni dopo, quelli che erano stati i miei supervisori mi hanno chiamata e mi hanno proposto di entrare nello staff".


Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2021-2030 il Decennio del mare e Santoro ne è la portavoce in Italia. "Nonostante gli oceani rappresentano il 70% del Pianeta - spiega - li conosciamo ancora troppo poco. Un esempio su tutti il fondale, mappato solo per il 20%. Partiamo dalla consapevolezza che c'è tanto ancora da conoscere e da studiare, ma possiamo portare anche soluzioni, prima di tutto sulla crisi climatica".


L'oceano è infatti il primo alleato per raggiungere gli obiettivi climatici: ha già assorbito circa il 30% della CO2 emessa dalle attività umane e capire meglio la sua connessione con il clima è fondamentale. Ci sono poi gli altri aspetti, dall'innalzamento del livello del mare alla sovrapesca e allo sfruttamento delle risorse marine.


"La volontà - prosegue Santoro - è quella di promuovere una ricerca orientata alle soluzioni, portata avanti sì dalla comunità scientifica ma anche da tutti gli interessati, privati, istituzioni pubbliche, ong, scuole, pescatori, operatori turistici, giornalisti, artisti... Tutti devono capire che possono avere un ruolo".


Compito del decennio è rendere accessibili a tutti i dati oceanografici. "Oggi spesso le ricerche sono portate avanti da privati, come le aziende di estrazione petrolifera o di gas fossile, o i dati sono considerati sensibili. È necessaria una politica di condivisione, che li renda pubblici e consultabili". Un processo che può aiutare il raggiungimento di un altro obiettivo del decennio: la formazione di una vera e propria "Generazione Oceano", consapevole delle ricchezze del mare e delle sue fragilità.

Le praterie che fanno respirare il mare

Il 4 aprile Santoro pianterà simbolicamente la prima posidonia nel golfo di Mondello, in provincia di Palermo, nell'ambito del progetto Save The Wave, in collaborazione proprio con l'Unesco, per il ripristino e la tutela della posidonia nel mar Mediterraneo. La salvaguardia di questa pianta è un passo molto importante per la vita di mari, oceani e del Pianeta stesso.
 

Il progetto, insieme a Oceanthon, il primo hackathon digitale pensato per creare soluzioni innovative per la difesa del mare, e al supporto di Filicudi Wildlife Conservation, associazione no profit per la tutela di cetacei e tartarughe marine nell'arcipelago eoliano, fa parte di Energy4Blue, l'iniziativa di E.on per la salvaguardia dell'ecosistema marino dall'inquinamento, grazie ad attività specifiche di pulizia delle spiagge, dei fondali e delle coste italiane e di cura e tutela di specie animali protette.


La posidonia è una pianta superiore - ha cioè fasci vascolari e un corpo differenziato in radice, fusto e foglia - che fa la fotosintesi: per ogni due metri quadrati di praterie libera fino a 20 litri di ossigeno, oltre a catturare e stoccare l'anidride carbonica prodotta dalle attività umane. Non solo quindi ci aiuta a respirare, ma è in grado di combattere anche l'acidificazione dei mari assorbendo la CO2, che disciolta in acqua in grandi quantità ne fa scendere il pH, causando lo scioglimento delle conchiglie dei molluschi e del plancton calcareo, lo sbiancamento dei coralli e squilibri sulla catena alimentare. La posidonia forma praterie sottomarine che ospitano tantissimi organismi, più di 350 specie per ogni ettaro. "Dei veri e propri asili nido dove questi animali diventano grandi", sottolinea Santoro.


Inoltre consolida il fondale, smorza la forza delle correnti, impedisce il trasporto dei sedimenti sottili e in generale protegge la costa dall'erosione e dagli eventi estremi sempre più frequenti. Nonostante sia una pianta fondamentale per l'equilibrio dell'ecosistema, la posidonia è però in pericolo. A livello mondiale scompare a un tasso del 1-2% annuo, che sale al 5% nel Mediterraneo: perdiamo una prateria di posidonia grande come un campo da calcio ogni 7 minuti. E il suo recupero richiede secoli. "Ecco perché - spiega Santoro - è così importante la sua tutela, anche con progetti di riforestazione di questo tipo".


Il progetto prevede la coltivazione delle talee in vasca, la loro piantumazione in zone idonee alle nuove praterie, il monitoraggio e lo studio dell'adattamento e della reazione della fauna marina con l'obiettivo di coinvolgere non solo l'Italia, ma anche tutti gli Stati lambiti dal Mediterraneo. Intanto, parte da Mondello grazie anche alla collaborazione con il biologo Antonio Scannavino. "Il suo è l'approccio che volevamo, sia dal punto di vista tecnico-scientifico, sia per il coinvolgimento delle scuole. C'è ancora troppo poco mare nei programmi scolastici".