Mediterraneo

Tartarughe marine, la salvezza nelle mani dei pescatori

Il progetto Irbim Cnr vede coinvolti cittadini e pescatori, assieme alle strutture di recupero, per salvare le tartarughe decimate dalle reti della pesca a strascico e dagli ami
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Salvare le tartarughe è come aiutare l’ecosistema a mantenersi in equilibrio e la bellezza carismatica dell’animale aiuta l’immaginario collettivo a nutrire rispetto per il mare e le popolazioni che lo vivono. Nasce dall’Italia il progetto che mira a cambiare la rotta della loro vita e parte dall’Irbim Cnr l’idea che agevolerà la diffusione lungo i  nostri mari di una cultura che trasformerà mezzi e mentalità delle persone che ci lavorano e vivono, identificati spesso come  gli esecutori finali del destino di questi animali marini.


Il 2 giugno sarà proprio l’Europa a scegliere il disegno migliore tra i 15 presentati per rispettare l’ambiente. E tra di essi c’è il piano predisposto per salvare le tartarughe marine. "Project award life" riscontra anche il plauso dei cittadini che possono votare, registrando in questi giorni il primo posto dell’intento studiato con cura e attenzione dall’Irbim Cnr sei anni fa e che fra poco vedrà la luce. “Abbiamo puntato sui pescatori e sulle strutture a terra di recupero. E’ stato un lavoro pioneristico e duro ma già da ora stiamo ottenendo dei buoni risultati, vista la cura e l’attenzione con cui gli uomini di mare ci vengono a chiedere informazioni”. 

Il proponimento di cambiare, coinvolge soprattutto i mari italiani e come numeri non siamo messi affatto bene. Nell’intero Mediterraneo annualmente avvengono 130.000 episodi cattura mentre sempre ogni anno muoiono almeno 30.000 tartarughe marine. Manca del tutto un monitoraggio attento ad annotare la presenza di questa specie nelle nostre acque. Alcuni dei principali colpevoli del loro destino sono proprio i pescatori e su questi si è deciso d’intervenire. Corsi di formazione, maggiore attenzione all’esecuzione del lavoro e soprattutto una guida costante per aiutare chi lavora e vive sul mare ad interpretare nel migliore modo possibile il proprio ruolo.

Camerota, salvata tartaruga intrappolata in una rete abbandonata

Nelle reti a strascico per esempio s’inseriscono delle griglie di esclusione che consentono alle tartarughe di deviare il proprio percorso al contrario dei pesci commerciali che approdano invece nel fondo. Il rischio è che la tartaruga impigliata nelle maglie possa morire per affogamento. Il fine è di evitare il cosiddetto by catch, la cattura accidentale. Nelle reti che vengono messe invece in profondità sono inseriti dei sensori Uv che tendono a deviare il percorso degli animali protetti. Poi la pesca dei pesci spada e dei tonni con palangari lunghi anche una sessantina di chilometri ai quali sono appesi migliaia di ami a forma di "J" che costituiscono dei killer spietati. In questo caso si preferiscono degli ami arrotondati che procurano meno danni letali.

I numeri dell'emergenza

I dati che misurano le morti delle tartarughe nel Mediterraneo mostrano come sia stato importante intervenire nel settore: con la pesca a strascico nel Mare Nostrum vengono catturate 50.000 tartarughe  e ne muoiono 9000. Con i palangari sono catturate 27.000 tartarughe generando la morte di 9000 di esse. Le reti che vengono poste nelle profondità marine catturano 31.000 tartarughe uccidendone 16.000. Ma il disegno che si erge a baluardo della vita delle tartarughe andrà anche a migliorare la coscienza dei pescatori e di chi consuma il pesce. Nei punti vendita certe nuove situazioni verranno identificate con un nuovo brand turtlesafe che indicherà se i prodotti sono stati pescati adottando le garanzie evidenziate nel progetto oppure no.

Infine, e non da ultimo sono stati fatti e verranno realizzati dei corsi nei numerosi centri di recupero, diffusi lungo le coste della penisola. Sono stati acquistati oggetti per gli interventi chirurgici e potenziata la conoscenza verso questi animali attraverso corsi di studio dedicati alle tartarughe e alla loro vita marina. “La cosa più bella – osserva Alessandro Lucchetti – è vedere i pescatori che prima erano stati individuati come i principali killer delle tartarughe chiedere spiegazioni su come fare per evitare la loro morte accidentale”.  E’ un’inversione di tendenza che prima o poi coinvolgerà tutto il mondo della pesca.