Botanica

L'Olivo della strega in realtà sono due

Una natura ambivalente che non si riduce a una questione di misure: anche il codice genetico non è lo stesso, tanto che di un lato si conosce la varietà mentre sull'altro non ci sono certezze

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Lo chiamano Olivo della Strega e in effetti sembra che sia sotto incantesimo. L'albero non è uno solo ma due diversi: il tronco di destra ha foglie e frutti più piccoli rispetto a quello di sinistra. Una natura ambivalente che non si riduce a una questione di misure: anche il codice genetico non è lo stesso, tanto che di un lato si conosce la varietà mentre sull'altro non ci sono certezze. A confermare la presenza di due DNA diversi della pianta, che si trova nei pressi di un oratorio a Magliano nella Maremma toscana, è oggi la pubblicazione della prima indagine molecolare su questo esemplare maestoso che ha un diametro alla base di quasi dieci metri.

L'olivo è una specie plastica, che può rigenerarsi dalla base anche dopo essere stato tagliato o aver subito un danno che per altri alberi avrebbe comportato l'arrivo al capolinea. Un comportamento che ne ha decretato il successo tra gli organismi viventi più longevi del pianeta ma che lo rende un terreno scivoloso per i ricercatori. E il giallo, se così possiamo chiamarlo, dell'Olivo della Strega di Magliano, pare sia destinato a rimanere tale.


"L'analisi del DNA ha dimostrato che si tratta di due genotipi diversi ed è probabile che una delle due parti, che appartiene al noto cultivar da olio Frantoio, sia stata innestata su un olivo che esisteva in precedenza e di cui non è stato ancora possibile rivelarne l'identità" spiega Raffaella Petruccelli, ricercatrice dell'Ine Cnr di Firenze e tra gli autori dello studio uscito sui Rendiconti Lincei. I profili genetici dell'olivo di Magliano sono stati confrontati con quelli delle principali varietà olivicole toscane e con un database dell'Università di Parma in cui sono ne sono incluse altre 300 da tutta Italia.
 

È difficile dire anche quanti anni abbia ma questo vale più o meno per tutti gli olivi. Le prime notizie sulla presenza di questo albero maestoso sono abbastanza recenti, perché risalgono ai primi dell'Ottocento. Secondo lo studio, che ha eseguito le misure di alcuni caratteri distintivi dell'olivo come larghezza e altezza, il lato più antico dell'Olivo della Strega dovrebbe avere un'età compresa tra i 700 e i mille anni. Questa pianta, sotto cui la leggenda vuole si ritrovassero fattucchiere e altre anime libere, ne ha viste di tutti i colori. Persino un concerto. In un giorno di Pasquetta nel primo dopoguerra i suoi rami hanno ospitato un'orchestra di quaranta elementi per un'esibizione memorabile per il pubblico ma un po' meno per l'albero. Come se non bastasse in seguito è stato anche centrato in pieno da un fulmine.

(1860-'70) 

Oggi è recintato ma in pessime condizioni. "Avrebbe bisogno di un po' di cure ma, dal momento che è un albero monumentale, non è stato possibile clonarlo per talea come avevamo pensato in un primo momento. - prosegue la ricercatrice dell'Ibe Cnr - Sarebbe importante riprodurlo perché è un patrimonio storico oltre che naturalistico". Tenutaria di questo olivo è la parrocchia della SS. Annunziata che non ha le risorse sufficienti per metterlo in sicurezza. Qualcosa però, anche nella peggiore delle eventualità, rimarrà di questo albero: il polline. Durante lo studio sono stati effettuati diversi test di resistenza alla crioconservazione. I risultati hanno dimostrato che a 196 gradi sotto zero il materiale riproduttivo rimane vitale anche dopo un anno. Peraltro il polline è forse una delle poche cose che le due parti dell'albero condividono, perché è quasi identico. Ora è conservato nella collezione della banca del germoplasma dell'olivo toscano all'interno dell'istituto di ricerca fiorentino.