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Enrico Giovannini e la bacchetta magica per la sostenibilità

L'economista innamorato del Pianeta che ha portato la tutela dell'ambiente e delle biodiversità nella nostra Costituzione. Il
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Conosco Enrico Giovannini dal 2009. Era appena arrivato alla guida dell'Istat, dopo una brillante esperienza all'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Aveva 52 anni. Per lui, romano, e con una cattedra all'università di Tor Vergata, l'Istat era un ritorno a casa e anche il coronamento di un sogno: dopo essersi occupato di statistiche economiche a Parigi e aver visto come potevano essere usate per capire meglio il mondo adeguando le scelte politiche, aveva l'occasione di farlo nel prestigioso, e polveroso, Istituto di via Turati.

Io ai tempi ero direttore di Wired, un magazine che aveva nel suo DNA una passione per i dati e la loro visualizzazione: l'information design è un'arte ma anche uno strumento potente, non solo tabelle di numeri ma disegni rivelatori di un fenomeno. Mi invitò per un caffè, per raccontarmi il suo programma: far diventare i noiosi bollettini dell'Istat cultura argomento di discussioni politiche, presupposto per le scelte che il Paese era chiamato a fare. Del resto, come dice un famoso adagio, una affermazione non supportata da dati è soltanto l'ennesima affermazione inutile. Parlare a vanvera. E Giovannini detesta chi parla a vanvera.

Ero sicuro che sarebbe rimasto all'Istat per sempre: era la sua casa. E invece no. Nel 2013 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo chiama a far parte di un gruppo di saggi che avrebbero dovuto aiutare l'Italia a evitare il default; poi diventa ministro del lavoro nel fragile governo di Enrico Letta; quando finisce la prima esperienza di governo, è il segretario delle Nazioni Unite che lo chiama a dirigere la commissione che redigerà il rapporto "A World That Counts"; e poi è di nuovo fra i saggi che debbono salvare la Patria, questa volta nominati dal presidente Mattarella, e di nuovo al governo, quello di Mario Draghi, come ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili.

Ma il passaggio più importante per lui è avvenuto qualche anno fa: nel 2016, quando decide di dare vita all'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ASviS, con tre lettere maiuscole e due minuscole, un acronimo difficile come un IBAN, gliel'ho detto mille volte che serviva un nome migliore. Eppure aveva ragione lui: serviva una grande alleanza che riportasse al centro dell'azione dei governi la sostenibilità. Anche con un nome difficile.


Enrico Giovannini è un economista innamorato dell'ambiente; ma anche un ambientalista che punta a correggere le storture del nostro modello economico per difendere il Pianeta. In questo campo il suo più grande successo è l'unico che non ha potuto festeggiare: la recente modifica della nostra Costituzione che ha inserito la tutela dell'ambiente e della biodiversità fra i principi fondamentali e sancito il principio dell'attenzione per le future generazioni. Praticamente la traduzione giuridica dell'antica massima "la Terra non è qualcosa che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai figli".


Cosa c'entra Giovannini con la Costituzione diventata improvvisamente più verde? È una lunga storia. Che inizia nel 2013, quando il sovrano di un piccolo stato dell'Asia meridionale, il Buthan, che alcuni definiscono il Paese della felicità, chiama un gruppo di esperti da tutto il mondo per capire quali politiche possono aiutare il mondo a coniugare sviluppo, sostenibilità e benessere (è la famosa riunione da cui riparte il dibattito, iniziato da Robert Kennedy addirittura nel 1968, per il superamento del Pil, del Prodotto Interno Lordo, quale misura di tutte le cose in ambito economico). È lì che si forma un gruppo di lavoro che firmerà diversi paper scientifici su Nature. Ne fa parte anche un italiano che insegna in Sudafrica, Lorenzo Fioramonti, che sarà ministro per qualche mese. È lui a invitare tutti a Pretoria per continuare il ragionamento. Ed è lì che un giorno Enrico Giovanini chiede una bacchetta e una lavagna e domanda: immaginate che nasca uno Stato nuovo, qual è la prima cosa che dovrebbe fare? Mettere nella propria Costituzione la tutela dell'ambiente e i principi della sostenibilità, convengono tutti. Quel giorno è iniziato il lungo processo che ha portato nel febbraio scorso il Parlamento a votare una storica modifica costituzionale. Quel giorno in tanti hanno festeggiato come se fosse una loro vittoria. E in un certo senso lo è, una vittoria di tutti. Enrico Giovannini non ha detto nulla, ma a casa quella sera ha accarezzato la bacchetta con cui sulla lavagna di Pretoria un gruppo di esperti immaginò uno Stato nuovo. Per lui è diventata una bacchetta magica.
 

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