L'intervista

Vanessa Nakate: "Io ci spero, la Terra può salvarsi. Ma a scuola si insegni la giustizia climatica"

Incontro con l'attivista ugandese che al Youth4Climate di Milano ha parlato sul palco con Greta Thunberg per raccontare la crisi climatica

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MILANO - Dopo le lacrime il sorriso. Perché, racconta Vanessa Nakate, fra la paura e la speranza del mondo sente che ancora è quest'ultima a prevalere, a dare un'opportunità al futuro di milioni di giovani. Ugandese, 24 anni, Vanessa è oggi il nuovo volto - insieme e forse dopo Greta Thunberg - dei giovani impegnati nella battaglia climatica. Più di Greta, vivendo in Africa, Nakate ha provato sulla propria pelle i segni della crisi climatica, ha visto i morti, ha visto come le inondazioni e le temperature hanno devastato l'economia della sua terra. Per questo martedì, sul palco dello Youth4Climate di Milano, evento dei giovani in vista della Cop26, dopo il suo messaggio al Pianeta ha pianto. E 400 giovani da quasi duecento Paesi le hanno dedicato una standing ovation.

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Che sentimento prova vedendo ciò che sta accadendo al mondo, alla tua terra, a causa della crisi climatica?

"Soffro per il mio Paese. In Uganda a causa dell'innalzamento delle temperature sta cambiando il clima, significa più piogge estreme, più siccità estrema. Questo impatta sulle terre, sull'agricoltura da cui dipendiamo, sull'economia, sul turismo. Impatta sulle persone: sulle loro case, sul lavoro, sulle coltivazioni. E questo vale per tutta l'Africa. Stiamo vedendo cose mai viste prima a livello di fenomeni meteo, di siccità prolungata, e questo fa male, preoccupa. Penso al sud e l'est del continente: vediamo cicloni che prima non c'erano, persone che muoiono, altre che soffrono. In Africa il cambiamento climatico è già qui e ora. Il mondo deve accorgersene, serve giustizia climatica".



Ha iniziato a manifestare due anni fa da sola a Kampala. Poi l'hanno seguita fratelli e altri attivisti e ha fondato il movimento Rise Up. Cosa è cambiato da allora?

"Forse poco dal punto di vista dell'azione da parte dei potenti, ma molto se parliamo di impegno globale delle persone nella lotta climatica. Ora vedo segnali di cambiamento in termini di consapevolezza. Anche in Africa le persone cominciano a capire i problemi di cui stiamo parlando, li provano sulla loro pelle. Ma per cambiare davvero le cose dobbiamo portare i concetti di educazione climatica e di giustizia climatica, di loss and damage (perdita e danno, ndr) nell'educazione, nelle scuole. Ci stiamo provando: tentiamo di raggiungere più studenti possibili. Quello che stiamo facendo a Milano infondo è anche questo: comunicare, raccontare il problema affinché ci sia una spinta sui potenti ad agire, a ridurre le emissioni. Perché è già tardi".



Ha più paura o più speranza?

"Penso di avere più speranza. Sarebbe controproducente per me avere più paura. Per portare avanti l'attivismo, le mie campagne, per parlare di giustizia climatica e di diversità fra Paesi, serve speranza. Serve credere nella scienza".

Chi è per lei Greta? Credi che serviranno più leader come voi per fare pressione sui potenti e tentare di invertire il declino del Pianeta?

"Greta è una persona fantastica. È una grande amica e un'ispirazione per una intera generazione. Molti di noi sono qui grazie a lei. Di chi abbiamo bisogno per continuare la battaglia? Di fatti. Ma se si parla di persone direi di tutti, non specificatamente donne o uomini, ma di persone che si impegnino a cambiare le cose, a spingere per risolvere problemi, per decarbonizzare. Dobbiamo tutti camminare insieme e riconnetterci con questo mondo per aiutarlo, trasformarlo e renderlo un posto migliore per tutti noi"