La campagna
(foto: ©Adriano Gambarini/Wwf Brazil - Ribeiro Gonçalves)
(foto: ©Adriano Gambarini/Wwf Brazil - Ribeiro Gonçalves) 

Il Wwf: "Con il consumo di soia l'Europa è complice della deforestazione in Sud America"

Il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei è l'ingrediente 'nascosto' dietro al consumo di altri prodotti che scegliamo come carne, uova, latte o yogurt. La denuncia dell'associazione ambientalista che lancia una petizione per una normativa che limiti l'import

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Il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione rende l'Europa complice di una terribile devastazione. Quello che i cittadini europei mettono in tavola, infatti, ha impatti "nascosti" talmente forti da mettere a rischio interi ecosistemi. Secondo una nuova ricerca (qui in .pdf), un cittadino europeo consuma in media circa 60 kg di soia l'anno, le cui coltivazioni prendono il posto di foreste, savane e praterie in Sud America. Dei 33,9 milioni di tonnellate di soia importate in Ue nel solo 2020, ben oltre 20 milioni provengono dal Sud America. A lanciare l'allarme è il Wwf sottolineando come ogni nostro pasto potrebbe potenzialmente contribuire alla distruzione di questi preziosi ecosistemi naturali.
 

L'Ue contro la deforestazione

Ma c'è una buona notizia: l'Unione europea si è decisa ad affrontare il tema degli impatti della produzione di cibo e di altre materie prime sulle foreste del Pianeta predisponendo una legge antideforestazione. Per il Wwf è necessario che la normativa comunitaria sia stringente ed efficace, in grado di fermare l'immissione sul mercato europeo di tutte quelle materie prime e prodotti derivati, la cui coltivazione, raccolta o produzione ha impatti negativi sia sulle foreste sia su altri ecosistemi prioritari, nonché sui diritti umani. Per questo il Wwf invita tutti a firmare la petizione per la campagna Together4Forests.
 

Commissionata dal Wwf, la nuova ricerca intitolata Mapping the European Soy Supply Chain ("Mappare la catena di approvvigionamento europea della soia") evidenzia come il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei sia l'ingrediente 'nascosto' dietro al consumo di altri prodotti che scegliamo come carne, uova, latte o yogurt. "È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste, ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste per fare spazio all'agricoltura, con impatti catastrofici non solo sulla biodiversità, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita" afferma Isabella Pratesi, direttore conservazione del Wwf Italia.

Il limite della proposta di legge

L'Ue sta discutendo una nuova legge con lo scopo di ridurre l'impronta dei consumi europei sulla deforestazione. Presentata lo scorso novembre, la proposta di legge della Commissione europea presenta molti punti di forza. Secondo il Wwf, però, limita il proprio ambito di applicazione alla sola protezione delle foreste, rimandando di almeno due anni la potenziale inclusione di altri ecosistemi.
 

Viene di fatto ignorata l'attuale espansione delle attività produttive agricole su zone umide, savane e praterie, con il rischio di trasferire su questi ecosistemi tutta la pressione causata dalla produzione di soia e altre commodities una volta che verranno proibiti altri fronti di espansione. I ministri dei Paesi membri dell'Ue, il prossimo 17 marzo dovranno esprimersi sulla bozza della normativa europea per arginare la deforestazione.
 

"Per fare in modo che il cibo che mangiamo ogni giorno non sia complice della distruzione di natura, la legge europea deve includere, fin dall'inizio, sia altri ecosistemi naturali sia tutte le materie prime, loro derivati e prodotti trasformati la cui produzione distrugge la natura. È quindi cruciale che noi come cittadini europei sollecitiamo i nostri governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace, senza scappatoie e lacune. Questa legge dovrà impedire a qualsiasi prodotto, realizzato in modo legale o illegale, collegabile comunque alla trasformazione degli ecosistemi, di entrare nei mercati dell'Unione europea, riducendo il nostro impatto sulla biodiversità e sul cambiamento climatico", conclude Eva Alessi, responsabile sostenibilità del Wwf.