I protagonisti
Gabriele Gregri, 19 anni, in barca sul Po a "pesca" di rifiuti". Nicola Marfisi/Agf
Gabriele Gregri, 19 anni, in barca sul Po a "pesca" di rifiuti". Nicola Marfisi/Agf 

Gabriele Gregori, 19 anni: "Ripulisco il Po a colpi di remo". E l'impresa diventa di tutti

Ogni giorno il canoista a Cremona riempie la barca con i rifiuti che trova lungo gli argini del fiume: bottiglie di plastica, bombole del gas, ruote di veicoli, lavatrici e persino il portellone di un camion. #RiPoPuliamolo è già un movimento

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"Mi dava fastidio il ruvo". Più di tante costruzioni teoriche, è questa probabilmente la frase che definisce meglio Gabriele Gregori e la missione che si è dato: quella di ripulire il "suo" fiume, il Po, un colpo di remo per volta, una bottiglietta di plastica per volta. Sembra la classica utopia del bambino che vuole svuotare il mare con un cucchiaio, ma non è dall'utopia che si parte per costruire le grandi visioni?


Il ruvo è, in dialetto cremonese, la sporcizia. E Gabriele, 19 anni, nato e cresciuto a Cremona, anzi, come dice lui, "sul Po: mia madre mi ha messo su una barca quando avevo sei mesi, e da allora non ho più smesso", considera il fiume casa sua, e la spazzatura in casa proprio non ce la vuole.
 

"Ho iniziato a fare canottaggio a otto anni, grazie ai miei genitori, tutti e due canottieri. Il mio sogno è quello di andare ai mondiali, non quelli di quest'anno, a luglio sul lago di Varese, dato che la positività al Covid mi ha impedito di partecipare alle qualifiche, ma ai prossimi, e naturalmente alle Olimpiadi 2024 a Parigi. E allenandomi tutti i giorni ho visto il grande fiume diventare gradualmente una discarica".

"Bottiglie di plastica, bombole del gas, ruote di veicoli di ogni tipo, dalla bici al tir, frigoriferi, lavatrici, perfino il portellone posteriore di un camion e, è difficile crederlo ma è così, un'intera macchina per la movimentazione della terra. Non c'è limite ai rifiuti che ammorbano il fiume, specie dopo le piene che, ahimé, negli anni sono sempre meno 'piene': il livello dell'acqua continua a scendere, ormai il Po è per la maggior parte dell'anno in secca e ci sono punti in cui quasi non riescono a passare nemmeno le nostre leggerissime barche da gara, che pescano al massimo 15 centimetri".

E così, con lombardo pragmatismo, ha deciso di darsi da fare in prima persona: dalla scorsa estate passa tutto il suo tempo libero tra la barca in fibra di carbonio con cui si allena per il sogno mondiale e una più grande, che stipa di rifiuti trovati a galla nel fiume o che invadono gli spiaggioni, le golene, gli argini.


Ma, in concreto, di quanto ruvo parliamo? "Ho iniziato caricando a ogni passata circa 25 kg di roba, ma ultimamente supero spesso i 100-120 kg, quando sono da solo. E all'inizio ero sempre solo, poi ha cominciato ad aiutarmi qualche amico, adesso la cosa si sta allargando e riesco a raggruppare un gran numero di volontari, anche 30 o 40 persone. Qualcuno vuole aiutare, altri chiedono solo di essere portati a fare un giro per godersi il tramonto sul fiume".
 

Gabriele, insomma, è ora capofila e punto di riferimento di quello che sta diventando a tutti gli effetti un movimento ambientalista, di militanza attiva. Ma non è sempre stato così. E ancora adesso Gabriele è restio ai proclami.

"Secondo me è questione di educazione, mi dispiace vedere casa mia maltrattata, non sono mai stato uno da 'questioni ambientali', non nel senso che inquinavo o me ne fregavo, semplicemente non esponevo pubblicamente i miei ragionamenti e le mie opinioni. In realtà tengo tantissimo alla Natura, soprattutto agli animali e ora, a 19 anni, in un periodo significativo della mia vita, vorrei riuscire a far passare un messaggio, soprattutto ai più piccoli. Mi piacerebbe andare nelle scuole per sensibilizzare i giovani, ne ho già parlato con il Comune di Cremona".

Gabriele Gregori  mentre recupera  spazzatura abbandonata  nel Po.Nicola Marfisi/Agf
Gabriele Gregori mentre recupera spazzatura abbandonata nel Po.Nicola Marfisi/Agf 

E non è solo questione di ecologia, Gabriele vorrebbe che il Po tornasse protagonista nella vita della sua città: "Noi cremonesi siamo un po' chiusi, il Po non lo viviamo, ma questo vale anche per la città: c'è poco da fare, non ci sono eventi, i negozi stanno chiudendo tutti. Paradossalmente il Po, gli spiaggioni, sono frequentati da tantissimi stranieri, soprattutto dall'Europa delle Est, mentre i miei amici, e soprattutto i più giovani, lo snobbano, quando non ne hanno paura...".
 

Paura? "Già, il problema più serio è la piaga della pesca illegale, senza licenza. Oltre a essere vietata, è anche pericolosa: si usa la corrente elettrica per stordire i pesci e a volte anche l'esplosivo. Questo contribuisce ad allontanare la gente che vorrebbe vivere il Po quotidianamente".


E così, dato che remare da soli lascia molto tempo per pensare, tra una bottiglietta e una ruota abbandonata, nella testa di Gabriele ha preso forma un'idea, il progetto #RiPoPuliamolo.
 

"L'obiettivo non è solo sensibilizzare le persone che vivono lungo il Po ad aver cura del nostro fiume, vorrei riuscire a ripopolarlo, a riportarci la gente. Noi ragazzi siamo cresciuti con le storie dei nonni che raccontavano di quando da giovani andavano con la fidanzata sugli spiaggioni a divertirsi, o con gli amici a mangiare, a giocare, a fare il bagno... adesso quando parlo con i ragazzi e dico loro che anche io faccio queste cose, le grigliate sulle spiagge, mi guardano schifati e la cosa mi dispiace, mi rattrista che non si rendano conto dell'incredibile potenziale del Po, quasi tutti lo conoscono come un posto sporco e invivibile. Ma non è così, il Po è bellissimo. Certo, va conosciuto, non bisogna improvvisare nulla, ma questo vale per qualsiasi posto, il mare, la montagna, non è che sul Po ci siano pericoli maggiori. Voglio riportare le persone, soprattutto i ragazzi, a vivere il fiume. Questo, secondo me, porta automaticamente a una cura maggiore, alla manutenzione: quello che si ama si coccola".
 

Nella pratica, in che cosa consiste il progetto? "Con la mia amica e 'collega' Valentina Rodini, campionessa olimpica nel doppio pesi leggeri di Tokyo 2020, vorremmo riuscire a organizzare per quest'estate vari eventi lungo il corso del fiume, magari anche una discesa da Torino a Venezia, per ripulirlo e per avvicinare le persone al mondo del Po, cercando di far capire che è bello e per farlo conoscere, sfatando alcuni luoghi comuni, insegnando a gestire le criticità e a darsi da fare per risolvere i problemi".
 

Perché se esistono pericoli reali, come i mulinelli o la corrente, altri sono invece immaginari, "come i pesci siluro che sono del tutto innocui per l'uomo: proprio per questo è importante conoscere il Po e sapere come comportarsi per vivere il fiume in sicurezza".
 

Il movimento sta prendendo piede: "ci sono anche persone che vogliono aiutare dal punto di vista economico; io non voglio soldi per me, tutto quello che arriva da operazioni di merchandising, per esempio dalle vendite di uno scaldacollo, fatto in collaborazione con un brand di abbigliamento, viene reinvestito nel progetto #RiPoPuliamolo".
 

Torniamo alla pesca illegale. "Una volta il Po era più curato, mi ricordo bene quando ero bambino i barconi carichi della sabbia dragata dal letto del fiume, ora non ci sono più. Si vedevano pattuglie della Polizia o della Finanza, saranno 10 anni che non vedo un motoscafo di guardia. E questo lascia il campo libero ai pescatori di frodo. Una piaga che va sanata, se vogliamo che il Po torni a essere un polo di attrazione. In più è oggettivamente pericolosa: viene usata quasi sempre la corrente elettrica e per noi è un problema anche perché le barche da canottaggio sono quasi completamente in carbonio, remi compresi. L'unica cosa che ci protegge dalla scossa sono le manopole dei remi in gomma o legno. E non è l'unico rischio: ci sono i pescatori che lanciano le lenze mentre voghiamo: quelle più piccole fanno 'solo' un taglietto sul collo o sul braccio, o magari ti prendi l'amo in una chiappa. Ma quando lanciano le lenze più grosse, quelle per i pesci siluro, da una sponda all'altra, quelle sono molto resistenti e davvero pericolose, anche perché noi viaggiamo a una certa velocità e sono quasi invisibili".

Il punto  segreto, per  evitare che diventi  una discarica, in  cui Gabriele lascia i rifiuti  perché siano  raccolti e smaltiti.Nicola Marfisi/Agf
Il punto segreto, per evitare che diventi una discarica, in cui Gabriele lascia i rifiuti perché siano raccolti e smaltiti.Nicola Marfisi/Agf 

E dei rifiuti, una volta raccolti, cosa ne fai? "Sono in contatto, grazie al Comune di Cremona, con l'ente che si occupa della raccolta e smaltimenti dei rifiuti e mi sono accordato con loro per portare l'immondizia che recupero in un punto di raccolta segreto: lo conosciamo solo noi, per evitare che diventi una discarica di aziende o privati. Una volta che ne ho depositata una certa quantità li chiamo e loro passano a raccoglierli e smaltirli. Ora ti saluto, devo chiamarli perché passino a svuotare il punto di raccolta: è di nuovo pieno...".