Biodiversità

Rinoceronti indiani: salvi dal bracconaggio, ora rischiano per il clima

Rinoceronti indiani: salvi dal bracconaggio, ora rischiano per il clima
Le politiche di conservazione hanno ottenuto buoni risultati per questa specie, che 50 anni fa era vicina all'estinzione. Ora però i ricercatori avvertono: "Alluvioni, siccità e aumento delle temperature minacciano il loro habitat"
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Il futuro dei rinoceronti da un corno solo resta incerto. Da una parte ci sono le buone notizie, come un bracconaggio quasi azzerato in Nepal, dall'altra quelle cattive, con sempre più esemplari che muoiono a causa degli effetti della crisi climatica o per l'antropizzazione del loro habitat.
 

A differenza dei cugini africani, i Rhinoceros unicornis, i rinoceronti indiani, in natura vivono per lo più soltanto in Asia, fra Nepal e India, e stanno mostrando segnali importanti di ripresa. La maggior parte abitano nelle praterie del parco nazionale di Chitwan, in Nepal. Qui, poco meno di sessant'anni fa, a causa del bracconaggio sfrenato per ottenere il prezioso corno si stavano estinguendo: nel 1965 ne restavano appena 100 esemplari. Poi, però, gli sforzi di conservazione hanno invertito il declino. 

Oggi si contano ben 752 rinoceronti, censiti nel 2021. Uno, purtroppo, è morto solo pochi giorni fa e l'incidente ha sollevato polemiche in Nepal, dato che l'animale è rimasto incastrato in un fossato per la costruzione di nuove strade, in un cantiere che non era stato correttamente recintato. 
 

Al netto di quest'ultimo incidente la crescita delle popolazioni di rinoceronti indiani è un segnale di speranza, spiegano i conservazionisti, ma che ha ancora troppe incognite per il futuro. Negli anni Cinquanta c'erano oltre mille rinoceronti in Nepal, la maggior parte sterminati poi dal bracconaggio sino al 1973, quando politiche per la protezione animale hanno permesso la ripresa della popolazione. 
 

Proteggerli ha aiutato i rinoceronti a crescere e svolgere il loro ruolo fondamentale per la salute degli ecosistemi ma anche a trasformare il Chitwan (così come il Kaziranga in India) in un parco in grado di attrarre sempre più turisti, quasi 185mila le presenze straniere registrate nel 2019 prima dell'inizio della pandemia. 

I soldi portati dal turismo contribuiscono allo sviluppo delle politiche di conservazione ma, purtroppo, c'è un altro nemico contro cui questi mammiferi non possono combattere: la crisi climatica. Negli ultimi sei anni infatti, se soltanto cinque rinoceronti sono morti a causa del bracconaggio in Nepal, almeno 100 si stima che siano deceduti per cause naturali, sconosciute o legate agli effetti del surriscaldamento globale. Alluvioni, specie invasive, fenomeni meteo sempre più intensi, siccità, incendi, perdita di habitat secondo i ricercatori incidono sull'habitat del parco e stanno mettendo in pericolo il futuro di questi animali, oggi classificati come vulnerabili nella Lista Rossa Iucn (Unione internazionale per la conservazione della Natura).
 

Secondo Ganesh Pant, esperto di rinoceronti, "parte delle morti registrate sono collegate all'impatto dei cambiamenti climatici". Dottorando all'Università del Queensland  in Australia, Pant insieme ad altri ricercatori ha sviluppato un sistema basato su 21 indicatori per capire il reale stato di minaccia per i rinoceronti del Nepal, concludendo che sono "moderatamente vulnerabili" agli impatti del surriscaldamento.

Uno status che potrebbe peggiorare nei prossimi anni con l'intensificarsi della crisi: questi animali si adattano bene a diverse situazioni, e non sono a rischio di estinzione immediata, ma con la crescita costante delle emissioni e degli effetti della crisi climatica preservare la specie a lungo termine non sarà semplice. 
 

I ricercatori chiedono quindi maggiori finanze e sforzi per poter continuare a studiare questi mammiferi e programmare politiche per la loro protezione anche a fronte delle nuove sfide climatiche. Inoltre, questione già di attualità in Nepal, sarà necessario rivedere molte delle attività dell'uomo che potrebbero ostacolarne la crescita, come ad esempio la costruzione di strade e superstrade nella zona di Chitwan, infrastrutture che oggi mettono già a rischio diverse specie: negli ultimi sei mesi per cause varie sono morti 21 rinoceronti nel parco e alcuni di questi, così come numerosi altri animali fra cui anche una tigre, sono deceduti come conseguenza di incidenti stradali.

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