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La pellicola per cibi alternativa alla plastica? È ottenuta dai cetrioli e allunga la vita alla frutta

Camille Delbos/Art In All of Us/Corbis via Getty Images
Camille Delbos/Art In All of Us/Corbis via Getty Images 
Lidl ha collaborato con Empa (laboratori federali svizzeri di ricerca) per mettere a punto un sostituto della plastica per frutta e verdura a base di scarti dei succhi, convertiti in cellulosa
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La plastica è un problema. Secondo dati della banca Ing i consumatori lo ritengono più grave del cambiamento climatico. Ma anche se cerchiamo di limitarne l'uso c'è un settore che, per ora, non riesce a farne a meno: l'imballaggio della frutta e della verdura vendute nei supermercati. 

L'alternativa è quella di comperare locale e consumare immediatamente. Diversamente è necessario mantenere la merce fresca a lungo e proteggerla nel trasporto. L'Unione Europea ha cercato di intervenire con alcune direttive volte alla riduzione sia della plastica monouso sia dei pacchetti. Secondo i dati di PlasticsEurope, il 39,7% della domanda di plastica totale è destinata all'ortofrutta: ne vengono utilizzati oltre 8 miliardi di kg per i prodotti alimentari.

Una ricerca svizzera potrebbe portare a una soluzione risolutiva. La Lidl Svizzera, insieme con i ricercatori dell'Empa, i laboratori federali per la scienza e la tecnologia dei materiali, ha messo a punto una pellicola basata su materiali rinnovabili. Si tratta di un rivestimento protettivo di cellulosa, ottenuto dopo più di un anno di ricerche, che prolunga la vita del frutto anche una volta a casa. Potrebbe permettere di cambiare finalmente e senza sforzo la situazione attuale e venire incontro a un'esigenza sempre più sentita.
 

La plastica per frutta e verdura è già stata vietata nei supermercati dalla Francia a partire dal 1 gennaio per una trentina di prodotti tra cui cetrioli, melanzane, peperoni, limoni, banane. Per altri, come i pomodorini e i frutti di bosco è stato dato più tempo. Pacchi più grandi, di oltre 1,5 kg o i lavorati, sono esenti. Anche la Spagna introdurrà il bando a partire dal 2023.

Non ci sono state però proposte alternative: la vendita avverrà a nudo o in contenitori di carta e cartone. Resta dunque l'incognita della conservazione, che se non viene affrontata produce grandi quantità di cibo sprecato.

Il nuovo materiale, che inizialmente verrà utilizzato in 150 negozi Lidl, utilizza la pomace, termine inglese che indica i resti vegetali che avanzano dopo l'estrazione del succo (ad esempio le vinacce nel caso dell'uva o la sansa per le olive) e che di solito vengono gettati o utilizzati per la produzione di biogas. Vengono invece convertiti in una fibra di cellulosa. Il vantaggio è che hanno un costo molto basso e ne va utilizzata una minima quantità.


Uno studio pubblicato su Nature un anno fa riteneva questo tipo di applicazioni una tecnologia sostenibile e innovativa che avrebbe avuto un interessante futuro. In uno studio preliminare di Empa è stata impiegata una nanofibra cellulosica proveniente dalle carote che è riuscita ad estendere la vita delle banane di oltre una settimana. Non diventavano marroni. Risultati simili sono stati ottenuti con i cetrioli che sono rimasti più freschi e più idratati per sei giorni.

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Il rivestimento biologico dunque ha la potenzialità di essere in grado di prendere il posto dei materiali derivati dal petrolio. Non solo: può essere usato in film per ricoprire i vegetali, ma può anche essere convertito in una soluzione acquosa nella quale il frutto viene immerso, o che può essere spruzzata sulla superficie. Non è necessario poi rimuoverla perché può essere mangiata o lavata via, non è tossica, e potrebbe anche incorporare vitamine o antiossidanti che aumentano ulteriormente il valore nutritivo.