Biodiversità

Corallo rosso, un tesoro da proteggere. "Pesca sostenibile e un acquario per farli crescere"

Dopo anni di pesca incontrollata, oggi il corallo rosso del Mediterraneo sopravvive grazie a metodi più sostenibili. In Sardegna le prime vasche per conservarlo sostenendo i corallari, legati a una tradizione millenaria

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L''oro rosso' è laggiù, fino a seicento metri in fondo al mare: da millenni si continua a raccogliere il corallo rosso e a trasformarlo in oggetto dei desideri, ma per poter continuare a sognare oggi è necessario proteggerlo come mai prima.
 
L'Italia - più di altri Paesi del mar Mediterraneo - ha una tradizione secolare di pesca del corallium rubrum. Dai corallari che armati di bombole scendono a raccoglierlo nel blu profondo della Sardegna sino agli artigiani di Torre del Greco, che lo lavorano realizzando meravigliosi gioielli destinati ai più importanti mercati globali, soprattutto in Asia.
 
Fino agli anni Ottanta nel nostro Paese, quando ancora molti pescatori, per ignoranza, credevano fosse una pianta in grado di ricrescere velocemente, il corallo veniva tirato su in ogni maniera: dalla pesca con l'ingegno - assi di legno a croce cariche di reti - sino a quella a strascico. Si faceva incetta di questo organismo senza preoccuparsi troppo del futuro. Oggi si pagano i conti: il corallium rubrum soffre soprattutto per i danni di quella pesca scellerata del passato, ma come altre specie teme anche gli impatti della crisi climatica e dell'inquinamento da plastica creato dall'uomo. I mari sono più caldi, acidificati, inquinati di microplastiche: fattori che insieme alla sovrapesca hanno sconvolto gli equilibri dell'oro rosso tanto che attualmente è considerato una specie in pericolo nella lista rossa Iucn.

In generale, si stima che dagli anni Cinquanta a oggi in tutto il mondo abbiamo perso il 50% delle varie specie di coralli. Le comunità più superficiali stanno scomparendo, quelle più profonde resistono a fatica. Ma se tra sbiancamento e cambiamento delle temperature quelli della Grande barriera corallina se la passano sempre peggio, per il corallium rubrum ci sono segnali di speranza. Segnali che permettono di continuare l'antica tradizione della lavorazione del corallo, a patto che si continui a proteggerlo.

Nel 2022 Onu e Fao pubblicheranno un report che farà il punto sulla situazione del corallo rosso del Mediterraneo. Scienziati che lavorano al progetto, come Miguel Bernal, spiegano che al momento è in sofferenza, ma "non è la pesca legale a causare i principali problemi", piuttosto quella illecita, i danni del passato, le acque più calde per colpa delle emissioni causate dall'uomo. Se è vero che "il corallo rosso non contribuisce alla nutrizione", è anche vero che "oggi contribuisce comunque ai mezzi di sussistenza di diverse comunità nel Mediterraneo che portano avanti una tradizione che esiste da millenni".

Risorsa da proteggere

La chiave per poter continuare a usare il corallo rosso sta in una pesca sostenibile che grazie a una serie di politiche adottate negli anni, a limitazioni e restrizioni, oggi sembra finalmente funzionare. Fino a quarant'anni fa si pescavano anche 450 tonnellate l'anno nel Mediterraneo, oggi sono meno di 40, talvolta come nel 2018 appena dieci. In Italia viene raccolto in diverse regioni ma la "mecca" della pesca del corallo rosso è la Sardegna, soprattutto Alghero, mentre quella della lavorazione è senza dubbio Torre del Greco, che fa scuola nel mondo.

A Torre del Greco Vincenzo Aucella, presidente di Assocoral, gestisce un'azienda familiare fondata nel 1930 che produce gioielli in corallo e cammei e si dice convinto che per poter continuare a contare sul corallo rosso è necessario salvaguardarlo con dei limiti.
 
"È in atto un cambiamento che parte dagli anni Ottanta e arriva fino al 2019. Anni fa, da Torre del Greco salpavano anche 1000 coralline, barche che andavano a pescarlo in tutto il Mediterraneo, con metodi arcaici e impattanti, ma a inizio anni Novanta si è passati a una raccolta selettiva, con il sub che scende in profondità e prende solo il necessario. Dopo tante tappe, nel 2019 si è finalmente arrivati a una legge che vale in tutta Italia, con restrizioni precise per la raccolta in modo da preservarlo. Speriamo diventi legge in tutto il Mediterraneo".

Con le nuove regole la raccolta può essere fatta solo da sub pescatori con licenza e solo dopo i 50 metri di profondità dove si possono raccogliere determinate quantità in precisi periodi dell'anno (in genere da maggio a settembre) e i coralli devono avere già una crescita e un diametro stabilito, in modo da non pescare quelli più giovani.
 


"È un sistema più sostenibile, tracciabile, che ci permette anche di bilanciarci col mercato. Se non c'è domanda, i sub non vanno a raccogliere più del dovuto. Noi siamo artigiani, produciamo a Torre del Greco tutto in maniera artigianale, ma dialoghiamo con gli scienziati e li ascoltiamo per capire il futuro. Per ora, per fortuna la risorsa non è deteriorata e soddisfa il nostro fabbisogno. Di corallo ci viviamo".
 
Dal micro cornetto napoletano anti jella in corallo rosso a stupefacenti collane da 30mila e oltre euro, i gioielli in oro rosso sono ancora richiestissimi. Il corallo fresco parte da 700 euro al chilo per le parti più morbide e sottili, sino a 5mila euro per quelle più grosse. "La domanda c'è - conferma Aucella - ma con il Covid è più difficile venderlo, perché lavoriamo soprattutto con l'estero: si vende poco online perché prima di comprare giustamente l'acquirente vuole vedere".

In calo

Oggi in Puglia, Lazio, Liguria o Sicilia - dove un tempo sulle spiagge si potevano trovare frammenti di rosso - la presenza di questo corallo è meno comune  e anche in Sardegna, nella "riviera dei coralli" ad Alghero, sono rimaste le cicatrici del passato.
 


"Un tempo erano di più, ma la pesca distruttiva ha sconvolto i fondali. Oggi però ci sono segnali di crescita e speranza" dice Davide Simula, erede di una famiglia dove da tantissimi anni si pesca il corallo e dal 1954 fanno anche gioielli.  

Spiega che essendo una specie di corallo presente in profondità per ora sembra reggere l'aumento delle temperature, ma per esempio è minacciato dall'inquinamento da plastica. "Ha dei tempi di crescita lenti, in alcuni casi solo 3 millimetri l'anno. In Sardegna ci sono 12 licenze, ma oggi solo cinque o sei corallari scendono a prenderlo". Poche persone che contribuiscono a un mondo "che deve restare artigianale, e non industriale, per poter essere sostenibile".

Il primo acquario

Un mondo fatto di passioni, "una malattia" la chiama Davide, un ragioniere innamorato dei coralli. Tanto che da pochi mesi ha coronato il sogno di suo padre: realizzare un acquario con coralli rossi, il primo in Italia del genere con questa specie.

Nella torre di San Giacomo è nato così un luogo dove mostrare a chiunque i coralli vivi, difficilmente osservabili se non in profondità. "Abbiamo messo in vasca dei coralli rossi raccolti a 97 metri e tenuti a circa 12-13 gradi. Li nutro tutti i giorni e li monitoriamo con i biologi di Porto Conte".

Così è nata in Puglia la scogliera corallina


Per la maggior parte del tempo restano al buio, le luci si accendono solo per pochi minuti per mostrare la magia dei "polipetti" dei coralli che si muovono. "Inoltre, con l'aiuto dei biologi stiamo anche portando avanti un progetto di ripopolamento del basso fondale, tentativi di farlo "crescere" per poi riportarlo in natura" spiega Simula.

Non sa se funzionerà, ma intanto l'acquario ha da poco ricevuto anche la certificazione "Acquari sostenibili" di Friend of the Sea e punta a iniziative di conoscenza e educazione ambientale. Per Davide - come per la sua famiglia - è uno stimolo, un modo per raccontare a tutti un "mondo delicato che va preservato", anche quello degli artigiani del corallo rosso del Mediterraneo, una professione da radici millenarie che ora è scesa a patti col mare per continuare a sfruttare i coralli in maniera sostenibile.