La scheda

Meteo, cos'è un Medicane e come si forma il ciclone mediterraneo

Simili a tifoni e uragani, questi fenomeni meteorologici avversi sono sempre più frequenti nel Mediterraneo. E l'aumento delle temperature potenzia la loro forza distruttiva

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"Medicane" è un termine relativamente nuovo, nasce dalla fusione tra "mediterranean" e "hurricane". Nonostante la parola sia ora usata per indicare genericamente violente tempeste con venti potenti e nubifragi, nell'aspetto, i medicane sono più propriamente simili a tifoni (uragano, ciclone tropicale e tifone sono solo termini differenti per indicare lo stesso tipo di fenomeno): una spirale con un occhio circolare ben distinto al centro. Sono eventi che consideravamo "esotici", propri dei tropici. Ma anche se di dimensioni inferiori alle tempeste mostruose che si abbattono ciclicamente sulle coste americane e su quelle dell'Asia orientale, anche noi dovremo farci sempre più spesso i conti.

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Il legame con l'aumento delle temperature

Violenti fenomeni atmosferici che da diversi anni ormai sono diventati caratteristici anche del bacino del Mediterraneo, alimentati, tra i vari fattori, anche dall'aumento delle temperature. Temperature più alte, infatti, significano più energia nel sistema.

L'origine del fenomeno

Il fenomeno fisico e meteo all'origine è quello di una zona di depressionaria con l'incontro di aria fredda con l'aria calda presente sul mare. Si formano così nubi connettive che ruotano attorno al centro di bassa pressione.

 

La potenza del ''medicane''

La superficie del Mediterraneo non è così vasta da poter, solitamente, innescare la formazione di uragani veri e propri (con la classica forma a spirale bel delineata), la potenza dei medicane può tuttavia superare la soglia delle tempeste tropicali, con venti superiori a 64 chilometri all'ora e talvolta superare i limiti convenzionalmente fissati per parlare di uragano.

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Il maltempo e la velocità dei venti

La tempesta che in questi giorni staziona poco al largo della Sicilia raccoglie umidità dal mare, la cui temperatura negli ultimi anni è cresciuta, e la scarica a terra. La differenza di temperatura è un elemento determinante. Più è alto questo gap, più i fenomeni saranno energetici e quindi potenti. Mentre un mare più caldo significa maggior evaporazione e quindi piogge più intense. Una differenza di temperatura più marcata determina una maggiore velocità dei venti e può portare alla formazione del ben conosciuto "occhio del ciclone".

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Per questo motivo, il riscaldamento globale e il conseguente riscaldamento delle acque marine, è considerato tra i fattori che danno vita a tempeste sempre più intense e violente, come per gli oceani, anche per il Mediterraneo. Riguardo al nostro bacino, i climatologi e i meteorologi hanno già da tempo evidenziato come fenomeni di questo tipo stiano già diventando più frequenti. Uno degli ultimi medicane si abbattè su Malta e la Sicilia meridionale nel 2014, il ciclone Qendresa, con venti che toccarono i 155 chilometri all'ora.