Economia

"Clima, l'Italia deve dare 4 miliardi all'anno ai Paesi in via di sviluppo. Ecco dove prenderli"

Secondo Luca Bergamaschi, cofondatore di Ecco, think thank italiano specializzato in geopolitica del clima e dell'energia, basterebbe aumentare la spesa relativa alla cooperazione internazionale e la quota destinata a combattere i cambiamenti climatici

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Quale può essere il contributo economico dell'Italia alla transizione energetica dei Paesi in via di sviluppo? "Quattro miliardi di dollari l'anno, che si possono recuperare attraverso cinque tipi di intervento", risponde Luca Bergamaschi, cofondatore di Ecco, think thank italiano specializzato in geopolitica del clima e dell'energia che ha appena diffuso un suo studio sul tema dal titolo "Una strategia italiana di finanza per il clima: quali impegni, risorse e canali".

Luca Bergamaschi, cofondatore del think thank Ecco 

Gli aiuti economici (spesso mancati) dei Paesi ricchi alle nazioni africane e a quelle più vulnerabili saranno un nodo cruciale alla prossima Conferenza Onu sul clima: la promessa di 100 miliardi di dollari l'anno per 5 anni fu fatta a Copenaghen nel 2009 e confermata a Parigi nel 2015. La scadenza per la mobilitazione dei 100 miliardi di dollari l'anno era il 2020, ma gli ultimi dati OCSE per il 2019 segnano un divario non colmato di 20,4 miliardi. L'ultimo sforzo lo ha fatto il presidente Biden che alla recente Assemblea generale dell'Onu ha promesso un raddoppio del contributo Usa, da 5,7 a 11,4 miliardi di dollari. Ma molti mancano ancora all'appello, a cominciare dall'Italia: il nostro è l'unico Paese del G7 che non ha ancora presentato nuovi impegni e anche quello più indietro nel rispettare la promessa fatta a Parigi, con una spesa media annuale rendicontata (2015-2019) di 500 milioni di dollari.

E allora si torna alla domanda fondamentale: quanto dovrebbe e potrebbe spendere l'Italia per aiutare quei Paesi che non hanno gli strumenti finanziari con cui affrontare da soli la decarbonizzazione delle loro economie?
 

"In base alla nostra analisti, un contributo equo sarebbe 4 miliardi di dollari", spiega Bergamaschi. "È una cifra a cui si arriva tenendo conto di tre parametri: la popolazione del nostro Paese, il suo Reddito nazionale lordo e le sue emissioni storiche. Altre istituzioni, per esempio l'Università di Zurigo, hanno individuato per l'Italia un contributo ben oltre i 4 miliardi".

Sul fatto che gli attuali 500 milioni annui siano troppo pochi c'è l'accordo di tutti, a cominciare dal premier Mario Draghi. E il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha auspicato pubblicamente che il governo di Roma possa mettere sul piatto un miliardo l'anno. "È il doppio di quanto si fa ora e quindi una buona notizia", commenta Bergamaschi. "Ma l'Italia può fare molto di più".
 

Passare da 500 milioni a 4 miliardi senza svenarsi è possibile, secondo gli analisti di Ecco. "Abbiamo individuato 5 possibili leve su cui agire", conferma il suo fondatore. La prima leva è quella relativa alla cooperazione internazionale. "Oggi l'Italia spende, attraverso rapporti bilaterali con Paesi in via di sviluppo, lo 0,22% del Reddito nazionale lordo. Di questi soldi solo il 22% è speso per interventi relativi ai cambiamenti climatici. Noi proponiamo di portare la spesa per cooperazione allo 0,5% del Reddito nazionale lordo entro il 2025 e allo 0,7% entro il 2030. La Germania già oggi è allo 0,7. Non solo: suggeriamo anche di innalzare al 50% la quota destinata a combattere i cambiamenti climatici. Solo mettendo in campo queste misure si arriverebbe a poter stanziare oltre 4 miliardi di dollari".

Le altre leve auspicate da Ecco riguardano una partecipazione più "solida" dell'Italia ai fondi multilaterali (per esempio quelli gestiti dall'Fmi), un aiuto pubblico (magari gestito da Cassa depositi e prestiti) alla finanza green privata, un graduale trasferimento dei crediti e delle garanzie che finora la Sace (sempre gruppo Cdp) ha dato alle attività fossili delle imprese italiane all'estero verso le nuove attività green, il recupero di parte dei 17,7 miliardi di euro che ogni anno vengono spesi in sussidi ai combustibili fossili.

"Sommando tutti questi interventi si va ben oltre i 4 miliardi, che pure sono una cifra equa per il nostro Paese", conclude Bergamaschi. "Il contributo economico dei Paesi ricchi è cruciale per il successo di Cop26: come possiamo chiedere a Paesi come il Sudafrica, l'Indonesia o l'India di abbandonare il carbone in pochi anni, mentre l'abbiamo usato per secoli, senza dare loro niente in cambio?".