Alimentazione
Alcune icone del progetto Foodicon. World Food Forum 

Bio, vegan, ogm: sui cibi un'icona (universale) per sapere cosa mangiamo

L'iniziativa Fao per creare un linguaggio universale dell'alimentazione. Il direttore generale: "Anche così si combatte la fame nel mondo"

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Per parlare di cibo in maniera comprensibile a tutti serve un linguaggio universale, fatto di immagini più che di parole: è questa l'idea alla base del progetto Foodicons, partito a dicembre scorso e i cui risultati verranno svelati al World Food Forum, l'evento internazionale sul cibo organizzato dalla Fao a Roma dal 1° al 5 ottobre. L'appuntamento, come ha spiegato il direttore generale dell'organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione Qu Dongyu, ha l'obiettivo di "galvanizzare le azioni globali a seguito del recente Vertice sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite".

Per farlo, ha aggiunto Qu, "dobbiamo pensare in modo diverso e innovativo al modo in cui combattiamo la fame: dobbiamo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per affrontare il problema, apprezzando input, idee modelli e differenti". Per "promuovere sistemi alimentari efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili dobbiamo sfruttare le soluzioni innovative e gli avanzamenti tecnici: solo così potremo creare un futuro migliore per tutti".

In questo quadro la comunicazione è centrale: la pandemia ha messo ulteriormente in evidenza la necessità di un coordinamento globale sui temi della sicurezza alimentare, dell'equità e della trasparenza nel settore del cibo, e i sistemi alimentari spesso non comunicano tra loro in maniera efficiente. Da qui è nata l'idea di Foodicons, un'iniziativa che punta a sviluppare un linguaggio "condiviso, libero (open source) e accessibile a tutti" per parlare di cibo. L'obiettivo è far fare un passo avanti decisivo alla cooperazione tra tutti gli attori coinvolti nel sistema alimentare: produttori, coltivatori, retailer e consumatori.

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"Se si vuole creare una vera cultura globale del cibo, in cui tutti si sentano rappresentati, la prima cosa da fare è mettere a punto un linguaggio condiviso, che può essere costituito di parole o molto più probabilmente di immagini, di icone", ha spiegato Douglas Gayeton, cofondatore di The Lexicon, ong statunitense attiva nella sensibilizzazione sulle sfide più pressanti del sistema globale del cibo e promotrice del progetto Foodicons.

"Foodicons è un modo per superare, almeno parzialmente, le barriere linguistiche e geografiche. È un progetto ambizioso che vuole mettersi al servizio di tutti gli attori coinvolti nel sistema del cibo, dai consumatori a chi ci lavora", ha aggiunto Nathan Shedroff, direttore esecutivo di Foodicons. "Abbiamo deciso di coinvolgere designer ed esperti di food di tutto il mondo per unirsi a noi e creare un vero linguaggio universale che possa essere condiviso da tutti".
 

"Ho accettato volentieri questa sfida: per me è importante lavorare a qualcosa di più grande di me, della mia nazione, della mia cultura. E quello che facciamo qui porta valore a tutto il mondo", ha spiegato il designer belga Laurent Bruwier. "Se vediamo un'icona condividiamo lo stesso linguaggio, anche se parliamo idiomi diversi", ha sottolineato la collega indiana Veeksha Mehndiratta. "È importante avere un'alternativa alla parola scritta e parlata: per questo motivo credo che le icone siano una parte importante della cultura attuale", ha evidenziato la designer messicana Liz Bravo.

L'utilizzo delle icone di Foodicons sarà open source, libero da ogni limitazione di copyright: "La nostra missione è quella di supportare le nuove generazioni per creare un futuro migliore sul fronte del cibo a livello globale", ha spiegato Julian Bellemore, consulente marketing della Fao. "E per farlo abbiamo bisogno di un linguaggio che tutti possano usare e comprendere. Un linguaggio visuale come questo".