Vivere green

In Val di Fiemme un paese teleriscaldato con gli scarti del legno. E la bolletta ride

La sede di Bioenergia Fiemme a Cavalese. 
Fra le Dolomiti del Trentino, a Cavalese nel "distretto delle rinnovabili", i boschi portano calore con le biomasse. Le emissioni di CO2 nell'atmosfera si riducono drasticamente. E non si è soggetti agli aumenti di gas ed elettricità previsti in bolletta
3 minuti di lettura

"Tutto merita una seconda possibilità". La frase che campeggia all'esterno di un capannone immerso nella natura, prepotente, della Val di Fiemme la dice tutta sullo spirito "rinnovatore" di questa fetta di Trentino. Non a caso il territorio adagiato tra le Dolomiti trentine Patrimonio Unesco, lungo il corso del torrente Avisio, è un "distretto delle rinnovabili" con i suoi Comuni impegnati a sostituire i combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili.

L'esempio che meglio racconta questa spinta al ciclo virtuoso, continuo e ininterrotto, è quello di Cavalese dove il 90% dell'abitato è riscaldato da biomasse provenienti dagli scarti di lavorazione del legno nella centrale di teleriscaldamento Bioenergia Fiemme. Ed è proprio qui, a un passo dal paese a mille metri d'altezza, centro amministrativo, culturale e storico della valle, che la frase citata fa bella mostra di sé in un grande pannello che segnala l'obiettivo del primo progetto nato nella Provincia autonoma di Trento alla fine degli anni Novanta, sulla scia di altre iniziative in Alto Adige, con l'intento di utilizzare quelli che vengono definiti scarti ma sono tutt'altro che tali e che possono continuare ad avere una funzione concreta nel quotidiano grazie alla filiera del legname, da sempre fonte di vita per questo territorio. In una visione che si fonda sul contrasto alla cultura dell'abbondanza come vuoto a perdere e dello spreco, dannoso sempre e comunque.

E un occhio anche alle tasche dei consumatori. "L'essere collegati alla filiera bosco-legno-energia locale consente di garantire ai nostri clienti un servizio molto stabile perché indipendente dalle fluttuazioni dei combustibili fossili - spiega a G&B Andrea Ventura, Ceo della società -. In queste ore si discute di incrementi del costo del gas nell'ordine del 30%. Il nostro modello, al contrario, non è toccato da queste dinamiche. Indicativamente il costi del teleriscaldamento sono oggi il 20% più bassi del fossile".

L'energia "boschiva" viene prodotta impiegando il cippato di legno vergine proveniente dai boschi della Magnifica Comunità di Fiemme, ente storico millenario e punto di riferimento per l'intera zona. 

Gigantesco polmone verde, dove il patrimonio boschivo oggi conta 60 milioni di alberi (3.000 pro capite) in grado di catturare 2 milioni di tonnellate di CO2, come dimostra la recente certificazione FSC ottenuta dalla "Magnifica Comunità di Fiemme". In questo eco-territorio è presente uno dei musei outdoor più alti al mondo, RespirArt, dove la seggiovia che ne permette l'accesso è stata trasformata in una "seminovia". Vale a dire mentre si sorvola il parco, si viene invitati a lanciare semi della Valle tra le più ricche di flora, in modo di arricchire i prati con minor quantità di specie preservando e garantendo così la biodiversità.

Scarti della lavorazione del legno da cui verranno ricavati pellet e teleriscaldamento. @luisamosello 

In questo scenario non poteva non aver spazio una prospettiva di economia circolare come quella legata alla valorizzazione e al recupero degli scarti. Quelli della lavorazione del legno (anche degli alberi sdradicati dalla tempesta Vaia nell'autunno del 2018) insieme alla produzione di pellet derivato dalla segatura hanno reso possibile lo sfruttamento delle intrinseche capacità energetiche per la creazione e la diffusione della bioenergia, con biogas e biometano.

"Il progetto è nato sull'onda del protocollo di Kyoto del 1995 in cui i grandi della terra si erano impegnati,  almeno formalmente, a fare qualcosa per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera - ricorda Mario Giacomuzzi, presidente di Bioenergia Fiemme -. Ci siamo chiesti: possiamo fare anche noi qualcosa per contribuire anche in minima parte a questo processo? Da qui l'idea, sulla scia degli esempi in Alto Adige, di dotare Cavalese di questo impianto in grado di ridurre drasticamente l'inquinamento migliorando sensibilmente la qualità dell'aria. Questo perché bruciamo solo biomassa vergine che proviene dai nostri boschi o dalle segherie della valle come scarti della prima lavorazione del legno. E sappiamo che le piante, gli alberi, le conifere crescendo immagazzinano con la fotosintesi clorofilliana il CO2 che poi rilasciamo sì con la produzione nell'atmosfera ma nel ciclo vitale dei nostri boschi il bilancio di queste emissioni per compensazione è pari a zero. Così la maggioranza dei nostri 4.500 abitanti allacciati in oltre 700 utenze attraverso una rete sotterranea di tubi che portano l'acqua già calda direttamente in casa, si riscaldano con la legna come facevano da millenni. E oggi potendo contare sull'emissione di fumi puliti, grazie a un controllo continuo sulle emissioni attraverso gli elettrofiltri che catturano elettricamente le particelle finissime che così non vanno a finire nell'atmosfera". 

Oltre al legno anche gli aghi di abete meritano una seconda possibilità: recuperati vengono trasformati in oli essenziali dalle tante proprietà benefiche che rispecchiano l'energia naturale della valle della anche dell'Armonia per le sue Foreste dei Violini e il suggestivo Bosco che suona. Un luogo di equilibrata e insieme prepotente bellezza popolato dagli abeti rossi di risonanza prediletti un tempo dal maestro Stradivari e oggi dai liutai di tutto il mondo, che si estende tra i 1.200 e i 2.200 metri di quota fra due parchi naturali, quello di Panevaggio Pale di San Martino, con la sua riserva di cervi, e quello del Monte Corno con i suoi volatili.

Va anche ricordato che la Val di Fiemme è fra le prime nella classifica dei Comuni virtuosi sulla raccolta differenziata dei rifiuti in Italia. Come dire: le seconde possibilità non si "cestinano" mai.