Rinnovabili

Windfloat. Nel parco eolico che galleggia sull'Atlantico

Abbiamo visitato uno dei pochi impianti flottanti operativi. Ancorato al fondale a 18 km dalle coste portoghesi, con torri alte due volte la Statua della Libertà, produce energia sufficiente ad alimentare 60mila abitazioni. "È un progetto sperimentale. Ma presto speriamo di costruirne altri, anche in Italia" racconta il suo direttore

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VIANA DO CASTELO (PORTOGALLO). Gli abilitanti della Galizia hanno cominciato a storcere il naso: quelle pale eoliche che punteggiano la costa rovinano il paesaggio, dicono. Ne hanno tante che guardano il mare. Troppe secondo alcuni e ora stanno facendo resistenza opponendosi ai nuovi parchi eolici. Poco più a sud, in Portogallo, hanno però trovato una soluzione: una serie di pale piazzate a 18 chilometri dalla terraferma che producono energia elettrica galleggiando sull'Atlantico. È un progetto pilota chiamato Windfloat Atlantic e, dopo il primo anno di funzionamento, per la prima volta è stato mostrato ai giornalisti.

Lo raggiungiamo imbarcandoci da Viana do Castelo, a nord di Porto, dopo mezz'ora di navigazione. Tre grandi turbine alte più di 200 metri sorrette ognuna da una struttura triangolare. Poggia su galleggianti ancorati con dei cavi al fondale che corre 100 metri più in basso. Fa impressione: le torri sono talmente grosse che le si scorge distintamente all'orizzonte dalla costa. Arrivare ai loro piedi significa trovarsi davanti a una struttura che ha una stazza doppia rispetto alla Statua della Libertà e che sembra immune al moto delle onde.  

"Abbiamo analizzato tutti gli eventi meteorologici degli untimi 50 anni", racconta José Pinheiro, a capo del progetto. "Windfloat Atlantic è costruito in modo da poter affrontare qualsiasi tempesta che si è verificata in questa zona nell'arco di mezzo secolo. Opera con venti fino a 90 o 100 chilometri all'ora, inclinando la struttura attraverso l'allagamento parziale dei tre galleggianti in modo da avere la torre sempre nella posizione migliore. All'occorrenza si può rallentare e fermare il rotore, se le condizioni dovessero peggiorare".

Pienamente operativo da luglio 2020, Windfloat Atlantic ha prodotto nel complesso 75 GWh. Quanto basta per alimentare 60mila abitazioni evitando l'emissione di 33mila tonnellate di CO2 se si usano i tradizionali combustibili fossili. Ogni rotore produce circa 8 MWh per un totale di 25 MWh e hanno una durata di funzionamento che dovrebbe coprire un arco di 25 anni.

Dietro questa operazione c'è Windplus, consorzio composto da Ocean Winds (joint venture creata dalla portoghese Edp Renewables e la francese Engie), assieme a Repsol e Principle Power Inc. Il primo "parco eolico galleggiante semi-sommergibile al mondo", lo chiamano Pinheiro e i suoi colleghi. Non è infatti l'unico flottante, ne esistono altri iniziando dal norvegese Kincardine Offshore Windfarm della Statkraft, ma alla Windplus sostengono di aver costruito il solo ad usare il sistema dei galleggianti allagabili. Viene tutto realizzato e montato a terra e poi trasportato da un rimorchiatore a largo nel punto dove la struttura deve essere ancorata.

Intendiamoci: si tratta di una soluzione costosa e attualmente ad una fase sperimentale, sia rispetto ai parchi eolici su terraferma sia quelli in mare montati su fondamenta. Ha però dei vantaggi: può essere posizionata anche a grande distanza dalla costa nelle zone più ventose, non intacca il paesaggio della terraferma, ha un impatto relativo sul fondale. Con il possibile abbassamento dei costi, e se il prezzo dell'energia a kilowatt ora si mantiene alto, potrebbe diventare una soluzione sostenibile non solo dal punto ambientale ma anche da quello economico. 

Di cifre però alla Windplus non vogliono parlare, si rifiutano di scendere in dettaglio sul costo del gigawatt per ora prodotto da un sistema simile rispetto all'eolico tradizionale e al solare. "È ovviamente più alto di qualsiasi altro sistema sul mercato", ammette Pinheiro. "Non posso scendere nei dettagli, però si tratta di un sistema nuovo e ovviamente il costo andrà a ridursi come è successo ad altre soluzioni iniziando proprio dal solare, dall'eolico sulla terraferma e dall'eolico in mare con le fondamenta".

Ora la compagnia ha intenzione di costruire un altro impianto a sud della Francia, nel Mediterraneo, ed ha avviato la discussione anche con il governo italiano. Vengono in mente le acque a largo della Sardegna dove spesso i venti sono forti. Ma senza avere un'idea dell'investimento necessario è difficile valutare le reali possibilità di un parco come il Windfloat Atlantic. "Siamo in un periodo di emergenza e abbiamo pochi anni per realizzare la transizione ecologica", sottolinea José Pinheiro. In fatto di rinnovabili ormai si è disposti a correre rischi che in passato nessuno avrebbe azzardato. Ed è una leva che alla Windplus intendono sfruttare.