Lo studio

Incendi e deforestazione: 2020 l'anno più nero per l'Amazzonia

L'Organizzazione metereologica mondiale ha decretato quello passato come il più devastante degli ultimi 60 anni, anche rispetto al 2019. "C'è il rischio che la foresta smetta di assorbire più carbonio di quanto ne emetta"
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Siccità e attività umana sono state una combinazione mortale per l’Amazzonia. Gli incendi registrati per colpa di questi due fattori nel 2020 hanno decretato l’anno passato come il peggiore mai registrato negli ultimi 60 anni, perfino più devastante del 2019.

È questa la fotografia scattata dall'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) nel suo ultimo rapporto "Stato del clima in America Latina e Caraibi nel 2020", che spiega i danni irreparabili agli ecosistemi e alle persone che da essi dipendono causati dagli incendi nella foresta pluviale e nella vicina pianura alluvionale del Pantanal.

"Negli ultimi quattro anni - spiega Jose Marengo, autore principale del rapporto e direttore del Centro nazionale per il monitoraggio e l’allerta dei disastri naturali di San Paolo, in Brasile - il bacino amazzonico ha visto un aumento della deforestazione illegale e legale. E questa pratica incessante è uno dei fattori che perpetuano gli incendi".

Un dato terribile, confermato anche da un nuovo studio di Imazon, un istituto di ricerca brasiliano che sta monitorando l'Amazzonia. Tra agosto 2020 e luglio 2021, solo in Brasile, la foresta pluviale ha perso 10.476 chilometri quadrati, un'area quasi 13 volte più grande della città di New York. Il dato è del 57% in più rispetto all'anno precedente ed è il peggiore dal 2012.

L’Amazzonia è un cosiddetto sink biosferico: cattura cioè più carbonio di quanto ne emetta. Ma se la perdita di alberi continuerà coi ritmi attuali, come sostiene uno studio pubblicato a luglio su Nature, l’ecosistema invertirà la tendenza, diventando una fonte massiccia di carbonio. Dal 2010 al 2018 i ricercatori hanno condotto 590 voli sulla foresta per misurare le emissioni di anidride carbonica e monossido di carbonio e hanno scoperto che tra il 2010 e il 2016, in un periodo di siccità massiccia, l'Amazzonia ha effettivamente emesso più gas serra di quanto ne abbia assorbito.

"Questo cambiamento può diventare permanente se il riscaldamento globale, la deforestazione e l'aumento della concentrazione di anidride carbonica continuano", afferma Marengo. E le emissioni sono destinate ad aumentare con gli incendi: il solo bacino del Rio delle Amazzoni, che abbraccia nove Paesi, immagazzina il 10 per cento del carbonio mondiale che viene rilasciato nell’atmosfera quando le foreste bruciano.

"Il fuoco e la deforestazione minacciano uno dei più grandi sink biosferici del mondo con ripercussioni di vasta portata e di lunga durata", ha affermato il segretario generale dell'Wmo Petri Talas. "L'America Latina e i Caraibi sono tra le regioni più afflitte da eventi idro-meteorologici estremi". La regione è stata colpita infatti da alte temperature, siccità da record, inondazioni, aumento del livello del mare, cicloni tropicali e scioglimento dei ghiacciai. Tra il 1998 e il 2020 questi eventi legati al clima hanno colpito più di 277 milioni di persone e hanno causato la morte di 312mila abitanti della zona.