Scienza
Il disastro ambientale causato dallo sversamento di petrolio della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il 28 Aprile 2010. Chris Graythen/Getty Images 

Trovati batteri che mangiano petrolio e diesel

Uno studio li ha usati per biodegradare gli idrocarburi in condizioni che simulavano un disastro ambientale dovuto a perdite di olio e gas nel mari freddi del Canada

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I batteri sono organismi unicellulari di dimensioni microscopiche che si distinguono in due gruppi principali, archea (vivono spesso in condizioni inospitali) e bacteria. Alcuni batteri vivono a spese di altri organismi e sono responsabili di danni più o meno gravi all'uomo, alle piante e agli animali. Nell'uomo possono, per esempio, provocare malattie quali peste, colera, lebbra, polmonite, tetano e difterite, fino a cento anni fa spesso mortali.

Per dare un’idea di quanti batteri abitano il nostro pianeta, si pensi che alcuni scienziati stimano che il peso di tutti i batteri può essere tanto quanto quello di piante e animali.

I batteri possono anche essere utili per combattere le conseguenze derivanti da disastri ambientali dovuti a perdite di olio e gas nei nostri oceani.

È risaputo, infatti, che alcuni batteri possono, in teoria, biodegradare petrolio e gas e diversi scienziati si sono concentrati sulle potenziali applicazioni di questi esseri a tale proposito. Questo è anche lo scopo di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental Microbiology, dell'American Society for Microbiology che si concentra sui batteri marini nelle gelide acque dell'Artico canadese.

Secondo Casey Hubert, Professore Associato di Geomicrobiologia dell’Università di Calgary e uno degli autori dello studio, il sequenziamento genomico di batteri quali ParaperlucidibacaCycloclasticus Zhongshania ha rivelato un potenziale inaspettato per il biorisanamento da idrocarburi. Questi batteri "possono rappresentare una chiave nella risposta alle fuoriuscite di petrolio nell'Artico" ha affermato Hubert.

"Lo studio ha anche confermato che fornire sostanze nutritive può migliorare la biodegradazione degli idrocarburi in queste condizioni di bassa temperatura", ha continuato il dott. Hubert. Il lavoro è frutto dell’idea di Sean Murphy, studente del Dr. Hubert e scienziato acquatico presso l’ERM in Canada Cresciuto nella regione del Labrador, Murphy aveva notato i benefici che il petrolio offshore aveva portato alla gente di Terranova e Labrador ma era profondamente preoccupato per le conseguenze sull’ambiente, specialmente dopo aver assistito ai danni legati alla fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon. Per tale motivo, aveva deciso di concentrare le sue ricerche sulle strategie di mitigazione delle fuoriuscite di petrolio nella regione - un’area che è importante per i popoli indigeni che fanno affidamento sull'oceano per il cibo - dove, a differenza delle latitudini più basse, non esiste molta ricerca a proposito.

Questo è ancora più importante se si considera l’aumento dell'attività industriale legata al trasporto marittimo e alle attività offshore del settore petrolifero e del gas nella zona e l’estensione della durata di periodi senza ghiaccio legata al cambiamento climatico.

“Questa regione rimane vasta e remota al punto che la risposta alle emergenze in caso di fuoriuscita di petrolio sarebbe complicata e lenta", ha affermato Murphy. Nello studio, i ricercatori hanno simulato la bonifica delle fuoriuscite di petrolio in laboratorio, combinando il fango dei primi centimetri del fondale marino con acqua di mare artificiale e con diesel o petrolio greggio, insieme a diverse concentrazioni di sostanze nutritive. Gli esperimenti sono stati eseguiti ad una temperatura simile a quella del Mare del Labrador e si sono svolti nell'arco di diverse settimane, “dimostrando il potenziale dei batteri naturali nell’essere i primi soccorritori della natura a una fuoriuscita di petrolio", ha affermato il dott. Hubert. Le ricerche continuano ok questa direzione sperando che un giorno questo microscopici esseri riusciranno a salvare l’enorme danno che stiamo creando ai nostri mari.