Non sprecare

Le mille vite del 'vecchio' costume da bagno

Riccione, 13 agosto 2021. Ansa/Basilietti (ansa)
È uno degli indumenti più soggetti a turnover, e quelli vecchi restano in fondo agli armadi, quando non vengono abbandonati sulle spiagge. Ecco alcune originali soluzioni di riciclo. E attenzione allo spreco estetico
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Neanche la seconda ondata della pandemia ha frenato gli acquisti dei costumi. Gli armadi degli italiani ne sono pieni (più di un terzo non si usano) e conserviamo anche quelli che cedono o, dal nostro punto di vista, sono passati di moda. Intanto ne compriamo altri.

Eppure, il costume da bagno è un oggetto simbolo delle potenzialità del riciclo creativo, quello che possiamo fare tutti, nelle nostre case. Nelle scuole scandinave, dove il riuso e il riutilizzo degli oggetti fanno parte dei corsi di Educazione domestica, spesso arriva l’insegnante con un vecchio costume e, forbici alla mano, mostra concretamente quante cose si possono fare con un oggetto destinato alla spazzatura.

Per avere un’idea del catalogo di questa creatività estiva, su Internet trovate diverse soluzioni di riciclo, che hanno in comune la semplicità del lavoro (bastano forbici e filo) e la singolarità dei risultati. Dai vecchi costumi si ricavano sacchetti profumati da mettere nei cassetti della biancheria, tovagliette per la tavola, sottopentola, copri vasi. Oggetti utili, con i quali avrete risparmiato un acquisto ed evitato uno spreco.

L’alternativa al riciclo creativo è ancora più semplice: regalare i pezzi del nostro guardaroba estivo che ormai non utilizziamo più con frequenza. Tiriamoli fuori dai cassetti: asciugamani, costumi, cappelli, occhiali da sole, parei. E facciamo un unico pacco da donare. Alcuni Centri della Caritas, durante l’estate, svolgono questo servizio di raccolta, e state tranquilli che i vostri costumi finiranno in ottime mani. Se nella zona dove vivete non ci sono Centri della Caritas, basterà rivolgervi alla parrocchia di quartiere e non correrete più il rischio di sprecare oggetti che pure hanno un loro valore.

Infine, il costume è legato ad altri due tipi di sprechi. Sotto l’ombrellone e quando lo indossiamo in modo improprio. Una significativa classifica mette in fila i rifiuti che più frequentemente compaiono in spiaggia, al posto sbagliato: tubetti e vasetti per le creme, materassini bucati e costumi da bagno. Incredibile, anche perché questo articolo così popolare durante i mesi estivi ha uno smaltimento elementare, e senza eccezioni: deve andare nei secchi dell’indifferenziata. Perché allora abbandonarlo tra la sabbia e sotto un ombrellone?

Il secondo spreco è estetico. Molte persone pensano che in costume da bagno si possa andare ovunque. Non sono soltanto i "cafoni del mare" a coltivare questa certezza, ma anche uomini e donne insospettabili che magari conoscono le leggi dell’etichetta. Se anche le temperature superano i quaranta gradi, come è avvenenuto in queste settimane, e se anche la spiaggia o l’imbarcazione sulla quale dobbiamo salire sono a due passi, non esiste alcun motivo al mondo per entrare in un bar, in un ristorante, in un negozio, in un luogo pubblico, in costume e a torso nudo. Per non parlare dei musei e delle chiese: il costume non è un pantalone più fresco, e si usa a mare. Punto. In molti comuni, i sindaci, disperati per il dilagante cattivo gusto dell’uso del costume, hanno introdotto multe, anche molto salate, attorno ai mille euro. Sono deterrenti che possono funzionare, ma le buone maniere e l’urbanità, purtroppo, non si diffondono a colpi di verbali.