Emissioni

Sorpresa, la Germania è il Paese più green solo sulla carta: nel 2021 sforato il limite di CO2

Berlino produce il 2% dell’anidride carbonica del mondo. Un sondaggio Ipsos Mori: “Tre cittadini su 4 al mondo vogliono difendere il clima a scapito dell’economia”

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La temperatura del pianeta sta diventando sempre più alta. Lo sanno agricoltori e allevatori dell'Europa meridionale e degli Stati Uniti, che hanno visto i boschi e i terreni devastati dagli incendi in queste settimane, mentre nel cuore della Ue le inondazioni dopo le violente pogge distruggevano città intere e raccolti. Lo sa il personale sanitario dei nostri Paesi, che di estate in estate, accoglie un numero crescente di persone, vittime di ondate di un calore anomalo.

Alla fine, tutto dipende da questo orologio: l'orologio delle emissioni di carbonio. La CO2 è il fattore decisivo che riscalda la nostra Terra. Ridurne la produzione è necessario, ma dopo il Covid e con le economie in ripresa, molto più difficile di quel che hanno immaginato i governi. Anche quelli che un piano per la neutralità climatica già ce l’hanno.

A dimostrarlo è la Germania, lo stato più virtuoso d’Europa, che entro il 2020 aveva promesso di abbattere la CO2 del 40% rispetto al 1990. Ce l’ha fatta l’anno scorso, quando tutto era fermo per la pandemia, mentre quest’anno sforerà. Con la ripartenza veloce per recuperare i punti di Pil persi, le emissioni aumenteranno probabilmente dell'equivalente di 47 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Edilizia, industria e trasporti non si possono fermare, anzi stanno consumando più del dovuto, in attesa che le industrie del carbone spengano per legge gli impianti, entro il 2038 e secondo un cronoprogramma stabilito (con lauti incentivi) dal governo Merkel. Secondo il Global Carbon Atlas (Gca), che pubblica i dati sulle emissioni di tutto il mondo, il Regno Unito nel 2018 ha emesso 380 milioni di tonnellate di CO2 bruciando combustibili fossili. Nello stesso anno, la Germania ne ha emessi 755.

Il Paese sulla carta più “green” d’Europa ne ha prodotti circa il doppio e circa il 2% del totale della produzione nel mondo (36.441 tonnellate di CO2). Secondo la Banca mondiale, il settore manifatturiero vale il doppio in Germania rispetto al Regno Unito (23% del Pil nazionale tedesco, rispetto a solo l'11% nel Regno Unito). Ma sta di fatto che il consumo di energia di Berlino, quest’anno, aumenterà ben più del previsto.

Secondo il Fraunhofer Research Institute, lo scorso anno la Germania ha generato il 24,1% della sua energia attraverso il carbone, mentre il Regno Unito è sceso ad appena il 3,1%, come mostrano i dati del National Grid. La Germania punta in meno di 20 anni a non aver più bisogno del carbone, mentre il governo britannico ha promesso di chiudere l'ultima centrale elettrica a carbone prima dell'ottobre 2024. Una corsa, che però non è ancora sufficiente per ridurre il riscaldamento climatico. Nel 2019, il Regno Unito ha approvato una legge che impone al governo di abbattere le emissioni a zero entro il 2050, però Londra punta parallelamente a sfruttare nuovi giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord. La Germania intende raggiungere lo zero netto entro il 2045, cinque anni prima del Regno Unito.

A far ben sperare sul fatto che non sarà il profitto (che però significa anche posti di lavoro e tenuta dell’economia) l’unico criterio con cui fissare la data della neutralità climatica c’è un sondaggio condotto tra le nazioni del G20 da Ipsos Mori per la Global Commons Alliance. Il 73% degli intervistati crede che l'attività umana abbia spinto la Terra vicino a punti critici.

La consapevolezza di questi rischi è nettamente maggiore nei Paesi meno ricchi – Indonesia (86%), Turchia (85%), Brasile (83%), Messico (78%) e Sud Africa (76%) – rispetto ai Paesi più ricchi – Regno Stati Uniti (60%), Giappone (63%), Gran Bretagna (65%) e Australia (66%). Nel complesso, più della metà (59%) degli intervistati ritiene che la natura sia già troppo danneggiata per continuare a soddisfare i bisogni umani a lungo termine. Più di quattro quinti (83%) delle persone sondate vuole fare di più per proteggere l’ambiente e difendere il clima. Questa opinione è più diffusa in Brasile e meno comune in Francia (44%). Complessivamente, il 74% degli intervistati pensa che i Paesi dovrebbero concentrarsi meno sul prodotto interno lordo e sul profitto, e di più sulla salute e sul benessere degli esseri umani.