Inquinamento

Il devastante impatto dell'acqua in bottiglia sulla natura: incide 1.400 volte più di quella del rubinetto

Uno studio catalano ha calcolato cosa accadrebbe se a Barcellona si bevesse solo quella nella plastica: costi di produzione di 83,9 milioni di dollari all'anno e perdita di 1,43 specie animali. E con nessun effetto positivo sulla salute
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Ormai è sotto agli occhi di tutti: le bottiglie di plastica che contengono l'acqua che beviamo hanno un esito deleterio per il pianeta. E il loro utilizzo purtroppo cresce ogni anno. Gli italiani sono tra i più grandi consumatori al mondo, con 8 miliardi di bottiglie da 1,5 litri ogni anno, 200 litri pro capite (la media europea è 118 litri). A causa di ciò vengono prodotte 280 mila tonnellate di rifiuti di plastica. Ma il danno non si limita a questo. Per produrre 25 bottiglie da 1,5 litri si utilizza un chilo di Pet, per fabbricare il quale sono necessari oltre 17 litri di acqua. In totale oltre 5 miliardi di litri. Poi c'è il trasporto. Una bottiglia d'acqua emette una quantità di anidride carbonica pari a percorrere un chilometro con un'auto. L'emissione per tutta l'acqua italiana è dunque pari a 265 mila tonnellate.

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Per indagare in modo più approfondito gli effetti di questo comportamento sulla nostra salute, un gruppo di ricercatori spagnoli della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, ha studiato il caso della città catalana, 1,35 milioni di abitanti, dove il 58% delle persone utilizza acqua in bottiglia, provando a immaginare cosa potrebbe succedere se si arrivasse invece al 100%. Il risultato è drammatico: l'impatto ambientale sarebbe 3.500 volte superiore. Le risorse necessarie per l'aumento di produzione ogni anno costerebbero 83,9 milioni di dollari  e porterebbero alla perdita di 1,43 specie animali. La perdita degli ecosistemi sarebbe 1400 volte superiore.

La valutazione è stata effettuata grazie a due modelli. Il primo, chiamato Life Cycle Assessment, riguarda l'impatto ambientale dell'intera vita di un prodotto, ovvero estrazione materie prime, lavorazione, trasporto, distribuzione, uso, smaltimento. Il secondo, lo Health Impact Assessment, misura gli effetti che riguardano la salute umana. L'acqua in bottiglia infatti, negli ultimi anni, è andata incontro a un bisogno diffuso legato a una percezione di rischio elevato, a una scelta di sapori, odori, a una scarsa fiducia nelle reti pubbliche che, unita a massicce campagne pubblicitarie da parte delle multinazionali che producono acqua, ha fatto si che molti abbandonassero quella dell'acquedotto.

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Gli scienziati hanno voluto dunque vedere se la paura è giustificata, quali problemi possono sorgere se si consuma acqua del rubinetto e come possano essere paragonabili le due acque. In realtà l'acqua pubblica è migliorata molto negli ultimi anni, in particolare a Barcellona, perché sono stati introdotti nuovi trattamenti di filtraggio e ulteriori controlli. Molti però hanno ancora paura per la presenza di alcune sostanze chimiche. Una di queste è il trialometano, o acrilammide, che si forma in seguito alla reazione delle sostanze organiche disciolte con il cloro usato per disinfettare. Può provocare il cancro alla vescica, al fegato e ai reni.

Se tutta la popolazione di Barcellona bevesse solo acqua del rubinetto, si potrebbero perdere 309 anni in più di vita. Ma se questa stessa acqua venisse anche trattata domesticamente con sistemi di filtraggio, si abbasserebbero a 36. Considerando dunque il volume di problemi generato invece dall'acqua in plastica, è un rischio che val la pena di essere corso. Anche perché, oltre agli acquedotti, anche i depuratori domestici stanno via via sempre migliorando grazie all'introduzione di tecnologie sempre più sofisticate.