Regno Unito

Per la regina Elisabetta non vale la legge sul clima

Secondo il Guardian la sovrana si sarebbe avvalsa del “Queen’s consent” per evitare, in base a nuove normative locali, di mettere a norma ambientale mansioni e tenute reali in Scozia
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LONDRA. Il “Queen’s consent” sembra aver colpito ancora. Stiamo parlando di quello che è un antico privilegio per la sovrana (dal XVIII secolo), ossia la possibilità per Elisabetta II di visionare (e poi approvare formalmente) alcuni disegni di legge che “potrebbero avere un impatto sulle prerogative o sugli interessi della Corona” prima che questi vadano al vaglio del Parlamento, nazionale o locale. Una delle tante convenzioni reali e costituzionali della monarchia e della costituzione non scritta britannica, che stavolta pare aver avuto un impatto anche nella lotta al cambiamento climatico.


Difatti, il quotidiano repubblicano Guardian, dopo altre rivelazioni simili in passato, sembra aver scovato un’altra applicazione controversa del “Queen’s consent”. Stavolta i legali della sovrana si sarebbero attivati per far ottenere ai Windsor una esenzione molto particolare: ossia quella di evitare, in base a nuove leggi locali, di mettere a norma ambientale mansioni e tenute reali in Scozia.

Eppure, al di là del Vallo di Adriano, la Regina è una delle più più importanti proprietarie terriere. Tuttavia, cinque mesi fa, i suoi assistenti sarebbero riusciti a strappare al governo locale della premier indipendentista Nicola Sturgeon una importante concessione: ossia non essere più costretti a modificare le modalità di riscaldamento dei palazzi di Elisabetta e famiglia favorendo l'utilizzo molta più energia pulita e dunque la preventiva ristrutturazione delle relative tubature e altri canali di approvvigionamento energetico degli immobili.

Una ristrutturazione troppo complicata per gli antichi palazzi e mansioni della “Ditta”. E così Elisabetta si sarebbe distinta non per contribuire alla lotta al cambiamento climatico in Scozia, come titola il Guardian, a differenza dei sudditi. Il tutto, sempre secondo il quotidiano, con la mezza complicità del governo scozzese di Sturgeon, che non avrebbe reso noto questo episodio nei mesi scorsi quando avrebbe potuto durante alcune interrogazioni parlamentari. Eppure lo stesso figlio della Regina, il principe ereditario Carlo, è uno degli ambientalisti più ferventi oltremanica, tanto che ha lanciato numerosi progetti per la lotta al cambiamento climatico e non cambia alcune paia di scarpe addirittura da 50 anni, secondo il suo resoconto.

Non è la prima rivelazione del Guardian legata al controverso Queen’s Consent. A febbraio scorso, per esempio, il quotidiano aveva scoperto negli archivi come “la Regina avesse fatto pressioni negli anni Settanta sul governo britannico per cambiare le leggi, in modo da non dover rendere pubblico il suo vero patrimonio”. Immediata allora la reazione di Buckingham Palace: “Elisabetta II non ha mai fatto pressioni, né bloccato alcuna legge. Sono state seguite le normali procedure” costituzionali".