NOI E L'AMBIENTE

Pannolino, l'usa e getta 'pesante' per l'ambiente: 550 kg di CO2 ogni bambino

Pannolini lavabili (foto: Loic Venance/Afp via Getty Images) 
Ogni individuo nei suoi primi tre anni di vita consuma una media di 4500 pannolini, prodotti con la polpa di legno di circa 20 alberi di grandi dimensioni. In Italia, ogni anno ne finiscono in pattumiera 900 mila. Sono irrinunciabili, ma possiamo renderli sostenibili
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Pannolino nemico dell'ambiente. I prodotti assorbenti per la persona, tra cui i pannolini per neonati, sono da tempo al centro di un dibattito che riguarda la loro sostenibilità. Consideriamo quelli usa e getta: si tratta di beni di consumo difficili da riciclare e che hanno tempi lunghi di degradazione in natura - circa 500 anni. E sono tanti. Ogni individuo nei suoi primi tre anni di vita consuma una media di 4500 pannolini, prodotti con la polpa di legno di circa 20 alberi di grandi dimensioni. Moltiplichiamo il numero per 140 milioni, il numero di nascituri di quest’anno: 630 miliardi. Siamo sommersi dai pannolini. La produzione nella sola Europa corrisponde a 25 miliardi di pezzi all'anno, per i quali vengono immessi nell'ambiente oltre 110 mila tonnellate di plastica e abbattuti 350 mila alberi. In Italia, ogni anno ne finiscono in pattumiera 900 mila.

Studi a confronto

Molti di questi dati provengono da un importante studio risalente al 2008 e realizzato dall’Agenzia per l’ambiente del Regno Unito, mentre uno studio più aggiornato è quello di ZeroWasteEurope, che osserva come nel 2017 i pannolini rappresentassero circa 6,7 milioni di tonnellate di rifiuti nella sola Europa. L’87% di questi rifiuti è destinato a finire in discarica e il 13% incenerito. Su un dato i due studi concordano: l'utilizzo di pannolini usa e getta per due anni e mezzo produce circa 550 kg di CO2. Sono irrinunciabili, ma possiamo renderli sostenibili?

Il pannolino riutilizzabile

Entra in scena il pannolino lavabile, solitamente composto da una mutandina esterna in fibra naturale e da una parte assorbente estraibile, che dovrà essere lavata dopo ogni utilizzo oppure smaltita. Rispetto all’usa e getta, il risparmio in termini di rifiuti è notevole: circa 900 kg in meno per ciascun neonato. Per quanto riguarda la produzione delle materie prime, il cotone richiede molta acqua ma le fibre di canapa o di bambù riducono di molto questo consumo.

La sostenibilità dipende da noi

I problemi dei pannolini lavabili emergono con il lavaggio, e qui tutto dipende da noi. Lo studio del 2008 analizza una situazione standard: sei cambi di pannolini al giorno, una lavatrice a 60°C ogni due giorni, ed ecco prodotti 569kg di CO2. Se a questo numero aggiungiamo il lavoro delle asciugatrici, popolari in alcune zone del mondo, si arriva a 815kg di emissioni. Tuttavia rispetto a tredici anni fa le cose son un po' cambiate, come evidenzia ZeroWasteEurope. Oggi i riutilizzabili sono più semplice da produrre e più facili da lavare. Anche gli elettrodomestici sono 'cresciuti' e hanno una migliore efficienza energetica. Inoltre, il comportamento dei consumatori è cambiato: ci siamo abituati a non avviare lavatrici a mezzo carico e abbiamo imparato che ormai tutti i detersivi igienizzano anche a 30°C e 40°C. Infine, per renderli davvero riutilizzabili li possiamo 'tramandare' a fratelli e sorelle più piccoli, cugini, figli e figlie di conoscenti. Con questi piccoli accorgimenti possiamo ridurre l’impronta di carbonio del 40%.

Incentivi e riciclo

Nel nostro Paese sono diversi i Comuni che incentivano l’utilizzo di prodotti riutilizzabili con voucher e campagne informative. Senza dimenticarci degli usa e getta: nel 2019 ha aperto il primo impianto capace di riciclare i pannolini. Si trova in provincia di Treviso, a Lovadina di Spresiano, e in pochi mesi aveva raccolto quasi cento tonnellate di pannolini. Secondo le misurazioni, per ogni tonnellata di rifiuti si ottengono 150 kg di cellulosa, 75 kg di polimero super assorbente e 75 kg di materie plastiche. Il progetto prosegue con successo.