Clima

In ginocchio il vino della Napa Valley, tradito dal cambiamento climatico (e dalle assicurazioni)

Incendi, fumo, temperature roventi, siccità mettono a rischio la culla del vino californiano: l'uva soffre e i costi lievitano
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Sono le cinque piaghe della Napa Valley, il cuore dell’industria vitivinicola di alta gamma della California. Gli effetti del cambiamento climatico qui si fanno sentire sotto forma d’incendi, fumo, temperature roventi, siccità. Come se non bastasse, le assicurazioni battono in ritirata e lasciano le aziende agricole scoperte di fronte ai rischi. Nella zona di St. Helena, ad esempio, i vitigni pregiati del Cabernet Sauvignon, del Cabernet Franc, del Merlot o del Syrah sono già stati messi a dura prova dalle calamità degli ultimi mesi. E ora si preparano ad affrontare una stagione che si preannuncia infernale.

Come racconta un reportage del New York Times, mentre i turisti continuano ad affollare le cantine della città, il panorama circostante mostra i segni lasciati dagli incendi dello scorso autunno. Ettari ed ettari di vigneti – quelli che hanno reso famosa la valle e che sono riusciti a prosperare finora grazie alle qualità del terreno, al clima e alla giusta quantità di precipitazioni – sono bruciati. Una perdita economicamente devastante, se si considera che ciascun acro di questa terra frutta anche un milione di dollari e che una tonnellata di uva vale da due a quattro volte di più che in qualsiasi altra parte della California.

Retrugusto di fumo

Nonostante gli sforzi che stanno compiendo per salvare le loro attività, i viticoltori locali avvertono che potrebbero uscire dal mercato perché la produzione diminuisce e diventa sempre più costosa. Anche chi è stato risparmiato dalle fiamme fa i conti con problemi per cui non esiste soluzione. L’odore di fumo, innanzitutto. Diverse aziende hanno subìto i danni che genera penetrando nella buccia dell’uva e alterandone il gusto; perciò è una minaccia soprattutto per quella rossa, che fornisce il colore del vino e che deve rimanere sulla vite più a lungo, spesso fino a ottobre, quando il pericolo d’incendi è massimo.

L’opzione alternativa è rappresentata dall’uva bianca: le sue bucce vengono scartate e, insieme a loro, si elimina il residuo di fumo. La domanda dei consumatori, però, va in direzione contraria. Le uve bianche della Napa Valley si vendono in media a circa 2.750 dollari a tonnellata, mentre le rosse sono quotate a 5.000 dollari o più per tonnellata. Non solo. I laboratori che testano i vitigni sono stati presi d’assalto, tanto che i tempi di consegna delle analisi sono passati da tre giorni a due mesi. Così, se nel 2019 i coltivatori della contea hanno venduto rossi per un valore di 829 milioni di dollari, nel 2020 la cifra è crollata a 384 milioni.

Acini alla crema (solare)

Ripercussioni simili a quelle del fuoco, inoltre, sono provocate dalle temperature torride e dal sole a picco sui filari. Per evitare che i grappoli si carbonizzino, qualcuno cerca di proteggerli spruzzandoli con un sottile strato di crema solare. Ma la strategia funziona a metà, perché i chicchi più esposti avvizziscono comunque. Per contenere il riscaldamento, allora, si possono coprire le viti con un panno ombreggiante oppure le si ripianta in modo che siano parallele al sole nelle ore centrali della giornata e che assorbano meno il calore. I costi naturalmente lievitano.

Poi, la siccità. All’arrivo della primavera, i serbatoi di numerose aziende erano a secco e bagnare le piante è diventato difficile. C’è chi taglia i vitigni perché è impossibile farli crescere e chi, invece, ha cominciato ad acquistare reflui trattati. In pratica, si mandano autocisterne private presso la struttura del distretto sanitario e si carica l’acqua proveniente dagli scarichi domestici, filtrata e disinfettata. Il prezzo è basso, ma il trasporto è un salasso. Il timore, peraltro, è che le autorità competenti decidano di rendere potabili le acque reflue per metterle a disposizione della popolazione, qualora la situazione idrica peggiorasse.

Dopo gli incendi scoppiati nel settembre 2020, infine, i viticoltori sono stati abbandonati dalle compagnie assicurative. Inizialmente, queste hanno chiesto ai clienti di effettuare investimenti onerosi per ridurre il pericolo d’incendi e per aggiornare i sistemi di sicurezza. In seconda battuta, hanno annullato le polizze per i rischi eccessivi. In poche le hanno mantenute, aumentando i premi e dimezzando la copertura. Perciò lo Stato della California sta valutando l’ipotesi d’introdurre nuove norme per consentire alle aziende vinicole di ottenere un’assicurazione ad alto rischio da un ente pubblico. In ogni caso, la strada è ancora lunga.