Salute e ambiente

Covid, giù le mani dai pipistrelli. Gli esperti: "Basta alla caccia alle streghe"

Plecotus austriacus (foto: Luca Cistrone) 
Con la pandemia, i chirotteri stanno vivendo una lunga fase di popolarità. Ma - denuncia uno studio -  "l'immagine pubblica  di questi mammiferi, in molti casi specie minacciate e fornitori di  importanti servizi ecosistemici, è stata seriamente compromessa"
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Giù le mani dai pipistrelli. Anche metaforicamente. Perché l’ondata di popolarità legata alla pandemia sembra essersi tradotta in un crollo della reputazione dei chirotteri, già peraltro pericolosamente condizionata – nel corso dei decenni – dalla letteratura e dal cinema, dalle leggende e dalla superstizione. Stavolta, a quanto pare, c’entra però la disinformazione.  E per comprendere quanto, a partire dalla diffusione del Covid-19, i pipistrelli siano stati protagonisti, in tv e sul web, di un significativo crescendo di attenzione, avviato con le prime ipotesi sulla diffusione del contagio, un team di ricercatori ha deciso di rimboccarsi le maniche. Analizzando le ricerche del termine “pipistrello” su Google e su Wikipedia in 21 differenti paesi e in otto diverse lingue e monitorando le trasmissioni televisive statunitensi.


Il risultato è parte di un articolo scientifico pubblicato sulla rivista Mammal Review con il titolo “Covid-19,­media ­coverage­ of ­bats­ and ­related ­Web­ searches:­ a­ turning ­point ­for ­bat­conservation?”. “A gennaio 2020 la ricorrenza dei pipistrelli nei telegiornali è salita alle stelle, con notizie associate quasi sempre a temi legati al Covid-19. Un modello identico può essere osservato su scala globale nelle ricerche condotte su Google durante il 2020. Si è sviluppata una sorta di bolla mediatica”.

Con i pipistrelli al centro, naturalmente. “La copertura mediatica ha frainteso  il ruolo dei pipistrelli nella diffusione della pandemia, ampliando l'interesse pubblico in tutto il mondo verso questi mammiferi, con conseguenze negative per la loro immagine pubblica”, sottolinea Danilo Russo, professore associato al Dipartimento di Agraria della Federico II e tra i massimi esperti al mondo di chirotteri (suo anche l’interessante “La vita segreta dei pipistrelli. Mito e storia naturale”), che ha firmato la ricerca insieme a Jacopo Cerri (University  of Primorska), Emiliano Mori (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri), Leonardo Ancillotto (Federico II) e Sandro Bertolino (Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Università degli Studi di Torino.

Gli effetti potenziali di questo “uragano” sono duplici. A quelli diretti – con vere e proprie rappresaglie contro intere popolazioni di pipistrelli, per esempio in Perù e in Indonesia, in nome di una crescente psicosi - si aggiungono, non meno significativi, quelli indiretti. “Molte specie di pipistrelli – spiega Russo – sono già minacciate e forniscono importanti servizi eco sistemici: per paradosso, aiutano anche a prevedere le epidemie, nutrendosi di insetti e di zanzare. Il rischio concreto, oggi, è che sarà più difficile promuovere azioni di conservazione della biodiversità finalizzate alla tutela di specie particolarmente fragili.

Il tutto, peraltro, per via di un primo, azzardato filone di approfondimento, che ipotizzava che lo spillover – il salto del virus, o in generale del patogeno, da una specie all’altra – fosse avvenuto proprio dai pipistrelli all’essere umano”. Questo perché il coronavirus responsabile della pandemia in atto genomicamente simile al beta-coronavirus di tipo Sars trovato nei  pipistrelli rinolofidi asiatici. “Una relazione evolutiva – spiega Russo – che ha impressionato i media di tutto il mondo, a tal punto che il ruolo dei pipistrelli è stato enfatizzato come uno dei principali vettori della diffusione della pandemia. Cambiando notevolmente la percezione dei pipistrelli da parte dei media, nuovi e tradizionali, e portando a una significativa crescita delle ricerche sul web, concentrata in particolare nei primi mesi del 2020”.


Di qui, dunque, l’appello a giornalisti e a leader politici veicolato dalla stessa ricerca: “Le campagne di informazione siano scientificamente fondate – chiedono gli esperti - ed evidenzino  l’importanza dei pipistrelli per l’uomo e per la stessa prevenzione  delle pandemie, evitando di scatenare una ingiustificata caccia alle streghe”.


Ma non è certo la prima volta che la reputazione di una specie subisca un forte condizionamento, complice una narrazione errata o, quanto meno, esagerata. “Uno studio recente ha per esempio mostrato come nella maggior parte degli articoli divulgativi sui ragni, che hanno un netto picco in estate, i media tradizionali non interpellino esperti, e ciò si traduce in errori nel testo e nelle immagini, che spesso consapevolmente o inconsapevolmente tendono ad alimentare la cosiddetta aracnofobia”, spiega il naturalista e fotografo Marco Colombo, che sui suoi profili social porta avanti da tempo una narrazione responsabile sui temi ambientali. “Altri esempi? Le meduse, i serpenti e gli squali, che pagano dazio a una rappresentazione il più delle volte distorta”. Spielberg docet.