Lo studio

Ecco dove l'Amazzonia emette più CO2 di quanta ne assorbe

I cambiamenti climatici, le deforestazioni, gli incendi e l'aumento delle temperature hanno messo così in crisi la vegetazione amazzonica che alcune zone si comportano come fonti di anidride carbonica, avverte uno studio su Nature

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La conosciamo come la più grande foresta pluviale al mondo. Un enorme deposito di carbonio,volendo vederla sotto un'altra luce. Eppure, immaginare la distesa verde del Sudamerica come un tutt'uno, almeno sotto questo aspetto, è sbagliato. Alcune zone negli ultimi anni sono passate dall'essere depositi di carbonio (carbon sink) a fonti stesse di carbonio. È quanto racconta oggi uno studio apparso sulle pagine di Nature che ha monitorato diverse aree della foresta, proprio per capire se e come negli ultimi anni la capacità di carbon sink fosse cambiata e dove per effetto di cambiamenti climatici e deforestazione in particolare.

Negli ultimi cinquanta anni, scrive in apertura del paper il team di Luciana Gatti del Nuclear and Energy Research Institute (IPEN) di San Paolo – a capo della ricerca – le attività umane hanno causato a perdita di circa il 17% delle foresta, soprattutto riconvertita in terreno da destinare all'agricoltura. Tutto questo ha (ovviamente) provocato degli stravolgimenti a livello ambientale, modificando per esempio i pattern di pioggia, aumentando le temperature e il rischio di incendi (i tristi record segnalati negli ultimi due anni ricordano come il problema sia tutt'altro che marginale). Gatti e colleghi però volevano capire quanto si fosse modificata parallelamente la capacità della foresta di assorbire carbonio.

Per farlo i ricercatori hanno provato a calcolare il bilancio di carbonio in quattro diverse zone della foresta, sostanzialmente posizionate a nordovest, nordest, sudovest sudest, con diversi livelli di disturbo da attività umane, spiegano gli autori. Sostanziamene quello che hanno fatto è stato effettuare quasi 600 profili verticali per le concentrazioni di monossido di carbonio e anidride carbonica, grazie alle osservazioni compiute da monitoraggi aerei. L'area verticale coperta equivaleva a circa 4,5 km dal livello del mare, mente il periodo delle osservazioni oscillava tra il 2010 e il 2018.