I lavori green

A far correre le biotecnologie non c'è più soltanto la salute

Il rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA calcola nel 2020 un aumento del fatturato del 23%. Sempre più applicazioni del settore nell'industria e per l'ambiente. L'exploit della Campania
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Il futuro è biotech. Il rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA "Le imprese di biotecnologie in Italia 2021" conta, a fine 2020, 721 imprese italiane in un comparto che nel 2019 ha fatturato 11 miliardi di euro, dando occupazione a 13 mila persone e registrando un +23% di fatturato. Una corsa che nemmeno il covid è riuscita a fermare e che interessa settori vitali per l'ambiente e per la vita. 


Grazie alle biotecnologie, infatti,  sono state individuate cure e metodologie più mirate per la cura dei tumori e circa la metà di tutti i nuovi farmaci e terapie in sviluppo per il prossimo futuro: vaccini, anticorpi monoclonali, terapie cellulare o genica e di medicina rigenerativa. Ma, sebbene l'attività rimanga in gran parte concentrata nell'ambito della salute, tra il 2014 e il 2019 c'è stata una tendenziale espansione delle quote relative alle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l'industria e l'ambiente oltre che per l'agricoltura e la zootecnia. Le biotecnologie sono anche una tra le principali fonti di innovazione per la bioeconomia, intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche terrestri e marine, ma anche i rifiuti, in una logica di economia circolare. 

Sono imprese all'80% di piccole dimensioni, diffuse più al Nord (60%) che al Sud, dove la regione più virtuosa è la Campania, con una quota in continua crescita sul totale, oltre il 20% nel 2020, di start-up, una forte vocazione all'export, pronte a cospicui investimenti in ricerca e sviluppo  e, come hanno dimostrato nella crisi in corso, con un alto tasso di resilienza e un buon grado di adattamento.  


Inoltre, secondo l'Ocse, nel 2030 le biotecnologie contribuiranno in modo più che significativo all'economia mondiale con l'80% dei prodotti farmaceutici, il 50% dei prodotti agricoli e il 35% dei prodotti chimici e industriali, incidendo complessivamente per il 2,7% del Pil globale. Stime dell'Unione Europea valutano che ogni euro investito nella bioeconomia genererà un valore aggiunto di 10 euro nell'arco dei successivi dieci anni e che ogni occupato nel settore biotech generi altri cinque occupati nei settori dell'indotto. 


"Quello delle biotecnologie - secondo il presidente Assobiotec-Federchimica Riccardo Palmisano - è un settore che ha potenzialità straordinarie. Oggi siamo a un bivio cruciale ed è il momento di scegliere di seguire finalmente la strada dell'innovazione. Abbiamo grazie al Next Generation EU e al PNRR, risorse mai viste prima e un'attenzione delle Istituzioni e dell'opinione pubblica su diverse priorità sulle quali da anni chiediamo interventi di policy". 


In campo formativo, oltre alla specifica laurea in biotecnologie, si punta alla creazione di laboratori biotecnologici nelle scuole superiori nell'ambito del sistema STEAM (cioè l'aggiunta di Arte alle già note discipline STEM per incorporare il pensiero creativo e le arti applicate in situazioni reali) -  per formare studenti che siano in grado di inserirsi a vari livelli nei processi di ricerca e produttivi tipici del settore biotecnologico.