I PARCHI D'ITALIA

Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: il santuario dei Big Five italiani

Con l'area protetta del Centro Italia comincia la serie estiva dedicata ai santuari della natura. Orso marsicano, lupo, camoscio, cervo e aquila reale sono le star di questa zona, che ha stregato anche l'alpinista ed esploratrice altoatesina Tamara Lunger

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Dove finiscono le faggete secolari inizia il mondo della roccia. L'orso marsicano e il camoscio devono essersi guardati a distanza per un bel pezzo, divisi da un confine sottile tra foreste quasi impenetrabili e falesie carsiche. Ed è su questa frontiera tra ambienti così diversi della Val Fondillo che nel 1922 è nato il primo nucleo del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: il più antico d'Italia con il Gran Paradiso. Un santuario della fauna selvatica che ha contribuito a salvare specie emblematiche che poi sono tornate a popolare tutto la catena dell'appenino centrale.

Roberta Latini 

Con oltre 130 itinerari e 750 chilometri di sentieri di tutte le difficoltà nella riserva si possono osservare i Big Five italiani nel loro ambiente. Oltre all'orso e al camoscio, entrambe sottospecie rare, a completare il quadro ci sono anche il lupo, l'aquila reale e il cervo. Ma sono quasi settanta le specie di mammiferi dell'area protetta, incluso il barbastello, un chirottero già estinto in diverse regioni europee.

Valentino Mastrella 

Il Parco offre l'opportunità di un safari e, al contrario di quanto avviene in Africa, nessuno di questi animali è pericoloso per l'uomo. Ma, come avviene per rinoceronti e felini, per non disturbare la fauna selvatica bisogna saper mantenere le distanze. Per una volta si può anche rinunciare a una bella foto per godersi dal vivo quello che comunque rimane uno spettacolo della natura che rimarrà come un fermo immagine nella nostra memoria.

Angelina Iannarelli 

Nella Val di Rose, una delle aree più frequentate dagli escursionisti, la direzione del Parco ha introdotto dei limiti all'accesso in alcune zone in cui maturano a fine estate le bacche di ramno, un arbusto che ha frutti simili alla ciliegia e di cui l'orso è ghiotto. Un discorso identico vale per quelle parti del territorio dove l'animale si riproduce.

Ma ci sono tour organizzati di Bearwatching che partono da diverse località dell'area protetta ed è meglio rivolgersi a loro per avere, se non la garanzia, una probabilità in più per vedere questo plantigrade. Per sapere le date e i protocolli da seguire per partecipare alle iniziative estive conviene chiedere informazioni agli uffici dell'area protetta.

Valentino Mastrella 

Sulle normative del Parco ne sa qualcosa Tamara Lunger, alpinista ed esploratrice altoatesina, che lo ha visitato l'anno scorso durante il Tour Italia, un viaggio di circa due mesi in camper attraverso lo stivale per salire sulle montagne più alte delle venti regioni.

"Ho organizzato un'escursione ad anello sul Monte Meta e devo ammettere che, nonostante tutte le esplorazioni che ho fatto in giro per il mondo, non ero mai stata in luogo del genere, dove la natura viene rispettata in modo impeccabile. Si tratta di un aspetto del Parco che ho vissuto in prima persona".

Durante il giro è entrata, senza saperlo, in una zona di riserva integrale. Anche se non ha visto gli orsi, è stata poi rimproverata.

"Ma giuro che non lo sapevo, tanto che ne ho parlato con loro senza problemi a fine giornata. - racconta Tamara - Per me è fantastico che esista un luogo del genere dove la natura viene prima dell'uomo. Se ci sono percorsi vietati ai visitatori è solo per tutelare gli habitat della fauna selvatica o proteggere ambienti fragili. Sulle Dolomiti, dove vivo, è diverso perché la montagna è maggiormente antropizzata".

Ma se avete la fortuna di rimanere qualche giorno all'interno del Parco le opportunità di un incontro con l'orso marsicano crescono in modo esponenziale. Soprattutto al tramonto quando gli esemplari non ancora adulti si presentano ai margini dei borghi. Come nel caso di Juan Carrito, il cucciolo di poco più di un anno che qualche settimana fa pareva essersi accasato a Collarmele in provincia dell'Aquila ma oggi è stato riportato in natura e dotato di un radiocollare per tracciarne i movimenti.

Angelina Iannarelli 

"I giovani arrivano in paese per convenienza non per fame perché le zone migliori per l'approvigionamento alimentare sono monopolizzate dagli orsi più grandi. - spiega Luciano Sammarone, direttore del Parco - La popolazione dell'orso marsicano oggi conta in tutto qualche decina di esemplari ma negli ultimi quattro anni sono state registrate circa cinquanta nascite, una tendenza positiva che apre una nuova finestra sul futuro di questa sottospecie dell'orso bruno europeo che è arrivata sull'orlo dell'estinzione". Anzi, per i parametri dell'IUCN, l'Unione internazionale della natura che compila periodicamente la lista degli animali a rischio, l'orso del Parco è già da considerarsi spacciato.

Valentino Mastrella 

"La mortalità oggi è dovuta prima di tutto alla scarsa variabilità genetica (sono tutti parenti). - prosegue Sammarone - Il fenomeno del bracconaggio, da queste parti, è ormai un lontano ricordo. Le attività pastorali, di cui rimane un interessante testimonianza nel Museo della transumanza nel comune di Villetta Barrea, si sono convertite nel turismo faunistico. L'orso, da minaccia, è diventato risorsa economica per il tessuto sociale che vive nei confini dell'area protetta".

Nunzio Alessandro Lippa 

Per non infastidire gli animali, nelle zone più delicate del Parco di recente sono stati introdotti percorsi dove si può andare solo a piedi e sui quali oltre alle bici e ai cavalli sono vietati i cani, anche se al guinzaglio. Un regolamento che è costato qualche mal di pancia all'amministrazione per le proteste delle associazioni ma che garantisce la continuità naturale di questi ambienti.

Ma non ci sono solo gli animali: il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ospita alcuni degli ambienti forestali più antichi d'Europa protetti nei secoli  grazie alla scarsa accessibilità.

"Nei trentamila ettari di foreste che ricoprono l'area ci sono cinque nuclei di faggete vetuste dichiarate patrimonio dell'umanità dall'Unesco. - conclude il direttore del Parco - Gli alberi crescono, si riproducono e muoiono senza l'intervento dell'uomo. Per mantenere integro questo ecosistema le piante non sono mai tagliate perché il legno morto favorisce la biodiversità attirando una notevole quantità di specie animali, come insetti e roditori, e vegetali".

Valentino Mastrella 

I faggi più vecchi d'Europa, con età che supera i cinquecento anni, si trovano nei 119 ettari della Val Cervara. Mentre la foresta più grande, con una superficie di oltre trecento ettari, è nella Val Fondillo tra Opi e Civitella Alfedena. Tra le rarità botaniche dell'area protetta anche ci sono l'endemica Iris marsica e la cosiddetta Scarpetta di Venere, un'orchidea selvatica con un fiore giallo molto vistoso che ricorda un po' il profilo di una pantofola.

Valentino Mastrella 

 

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Sede centrale: Viale Santa Lucia, Pescasseroli (AQ)
Telefono 0863/91131
Cime principali Petroso (2.249 m), Marsicano (2.245 m), Meta (2.242 m)
Fiumi: Sangro, Melfa, Giovenco, Volturno
Laghi: Barrea,Vivo, Pantaniello, Montagna Spaccata,
Riserve integrali: 4.400 ettari