Società

La miniera d'oro del cicloturismo che l'Italia sfrutta poco

In continuo aumento il numero di chi sceglie una vacanza in bicicletta, ma strutture e servizi adatti sono ancora pochi. L'esperto: "Gli imprenditori non hanno colto questo trend, mancano educazione sul tema e figure esperte"
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Una dozzina di MTB “full suspension”, quelle con gli ammortizzatori davanti e dietro, fanno bella mostra all’ingresso del bike hotel ”Ganischgerhof" in Val d’Ega, al confine tra Alto-Adige e Trentino. Nel deposito, attrezzato come una super officina, con tanto di idro pulitrice, servizio ricarica per bici elettriche e tavolo da lavoro professionale, quasi non si trova posto. Sono più i mezzi a due ruote che le auto nel parcheggio. Molti degli ospiti sono arrivati da tutta Europa e non solo per un bike clinic di una settimana, organizzato da un brand famoso tedesco che ha preferito l’Italia per i suoi bike test. «Ci sono già richieste per luglio e agosto, con vari giorni tutto prenotato», spiega Ivan Riegler, proprietario di Flex Sport, noleggio bici e bike tour di nuova Ponente (BZ).

«La domanda di cicloturismo continua a crescere, soprattutto in territori come i nostri che hanno centinaia di chilometri e di sentieri da offrire». Scenario simile ad Arabba, paese incastonato tra il Passo Pordoi e il Passo Campolongo, che vanta alcune delle strade che hanno fatto la storia del ciclismo. Qui, lo scorso 19 giugno, oltre seimila ciclisti si sono radunati per il Dolomites Bike Day, manifestazione non competitiva, che unisce tre Passi, due province e tre valli ladine in un unico evento a pedali chiuso al traffico a motore. «Sono queste manifestazioni che offrono visibilità e riempiono alberghi e ristoranti. Dare la libertà di pedalare in silenzio porta un valore aggiunto», spiega Michela Lezuo, presidente di Arabba Fodom turismo, destinazione veneta da sogno per ogni amante della bici. Sia per fare i passi Giau, Pordoi, Falzarego, sia per scoprire le Dolomiti su sentieri a traccia singola. «Siamo un classico villaggio di montagna, ma attrezzato per tutte le due ruote», spiega Michela.

Due storie che incarnano una tendenza: sempre più italiani scelgono di trascorrere le proprie vacanze o un weekend su due ruote in Italia. Nel 2019, secondo Isnart-Unioncamere e Legambiente, sono stati stimati 20,5 mln di pernottamenti di cicloturisti italiani ma per quest’anno si prevede di avvicinarsi ai 30 milioni. Nel 2020 i turisti che hanno usato la bicicletta in Italia sono stati 4,7 milioni (il 21% su un totale di 27 milioni) e hanno speso 4,1 miliardi di euro (il 18% dei 22,7 totali). La spesa pro capite del turista a pedali è stata di 940 euro, contro gli 863 euro in media. A fare da volano per la crescita il boom delle bici elettriche, quintuplicate negli ultimi cinque anni: su 2 milioni di mezzi venduti nel 2020, le muscolari sono state 1,7 milioni (+12%) e le e-bike 280 mila (+44%).

Tuttavia a frenare l’entusiasmo ci sono i dati comparati. «In Europa il fatturato è di oltre 50 miliardi. La sola Germania fattura quattro volte il nostro paese, con un’offerta turistica decisamente inferiore», commenta Gianluca Santilli, presidente Osservatorio Bikeconomy e autore del libro “Bikeconomy, viaggio nel mondo che pedala”. A mancare sono soprattutto i turisti stranieri, dall’Europa e gli Usa, turisti che spendono spesso molto, con bici anche da 10mila euro, interessati a tour completi, con guide, ricezione di qualità, servizi di manutenzione di alto livello. «Mancano spesso i cartelli e le mappature, non ci sono servizi di trasporto e bike hotel attrezzati», continua Santilli. «Il mondo imprenditoriale del turismo non ha colto questo trend, ma soprattutto mancano l'educazione sul tema e figure esperte, come ad esempio i formatori e le società di consulenza dedicate».

Il cicloturismo, secondo chi opera nel settore, può contribuire sia al turismo nei borghi minori, soprattutto per la ristorazione, sia allungare la stagione spalla, comprendendo cioè anche primavera e autunno, e si sposa con attività sul territorio: degustazioni, escursioni a piedi, vino, yoga, canoa e cultura. Non investire in questa direzione significa perdere importanti ricavi, per di più a impatto ridotto, contrariamente al turismo in moto, che ha impatti rilevanti e ricavi molto ridotti.

Destinazioni del cicloturismo

Le destinazioni più ricercate, secondo Isnart-Unioncamere sono il Lago di Garda e il Trentino (prima meta in assoluto), seguono al secondo posto l'Alta Valtellina in Lombardia e al terzo il Salento in Puglia. Le destinazioni più importanti sono soprattutto al nord con Bibione e San Michele al Tagliamento in Friuli, le Dolomiti venete, Levanto in Liguria, le Langhe in Piemonte, regioni più attrezzate con ciclovie e infrastrutture. Ma non mancano numerose destinazioni al Sud ricche di attrattive, come Abruzzo, Calabria e Puglia, dove però spesso la ricettività è assolutamente inadeguata.

A mancare, oltre i servizi, sono sia le ciclovie ma anche percorsi in grado di sfruttare le strade secondarie e le tante forestali. Vari intervistati poi segnalano la grave carenza di Trenitalia sui servizi di trasporto bici, impossibile su Frecciarossa e di bassa qualità su tanti regionali (dove comunque si paga un sovrapprezzo), inclusi percorsi di grande rilievo come la linea del Brennero o i grandi nodi ciclistici come Mantova e Ferrara. Una serie di intoppi che rendono l’esperienza frustrante e complicata.

Numeri ridottissimi poi per i cicloturisti, ovvero quelli che si portano tutto il bagaglio sempre con se, veri e propri viaggiatori su due ruote. Secondo i dati sono solo il 2% del totale, un numero molto più basso che in altri paesi. «In Italia tutti parlano di attrezzature, di tempi di percorrenza, di obiettivi. Il ciclismo da vacanza italiano è più un’impresa che un viaggio. Il cicloturismo invece è un viaggio, da fare magari insieme, da godere, dove si aspetta chi va più piano», spiega Sergio Borroni, ciclo viaggiatore che ha attraversato il mondo su due ruote. «Il viaggio in bici avvicina le persone, fa conoscere le culture, offre angolature che altri modi di viaggiare non offrono. Purtroppo in Italia è un settore molto indietro. Ci sono pochi negozi di viaggio specializzati». Una delle eccezioni è AdHoc, negozio nato pochi anni fa a Rovereto (TN) lungo la ciclabile dell’Adige e oggi allargatosi in nuovi spazi. «Noi in pochi anni ci siamo allargati, la domanda di bikepaking è costantemente in crescita e sempre più gente viene a chiedere borse e equipaggiamento dedicato».

C’è poi il tema del benessere. «Pedalare fa bene alla salute», continua Borroni. «Recentemente abbiamo fatto un viaggio con Simone Masotti, un ragazzo malato di Parkinson, pedalando per 700km per 7 giorni. Ebbene durante il viaggio ha ridotto della metà l’uso di medicinale e non ha mai attivato il DBS, un macchinario di assistenza». E per tutti è un toccasana per circolazione, depressione e obesità. E per chi si vuole avvicinare il consiglio è quello di pensare che «non esiste l’impossibile, ma solo qualcosa che non abbiamo voglia, tempo, coraggio di affrontare, non sappiamo di cosa siamo in grado di affrontare».