Il personaggio

Greta Thunberg: "La casa è in fiamme, ma ci aiuta la tecnologia"

Parla l'attivista che ha dato il via ai Fridays for Future e spronato i leader mondiali ad affrontare l'emergenza climatica: "È l'ora della speranza: la gente ha visto il pericolo e comincia a combattere"."Ho usato all'inizio parole forti perché non ci ascoltava nessuno. Ma non ho mai perso la fiducia"

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Quando dalla sua casa di Stoccolma Greta pronuncia le parole "speranza" e "soluzioni", diventa chiaro che qualcosa è cambiato. Se non nella politica, che ancora arranca nell'affrontare l'emergenza climatica, certo nella strategia comunicativa della più famosa attivista del mondo. L'abbiamo conosciuta che presidiava con il suo cartello il Parlamento svedese, l'abbiamo ascoltata brutalizzare verbalmente l'Assemblea generale dell'Onu, i grandi dell'economia riuniti a Davos, i deputati europei a Bruxelles. Oggi la diciottenne Greta Thunberg, pur continuando a denunciare la gravità della situazione in cui siamo, prova a indicare la strada per uscirne.

"Greta Thunberg - Un anno per salvare il mondo"

Lo ha fatto in un documentario realizzato dalla Bbc e ora trasmesso in Italia da Sky Nature: "La troupe mi ha seguita mentre viaggiavo in alcuni luoghi del mondo colpiti dalla crisi climatica. Per capire che impatto avrà su di noi, sulle persone, sugli ecosistemi. Ma anche per individuare le possibili soluzioni".

 


Greta, in passato hai usato parole durissime: "Voglio che proviate il panico, che abbiate paura, la nostra casa è in fiamme". Oggi nel tuo lessico c'è posto per la parola "speranza"?

"Sì, c'è posto per la speranza. All'inizio ho dovuto usare parole così forti per attirare l'attenzione delle persone, perché per decenni chi si batteva contro i cambiamenti climatici non era stato ascoltato. Quando mi auguravo che gli adulti piombassero nel panico stavo usando una metafora, ma nel mio cuore c'è sempre stato spazio per la parola 'speranza'. A maggior ragione oggi, anche se per sperare non possiamo continuare con le stesse politiche adottate finora, perché così non eviteremo le conseguenze peggiori. Ma c'è ancora un po' di tempo per intervenire ed evitare il disastro. La mia più grande speranza è creare un movimento forte, in modo da esercitare una grande pressione su chi sta al potere".


Rispetto a un anno fa, sei più fiduciosa nella possibile soluzione della crisi?

"La mia fiducia è rimasta invariata, perché ci sono novità positive e negative che alla fine finiscono per compensarsi. Se da una parte mi sono resa conto come la situazione sia più grave di quanto si pensasse fino a pochi mesi fa, dall'altra ci sono stati progressi tecnologici che lasciano ben sperare. Ma la più grande fonte di speranza è un'altra. Durante la realizzazione del documentario ho incontrato tante persone e ho scoperto che sono molto più pronte di quanto si pensi a impegnarsi per il cambiamento. Le persone vogliono che si agisca per il clima. Quando diventano davvero consapevoli della crisi che stiamo fronteggiando allora si impegnano e chiedono che vengano messe in atto le misure necessarie per fermarla. Qualcuno sostiene che la crisi climatica porti le persone alla depressione, le impaurisca fino a paralizzarle. La mia esperienza è esattamente l'opposto: chi comprende le possibili conseguenze inizia a combattere".


Oltre a speranza possiamo usare anche la parola ottimismo? Sei diventata più ottimista?

"Bisogna essere realisti: dobbiamo capire qual è l'obiettivo e se stiamo agendo per raggiungerlo oppure no. In questo periodo assistiamo alla crescita degli investimenti nelle auto elettriche e nelle energie rinnovabili, belle notizie. Ma sappiamo che si continua a emettere sempre più CO2. Le persone non vogliano più sentire cattive notizie ma andare avanti e adottare le soluzioni migliori".


Sei stata aggredita per il tuo impegno. La violenza "social" ti ha creato problemi?

"Ho sempre trovato divertenti le teorie sul mio conto: un giorno ero una spia russa, poi un agente americano. Il mio impegno non ha avuto alcun impatto sulla mia salute, fisica o mentale. Al contrario, non mi sono mai sentita così bene come da quando ho iniziato a fare qualcosa per cui avevo una grande passione. A tratti la pressione su di me e sugli altri attivisti è stata irragionevolmente alta. E noi l'avremmo volentieri evitata. In un mondo perfetto non ci dovrebbe essere bisogno di giovanissimi attivisti per il clima. Saremmo molto più felici se altri si assumessero la responsabilità di agire contro il riscaldamento globale".


Come è cambiata Greta Thunberg nell'ultimo anno?

"Tra la me di oggi e quella di quando tutto questo è iniziato c'è una grande differenza. Ero, e per certi versi lo sono ancora, molto timida e riservata. Parlavo poco, stavo spesso da sola nella mia stanza senza far nulla. Ero convinta che non contassi niente, perché ero troppo piccola e non potevo fare la differenza. Oggi sono molto più felice, ho tantissimi amici, sento che la mia vita ha un senso. C'è stato un grande miglioramento. Però penso di essere rimasta la stessa persona di allora".


Nel secondo episodio del documentario ti si vede ballare in treno. Danzi spesso? E cos'altro ti diverte?

"Ballare mi diverte, ma non è una vera danza, piuttosto una specie di free style. Mi rilassa fare i puzzle e ne sto facendo anche uno adesso mentre rispondo alle domande (abbassa la webcam e inquadra le tessere sparse sulla sua scrivania). E poi ricamo. Passo molto tempo con i miei cani, leggo ed ascolto audiolibri".


Sei tornata a scuola dopo un anno di pausa: che effetto ti ha fatto? E come sei riuscita a conciliare le lezioni con l'attivismo?

"È stato bello tornare a scuola in presenza anche se poi è stata subito chiusa. Anche per questo è stato facile tenere insieme le lezioni e il mio impegno per l'ambiente: tutto si è svolto da casa. Ma andare a scuola fisicamente è molto più bello".


Fridays for Future come sta? Sembra essersi spento a causa della pandemia...

"Per ovvi motivi non siamo più scesi in strada. Ora, con il graduale ritorno alla normalità, torneremo nelle piazze. Anche se non ho una strategia: siamo un movimento flessibile, che si adatta alle situazioni. Né abbiamo una data, perché non sappiamo come evolverà la pandemia e la campagna vaccinale nelle diverse aree del mondo: il nostro è un movimento globale che vuole coinvolgere tutti".


Cosa pensi della disobbedienza civile?

"Che è una buona cosa, se fatta in modo da arrecare alla società più benefici che danni".


Hai usato parole dure sul caso del dissidente russo Aleksej Navalny, una vicenda lontana dalla lotta ai cambiamenti climatici. Perché?

"Pur cercando di evitare la politica, penso che si debba intervenire per difendere la libertà di opinione, la libertà di stampa, la libertà di manifestare. Non possiamo avere una giustizia sociale senza mettere in pratica una giustizia climatica, e viceversa. Gli esseri umani fanno parte della natura, non si salva l'ambiente se non ci si occupa delle persone che stanno soffrendo. Per questo ho preso posizione sul caso Navalny".


Cosa intendi esattamente per giustizia climatica?

"Il riscaldamento globale colpirà più duramente proprio chi occupa le posizioni più vulnerabili della società. Ed è davvero un paradosso di questa crisi, che coloro che hanno contribuito meno a generarla rischiano di pagare il prezzo più alto. Appena 100 grandi compagnie sono responsabili del 70% delle emissioni globali di gas serra negli ultimi 30 anni. E l'1% della popolazione più ricca è responsabile del 50% delle emissioni. Non si può chiedere a tutti di contribuire allo stesso modo alla soluzione. È una questione di buon senso".


Quindi cosa dovrebbero fare i Paesi ricchi?

"Prendiamo gli Stati Uniti: si sono dati l'obiettivo di diventare carbon neutral nel 2050. Questo non significa che non emetteranno più CO2, ma che la emetteranno per poi compensarla. Ma questa strategia si basa sul cosiddetto carbon budget, cioè su quanta anidride carbonica si può ancora emettere nell'atmosfera per restare al di sotto del limite di 1,5 gradi di riscaldamento. Ebbene è profondamente ingiusto che siano i Paesi ricchi a decidere come usare il carbon budget rimanente, dovrebbero lasciarlo a disposizione dei Paesi in via di sviluppo e prendere per una volta la fetta più piccola della torta".


L'Europa scommette sulla transizione ecologica per uscire dalla crisi. Cosa ne pensi?

"Non penso che Ue si stia comportando bene. Perché se è vero che sta investendo tanti soldi in cosiddetti progetti green, allo stesso tempo continua a finanziare tanti progetti sporchi. Dicono che si sta lavorando per le next generations (le generazioni future), ma non capisco come: visto che si continua come prima. Certo, rispetto a qualche anno fa la situazione è leggermente migliorata, ma se prendiamo come riferimento quello che si dovrebbe davvero fare non ci sono grandi novità".


Parteciperai alla Cop26 di Glasgow a novembre?

"Non ho intenzione di andare perché così come è concepita Cop26 non è utile: a causa della pandemia non mette tutti gli interlocutori sullo stesso piano. Ci sono nazioni che sono sulla lista rossa britannica per il Covid e dunque non potranno mandare fisicamente le loro delegazioni a Glasgow. Ma da qui a novembre le cose possono anche cambiare. non chiudo alcuna porta".


Cosa ci ha insegnato la pandemia?

"Quanto sia importante la scienza: è un campanello d'allarme per le crisi e fornisce le soluzioni. Abbiamo imparato che, se si vuole, le emergenze si possono affrontare e risolvere, le risorse si trovano. C'era chi diceva che non c'erano soldi per il clima, ma il coronavirus ha dimostrato che alla fine si trovano. Ora la politica non ha più scuse per non affrontare il riscaldamento globale".


C'è chi suggerisce di cercare una nuova casa nello spazio. Pensi sarà questo il futuro dell'umanità?

"È una prospettiva affascinante, ma forse prima di trovare un altro pianeta dovremmo avere cura di quello che ci ospita".


Nel cammino verso la soluzione dell'emergenza climatica c'è una data fondamentale: il 2050. Cosa sogna per sé stessa Greta Thunberg nel 2050?

"Di non essere un'attivista per il clima. Vorrebbe dire che l'emergenza è stata davvero risolta. Mi piacerebbe avere una vita normale. In genere però non faccio progetti a lungo termine: mi concentro sul presente e combatto per cambiare il futuro".