Economia

Pnrr: utility in prima fila per beneficiare dei 70 miliardi in arrivo per la rivoluzione verde

22/06/2021, Roma. Il presidente del Consiglio Mario Draghi incontra la presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen per presentare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). (agf)
Due studi indicano società e settori da seguire per chi vuole investire beneficiando degli investimenti garantiti dal Piano nazionale di ripresa e di resilienza per la transizione ecologica
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Con l'approvazione da parte della Commissione Europea del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr), l’Italia si trova davanti a un’opportunità "unica per cambiare la struttura economica e la competitività del Paese". Ne sono convinti gli esperti di Equita, che in uno studio sul tema dal titolo "Pnrr: missione possibile" innanzi tutto mettono in guardia che "il successo del Piano è legato alla capacità del Governo di garantire che l’ammontare di risorse in arrivo venga efficacemente utilizzate per rilanciare l’economia del Paese".


Dopodiché gli economisti sottolineano come gran parte del Pnrr poggi sulla rivoluzione verde e sulla transizione ecologica, cui viene destinato il 31% delle risorse complessive, corrispondente a un massimo di 70 miliardi di euro.

La maggioranze relativa di questa torta da 70 miliardi, pari a quasi 24 miliardi, andrà al settore delle energie rinnovabili, all'idrogeno e alla mobilità sostenibile, mentre oltre 15 miliardi saranno destinati alla protezione della terra e dell'acqua e un'analoga cifra è prevista per l'efficienza energetica e il rinnovamento del parco immobiliare. Ci sono poi 5,3 miliardi dedicati all'economia circolare e all'agricoltura sostenibile. "L'intero settore delle utility - spiegano da Equita - è esposto a tutti questi segmenti in forma sia diretta sia indiretta".

Più ancora nel dettaglio, gli economisti calcolano che le società più esposte al settore dei rifiuti, con un'attenzione sempre maggiore al recupero e al riciclo, siano Iren, Hera, A2a e Acea, quest’ultima per alcuni piccoli progetti. La multiutility romana figura invece al primo posto, sempre con Hera, Iren e A2a, tra i gruppi meglio posizionati sui servizi idrici. Mentre per le rinnovabili si citano Erg, Falck, Alerion, Enel, A2a e Hera, e per l'idrogeno Snam, Eni, Enel, Italgas, Saras, Hera, A2a e Ascopiave, quest'ultima su piccoli progetti, con una esposizione indiretta di Maire Tecnimont e Saipem. Per le reti intelligenti di informazioni e di distribuzione dell'energia elettrica, le cosiddette smart grid, Equita elenca Enel, Acea e, in misura minore, Iren, A2a, Hera e Terna.

Sui carburanti alternativi, si citano Snam, Hera, Eni e, per minori progetti, Ascopiave, mentre le società più esposte alla mobilità elettrica sono Enel, Terna, A2a, Iren, Hera e Acea, e sull'efficienza energetica degli edifici appaiono in prima fila Iren, Hera, Acea, A2a, Enel, Snam e Italgas.

Per la sola Enel, Equita stima al 2026 potenziali benefici in termini di margine operativo lordo (ebitda) per 47 milioni grazie alle smart grid e per 82 milioni grazie al risparmio energetico, mentre Snam potrebbe avere un impatto positivo sull'ebitda quantificato in 55 milioni e legato all'idrogeno. Acea potrebbe avere invece benefici fino a 53 milioni per le attività idriche, Iren potrebbe trarre vantaggi per oltre 28 milioni dal settore waste/biogas e per 23,4 milioni dall'acqua, business quest'ultimo in relazione al quale Equita stima per Hera 32 milioni di impatto positivo sull'ebitda. "A beneficiare dell'esposizione maggiore" alla transizione energetica finanziata dal Pnrr, concludono da Equita, "sono le utility locali".

Anche gli esperti di Columbia Threadneedle Investment, l'analista senior ricerca globale Benjamin Kelly e il gestore di portafoglio senior specializzata in infrastrutture Ingrid Edmund, in un recente approfondimento sottolineano l'importanza di seguire la transizione energetica nel campo degli investimenti. "L’enorme appetito dell’Europa per gli investimenti in infrastrutture verdi - ragionano i due esperti - genererà significative opportunità d’investimento. Considerati gli obiettivi del Green Deal, la carenza di investimenti è pari all’incirca a 470 miliardi all’anno da qui al 2030. Una tale cifra renderà necessarie sostanziose iniezioni di capitale privato da affiancare alla spesa pubblica e agli incentivi, il che creerà enormi opportunità d’investimento nell’arco di diversi anni".

Proprio in relazione alle infrastrutture europee, Columbia Threadneedle Investment individua quattro grandi temi di investimento: energie rinnovabili, mobilità verde, idrogeno come fonte di energia e patrimonio edilizio. Solo per quel che riguarda la prima categoria, Kelly ed Edmund osservano che, “stando alle ricerche condotte dalla società di consulenza At Kearney, in Europa gli investimenti in fonti di energia rinnovabili saliranno da 60 miliardi nel 2020 a 90 miliardi nel 2022. Entro il 2030, gli investimenti complessivi in capacità eolica e solare raggiungeranno almeno 650 miliardi e potrebbero salire fino a 1.000 miliardi”. Insomma, chi intende “seguire i soldi” come suggerisce la celebre frase del film “Tutti gli uomini del presidente” farebbe bene a monitorare attentamente il settore industriale legato alla transizione ecologica.