Biodiversità

Il virus dei salmoni dall'allevamento al Pacifico: così lo ha diffuso l'uomo

(University of British Columbia) 
Dalle coste canadesi l’allarme degli esperti: l’acquacoltura favorisce la diffusione del PRV, che causa il collasso degli organi interni dei pesci, anche nella popolazione selvatica
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Dai salmoni d’allevamento a quelli selvatici: il virus corre veloce. Anzi, velocissimo. Colpa anche dell’uomo, che negli ultimi decenni ha movimentato consistenti stock ittici dall’Atlantico al Pacifico. Non senza conseguenze, a quanto pare. Ora l’allarme arriva dalle coste pacifiche del Canada e riguarda, in particolare, il Piscine orthoreovirus (PRV), un virus individuato già nel 2010 che infetta esclusivamente i pesci causando il collasso degli organi interni, fegato e reni in primis.


Fu scoperto nel salmone atlantico d’allevamento: ora, a quanto pare, sembra diffondersi con facilità anche nel suo “cugino” del Pacifico, Oncorhynchus gorbuscha. Come? Attraverso le gabbie galleggianti a maglie aperte installate in mare aperto: maxi piattaforme dalle quali, forse aiutati anche da vettori come parassiti, i virus possono contagiare i pesci selvatici. Con effetti potenzialmente catastrofici sugli interi ecosistemi.

E’ quanto emerge da un nuovissimo studio pubblicato in queste ore sulla rivista Science Advances e condotto da University of British Columbia (UBC) e Strategic Salmon Health Initiative (SSHI) insieme a Fisheries and Oceans Canada (DFO), Genome British Columbia e Pacific Salmon Foundation. Partendo dalle origini del virus negli allevamenti di salmoni in Norvegia, la ricerca documenta la sua presenza sempre più pervasiva negli allevamenti della Columbia britannica e, soprattutto, dimostra come il salmone reale selvatico abbia più probabilità di essere infettato dal PRV quanto più è vicino agli allevamenti.


Per stabilire la relazione è stato necessario procedere al sequenziamento del genoma del virus, verificando la stretta parentela tra quello che colpisce le popolazione selvatiche e quello che decima la popolazione d’allevamento. Così i ricercatori hanno stabilito la trasmissione diretta del virus ipotizzando  dunque - come sottolinea il virologo Gideon Mordecai, ricercatore della University of British Columbia – che “gli allevamenti intensivi di salmone fungano da amplificatori della trasmissione del PRV”.


La ricerca ha evidenziato anche come l’infezione del salmone selvatico del Pacifico sia un fenomeno relativamente recente, in coincidenza con il “boom” dell’acquacoltura nell’area. “Il sequenziamento del genoma del virus – spiega ancora Mordecai – indica chiaramente che la sua diffusione è legata all’acquacoltura e agli alti tassi di infezione virale negli allevamenti di salmoni”. “Quanto basta per suggerire un approccio più prudente nello sviluppo e nella diffusione dell’allevamento del salmone della Columbia britannica”, aggiunge Andrew Bateman della Pacific Salmon Foundation.

“Il trasferimento, nell’ambito della zootecnia, di stock ittici importanti da una parte all’altra del pianeta può avere conseguenze impreviste, che non devono tuttavia sorprendere”, spiega Paola Beraldo, che si occupa di parassitologia e malattie parassitarie all’Università degli Studi di Udine. “Né deve sorprendere – aggiunge - il passaggio di virus e batteri da animali domestici a animali selvatici, o viceversa, soprattutto nel caso di biomasse molto concentrate, che favoriscono la capacità di riprodursi dei patogeni. Non sempre noi umani sembriamo considerare le conseguenze delle nostre azioni”.


Allevare specie alloctone può dunque riservare esiti inattesi. Come per tutte le interferenze, dirette o indirette, dell’uomo sulla natura. “Per esempio, in occasione di uno stage in Israele, mi sono interessata della trasmissione di un micobatterio nelle popolazioni ittiche selvatiche, favorita dall’allevamento di branzini e orate nel mar Rosso. – annuisce Beraldo – Un caso che fece  scalpore tra gli ambientalisti, al punto da portare alla chiusura degli allevamenti”. Cosa accadrà ora, invece, lungo le coste canadesi del Pacifico, dove la diffusione del virus dei salmoni può diventare incontrollabile?