Francia

La rivoluzione verde di Macron che rischia di scontentare tutti

Il presidente frncese Emmanuel Macron (ansa)
Il piano dell'Eliseo per un'ecologia "pratica" per gli ambientalisti è "solo greenwashing". Dal menu vegetariano nelle mense di scuole e università fino al nuovo reato di "ecocidio"
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Emmanuel Macron, ci sei o ci fai? È la domanda che si pongono tanti francesi sull’ambientalismo esibito dal loro presidente. Proprio in queste settimane è in discussione al Parlamento una "legge sul clima", insieme composito ed eterogeneo di misure che vogliono fornire un nuovo slancio alla Francia dell’ecologia e accelerare la battaglia contro il riscaldamento climatico. Ma i dubbi prevalgono sull’entusiasmo: non è che sia tutto e solo greenwashing?


Una premessa: è lo stesso Macron a sintetizzare in generale la sua formula politica nell’espressione "en même temps", "al tempo stesso", che vuol dire, ad esempio, operare, se necessario, un mix di destra e di sinistra. Oppure delle esigenze degli ambientalisti e di quelle delle industrie inquinanti. Sì, un colpo al cerchio e uno alla botte, qualcuno direbbe che "fa il democristiano". Ma il problema è che così alla fine si rischia di voler accontentare tutti e di non accontentare nessuno.

La legge sul clima è già stata approvata in prima lettura dai deputati dell’Assemblea nazionale al principio di maggio (lì i macronisti e i loro alleati possono contare sulla maggioranza assoluta). Si trova ora all’esame del Senato, dove invece è la destra a prevalere. Ma se i senatori modificheranno sensibilmente il testo, sarà poi l’Assemblea nazionale a dare il via libera definitivo e a riportare probabilmente la legge sul "retto cammino". Insomma, Macron ha davanti a sé una strada senza ostacoli.

Nella nuova legge c’è di tutto e di più. Si va dall’introduzione di un menu vegetariano ogni giorno nelle mense delle scuole pubbliche e delle università dal 2023, fino al divieto del riscaldamento a gas per i tavolini all’esterno dei locali dall’aprile 2022, passando per l’obbligo ai fabbricanti di diversi prodotti, soprattutto elettrodomestici, di fornire, fino a cinque anni dopo averne cessato la commercializzazione, i pezzi di ricambio. La legge comprende anche l’introduzione nel codice penale di un nuovo reato, l’"ecocidio", punibile fino a dieci anni di carcere.


Barbara Pompili, ministra della Transizione ecologica, definisce quest’insieme di norme come "un manuale di ecologia pratica, espressione del buon senso" e "una reale trasformazione dell’approccio culturale nel settore". Per le principali ong ambientalistiche, come Greenpeace e Réseau Action Climat (che lo scorso 9 maggio hanno organizzato 160 manifestazioni in tutta la Francia per esprimere la delusione rispetto alla nuova legge), si tratta di un provvedimento "che fa solo finta di agire". Per Camille Etienne, giovane militante di 22 anni (sta diventando una sorta di Greta francese), è "una pura operazione di greenwashing". Mentre per Daniel Boy, politologo della prestigiosa Sciences Po, rappresenta un tentativo di "ecologia pragmatica", ma ammette che "l’ambientalismo non fa parte del DNA di Macron".

Sta di fatto che il Governo ha commissionato uno studio indipendente alla Boston Consulting, per stabilire se la legge consentirà alla Francia di centrare gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima di Parigi (2015) all’orizzonte del 2030 e la risposta è stata negativa (neanche nella migliore delle ipotesi). Il problema è che le misure contenute nella legge sono tante e d’effetto, ma non necessariamente efficaci. È previsto anche il divieto dei voli aerei interni, quando i treni arrivano a destinazione entro le due ore e mezzo. Che sembra qualcosa di innovativo, ma nella realtà porterà alla soppressione di una manciata di voli. Era stato proprio Macron a volere nel 2019 la Convenzione dei cittadini sul clima: 150 francesi tirati a sorte e che per quasi un anno hanno discusso con degli specialisti per stilare una serie di proposte, tra cui proprio quella per favorire il treno rispetto all’aereo. Ma avevano fissato a quattro ore il tempo sotto il quale escludere i voli aerei e non due e mezzo. In quel caso le conseguenze sarebbero state davvero sostanziali…
 

La Convenzione, sbandierata da Macron come strumento di democrazia partecipativa, aveva portato, al termine dei suoi lavori, nel giugno 2020, a 149 proposte, ma solo 18 sono state mantenute nella legge sul clima (e alcune pure annacquate). Il presidente cerca di conciliare esigenze opposte in vista delle elezioni dell’anno prossimo, dove punta a essere confermato alla guida della Francia. Da una parte, appunto, gli ambientalisti. E dall’altra le aziende, che non vogliono troppi limiti ecologici alla produzione. Ma anche i francesi dei ceti medio-bassi, che vedono nell’ambientalismo un ostacolo e una "cosa da ricchi". La rivolta dei gilet gialli era scoppiata proprio per protestare contro l’introduzione di una nuova tassa ecologica, che generava un aumento del prezzo della benzina e soprattutto del diesel. Ebbene, in questo contesto Macron applica sempre il suo "en même temps", cercando di accontentare (un pochino) tutti. Ma alla fine produce tutto e il contrario di tutto. "Allo stesso tempo".