Popolazione

Cina, contrordine compagni: "I nuovi nati sono troppo pochi"

(afp)
Dopo 40 anni di controllo delle nascite di Stato, il Dragone registra un declino dallo 0,57 per cento allo 0,53% tra il 2000 e il 2010. E si pensa di permettere alle famiglie di scegliere quanti figli avere
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LONDRA – La sovrappopolazione del pianeta è uno dei problemi globali che contribuiscono al cambiamento climatico e alla scarsità di risorse primarie, come ben sa la Cina che, per controllare il boom demografico che l’aveva fatta diventare il paese più popoloso del mondo, più di quarant’anni fa impose ai propri abitanti la controversa misura di un figlio a famiglia. Ma quella politica, a lungo andare, ha creato a sua volta un problema: ora i cinesi temono di diventare troppo pochi.

Il tasso di crescita della sua popolazione cresce al ritmo più basso degli ultimi decenni, secondo i dati del censimento reso pubblico nei giorni scorsi, riporta la Bbc. La crescita media è stata dello 0,53 per cento nei dieci anni passati, un declino dallo 0,57 per cento tra il 2000 e il 2010. Naturalmente in assoluto i cinesi continuano a essere tanti: 1 miliardo e 410 milioni. Ma il risultato aumenta la pressione sul governo di Pechino, afferma la radiotelevisione britannica, per avviare misure che incoraggino le coppie ad avere più figli ed evitare un calo della popolazione.

Ning Jizhe, capo dell’Ufficio Nazionale Statistiche, ha annunciato che nel 2020 in Cina sono nati 12 milioni di bambini, una diminuzione significativa – nota la Bbc – dai 18 milioni nati nel 2016. Il declino nel tasso di fertilità è tuttavia un risultato naturale dello sviluppo economico cinese: quando una nazione diventa più sviluppata, il numero delle nascite tende a decrescere perché i giovani hanno altre priorità rispetto a crearsi una famiglia, come lo studio e la carriera. Lo stesso fenomeno, per restare all’Asia, si è verificato in anni recenti in Giappone e Corea del Sud. Quest’ultima in particolare ha registrato lo scorso anno più decessi che nascite per la prima volta nella sua storia, suscitando allarme in un paese che ha il più basso tasso di nascite al mondo.

Il calo della popolazione, osserva la Bbc, è problematico perché forma una società in cui ci sono più anziani che giovani: e quando questo succede non ci saranno abbastanza lavoratori in futuro per occuparsi degli anziani, in una società di anziani in cui aumenta la richiesta di cure mediche e assistenza sociale. Per questo nel 2016, la Cina prese la storica decisione di mettere fine alla sua politica di un figlio a famiglia, introdotta nel 1979 (chi la violava rischiava multe, perdita del lavoro e aborto forzato), permettendo a ogni coppia di averne due. Ma il cambiamento non è bastato a fermare il declino delle nascite e ora qualcuno vorrebbe l’abolizione di ogni limite, permettendo alle famiglie di avere quanti figli vogliono.

Il minor numero di nascite non ha provocato un calo della popolazione, come prevedevano alcuni: la Cina rimane il paese più popoloso del mondo, anche se l’India la segue da vicino, essendo arrivata a 1 miliardo e 352 milioni di abitanti e la sua crescita prosegue a un ritmo così vertiginoso che si prevede che la supererà nel 2030 diventando il primo paese ad avere un miliardo e mezzo di persone. Ma è già calato il numero di cinesi in età lavorativa, sceso di 40 milioni fra il 2010 e il 2020, un campanello d’allarme per la crescita economica nazionale con implicazioni anche mondiali tenuto conto di quanto il resto del pianeta dipende oggi da Pechino. Una dipendenza che anche per questo il nuovo presidente americano Joe Biden cerca di ridurre, almeno per quanto riguarda l’Occidente, insieme agli alleati europei.