Inquinamento

I pesci mangiano plastica dagli anni Cinquanta

I campioni raccolti nel 1972, 1953 e 1907 (Kate Golembiewski, Field Museum) 
Analizzando i tratti digerenti di alcuni pesci di acqua dolce del secolo scorso, alcuni ricercatori sono risaliti al periodo in cui la plastica ha cominciato ad accumularsi nel loro organismo
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Che potranno mai raccontare dei persici trota (Micropterus salmoides) sotto alcol custoditi nei sotterranei di un museo e risalenti al secolo scorso? Possono aiutarci a capire per esempio quando le microplastiche hanno cominciato a invadere il mondo acquatico. Ed è esattamente con questo intento che il team guidato da Loren Hou della Loyola University of Chicago ha analizzato persici trota e altri esemplari di acqua dolce della zona di Chicago. Scoprendo, con poca sorpresa forse, che quando la plastica ha cominciato a diffondersi massicciamente nelle nostre vite ha cominciato anche ad accumularsi nell'ambiente e negli animali, pesci in questo caso. Quando? Più o meno intorno agli anni Cinquanta.

Se il risultato a una prima analisi sembra ovvio, in realtà, spiegano Hou e colleghi sulle pagine di Ecological Applications, non lo è. Mancano dati storici sull'accumulo di plastica nei pesci di acqua dolce e trovarli aiuterebbe a far luce anche su quel che ci può aspettare in futuro, scrivono. Partendo da questo i ricercatori hanno messo mano alle collezioni di musei locali, in primis il Field Museum di storia naturale di Chicago, e hanno analizzato i tratti digerenti di quattro specie di pesce di acqua dolce (Micropterus salmoides, Notropis stramineus, Ictalurus punctatus e Neogobius melanostomus) con campioni che coprivano oltre un secolo di storia (dal 1900 al 2017).

Per farlo hanno usato tecniche diverse: dopo aver dissezionato il tratto digerente hanno usato del perossido di idrogeno, analisi al microscopio e infine di spettroscopia Raman per identificare eventuali particelle di plastica. I primi passaggi servivano a trovare indizi sulla presenza di plastica – il perossido di idrogeno per esempio risparmia la plastica, che appare con bordi lisci al microscopio, ha spiegato Hou – mentre la spettroscopia Raman serviva a caratterizzarne la composizione.

Mettendo insieme quando osservato, i ricercatori hanno visto che fino alla metà del secolo scorso non si trovano residui di plastica nella pancia dei pesci, ma di lì in poi è cominciata ad aumentare. Con tutta probabilità, scrivono gli autori, riflettendo un trend nell'aumento delle materie plastiche comprese quelle disperse dai lavaggi dei vestiti in lavatrice puntualizzano - a livello ambientale.

“Abbiamo osservato  che la quantità di microplastiche nell'intestino di questi pesci è sostanzialmente aumentata insieme ai livelli di produzione delle pastiche”, ha commentato in proposito Caleb McMahan del Field Museum, tra gli autori del lavoro: “E' lo stesso pattern di quanto si sta osservando nei sedimenti marini, segue il trend generale per cui la plastica essere ovunque”.