Il ritorno dei Verdi d'Europa

Francia, l'ambiente riunisce la sinistra divisa

Tolosa. 2021, protesta contro la costruzione di una grande segheria al motto di "Alberi = Vita" 
Con lo spostamento verso destra della politica di Macron, nel centro sinistra si è creato un vuoto politico
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Il prossimo appuntamento elettorale in Francia è quello delle regionali, in giugno. Ebbene, nell’Hauts-de-France, la grande regione del Nord, si è appena realizzato un miracolo. La candidata ecologista Karima Delli è riuscita in  quello che all’apparenza sembrava impossibile, riunire dietro di sé tutta la sinistra, ma proprio tutta: oltre al suo partito (Europe Ecologie Les Verts, Eelv, il nome assunto dai Verdi a partire dalla loro rifondazione, nel 2010), i socialisti, i comunisti, la France insoumise (la gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon) e Génération.s, il micropartito dell’ex socialista Benoit Hamon. Forse un esempio da emulare per altre regioni e soprattutto per le presidenziali, tra poco più di un anno. Ma non sarà facile, per nulla, a causa delle differenze strutturali all’interno della sinistra e della litigiosità innata dei Verdi francesi, un partito che rinasce sempre e non decolla mai. 


Con lo spostamento verso destra della politica di Emmanuel Macron, nel centro-sinistra si è creato un vuoto politico interessante. Ed Eelv, che è uscito a sorpresa vittorioso dalle europee del 2019 e dalle comunali dell’anno scorso, potrebbe rappresentare la forza politica trainante di quel bacino, anche perché, con i tempi che corrono, quelli della pandemia e della riscoperta dell’ecologia, ha davvero il vento in poppa. Le cose, però, non sono mai così semplici.

Facciamo un passo indietro. Alle europee del 2019 Eelv era stato accreditato dai sondaggi al 5% o poco più, per poi strappare il 13% e uscire da un lungo periodo di crisi. Alle comunali dell’anno scorso è andata ancora meglio. Il partito, che fino ad allora governava solo Grenoble (con il carismatico sindaco ecologista Eric Piolle, che ha riempito la città di piste ciclabili e che è stato confermato), si è aggiudicato i principali agglomerati del Paese: Lione, Bordeaux, Strasburgo e ancora Besançon, Tours, Poitiers. 

Principale artefice della vittoria è stato Yannick Jadot, 53 anni, a lungo direttore delle campagne di Greenpeace in Francia, europarlamentare e, appunto, capolista alle elezioni europee del 2019. L’uomo è considerato un moderato all’interno di Eelv, talvolta troppo liberale e pragmatico e indipendente rispetto ai vertici storici del partito, che a tratti flirtano con la gauche radicale. Ma proprio così può rassicurare anche un elettorato centrista, di cui Eelv ha bisogno per uscire dalla nicchia.

D’altra parte cavalca la lotta ai pesticidi, parla di uscita dal nucleare e addirittura di decrescita, che sono i temi caratteristici di tutti i verdi. Poi, sebbene ripeta, come i compagni di partito, che l’ecologia va al di là del divario fra destra e sinistra, anche Jadot è alla gauche che guarda per alleanze possibili ed è altamente incompatibile con Macron. Sulla carta sarebbe il candidato ideale per le prossime presidenziali. Ma Eelv, si sa, è il partito della democrazia partecipativa. 

E così ha deciso che il suo candidato alle presidenziali sarà designato dalle primarie, ma che queste potranno svolgersi solo in autunno, dopo le regionali di giugno. E non è per niente sicuro che Jadot s’imponga, perché all’interno del partito non fa l’unanimità. Piolle, il sindaco di Grenoble, etichettato più a sinistra, lo incalza, e anche Julien Bayou, giovane parigino, o la femminista Sandrine Rousseau, che si è già candidata per le future primarie. Nel frattempo il "fenomeno Jadot" si è un po’ sgonfiato. Secondo l’ultimo sondaggio Ifop, se si svolgesse ora il primo turno delle presidenziali, conquisterebbe appena il 6% dei consensi (ma il 17%, se ai Verdi si accodassero i socialisti), contro il 24% per Macron e il 28% per la Le Pen.

Va segnalato pure che i nuovi sindaci ecologisti, in molti casi provenienti dalla società civile (che è un vantaggio per il senso di novità che trasmettono, ma non hanno esperienza politica), hanno accumulato una serie di gaffe, non proprio apprezzate dal francese medio, vedi la decisione di non proporre (per ragioni ecologiche) un albero di Natale in piazza a Bordeaux da parte di Pierre Hurmic. O la definizione di "maschilista e inquinante" per il Tour de France del primo cittadino di Lione, Grégory Doucet, che ha anche imposto nelle mense scolastiche un menu unico senza carne, per ragioni logistiche dovute al Covid dice lui (ma per altre ideologiche e vegetariane, secondo una parte dell’opinione pubblica francese).