La caccia illegale

Avifauna protetta, dal Po allo Stretto di Messina: ecco i black spot dell'anti-bracconaggio

(foto: Lipu) 
Le trappole disseminate lungo le rotte delle migrazioni mietono vittime tra i volatili d'Italia, dai piccoli pettirossi ai grandi rapaci. Ecco una mappa dei "punti caldi" dove entrano in azione i Carabinieri forestali del Cites per contrastare la caccia illegale
3 minuti di lettura

Cotti allo spiedo e mangiati con la polenta nelle trattorie venete, a testa in giù in trappole appese sui rami degli alberi, inghiottiti dalle forti correnti dello stretto di Messina, trasformati in esche vive nell’isola di Malta per attrarre altri animali da cacciare. Così muoiono moltissimi uccelli, per opera di bracconieri senza scrupoli, ancora oggi, in Italia, nel 2021.

I cieli della Penisola sono solcati dalle rotte di numerosissimi migratori, dai piccoli pettirossi ai grandi rapaci: tracce invisibili attraversano valli, montagne, zone umide. Il passo migratorio, dalle Alpi alla Sicilia, collega Nord Europa e Africa. E i luoghi delle migrazioni stagionali dell’avifauna sono ormai arcinoti a chi impoverisce la biodiversità, ma anche a chi cerca in tutti i modi di salvaguardarla. Primi fra tutti i Carabinieri forestali del Cites, il raggruppamento che fa rispettare nel nostro Paese la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, Carta nata dall'esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante, una delle principali cause dell'estinzione e rarefazione delle specie viventi.

“Il ministero dell’Ambiente – ora ministero della Transizione ecologica – ha individuato alcuni punti caldi del bracconaggio italiano”’ spiega Claudio Marrucci, il tenente colonnello a capo del reparto operativo antibracconaggio dei Carabinieri Cites. “In tali aree lavoriamo costantemente in operazioni di prevenzione e repressione dell’illegalità. Un’opera costante e impegnativa, ma i risultati non mancano”. I reati contestati a chi viene colto (spesso letteralmente) con le mani nel sacco, sono molti e gravi: si va dall’associazione a delinquere alla ricettazione, al maltrattamento di animali. “Uno degli strumenti peggiori usati dai bracconieri – continua Marrucci – sono i cosiddetti archetti, costruiti in ferro e legno. Gli uccellini, attirati da finte bacche, vengono intrappolati e penzolano vivi, per giorni, dai rami degli alberi”. Ma quali sono i black spot, veri e propri buchi neri nei quali vengono inghiottiti ogni anno migliaia di esemplari di volatili?

Valli bresciane. Si chiama Operazione pettirosso e si svolge tutti gli anni tra settembre e ottobre nelle principali valli alpine e prealpine della provincia di Brescia: Val Camonica, Val Trompia e Valle Sabbia. Contrasta la predazione della piccola avifauna migratrice, sfruttata per comporre uno dei piatti tradizionali della cucina veneta e bresciana, polenta e osei: allodole, fringuelli, tordi, passeri, peppole, quaglie e altri piccoli volatili vengono cucinati allo spiedo o in padella. Peccato che molte specie siano protette e dunque la loro caccia vietata. O che gli strumenti di caccia siano illegali.

Solamente lo scorso autunno, con la collaborazione di alcune associazioni ambientaliste (Cabs, Lipu, Legambiente, Wwf e Lac), di cacciatori e cittadini, sono state denunciate 106 persone nelle province di Brescia, Bergamo e Mantova. Sequestrati circa 400 dispositivi di cattura illegale e oltre 2 mila uccelli, di cui 800 esemplari vivi e 1.200 morti, tra cui numerose specie particolarmente protette da convenzioni internazionali, tutti catturati o abbattuti in modo illecito.

Stretto di Messina. In difesa del falco pecchiaiolo, detto anche adorno, che in primavera migra dall’Africa all’Europa e passa nel collo di bottiglia tra Sicilia e Calabria, l’Arma si mobilita ad aprile e maggio con l’Operazione Adorno. Qui la caccia illegale non ha scopi commerciali o culinari, ma è legata a un’antica superstizione reggina, secondo la quale uccidere un adorno garantirebbe all’uomo virilità, tranquillità della casa e della famiglia. Un tempo, chi non riusciva nell’impresa veniva fatto salire su un carro trascinato da buoi o cavalli e schernito da tutto il paese. Sullo Stretto, grazie anche ad azioni di prevenzione condivise con volontari e associazioni ambientaliste, i risultati di controllo e repressione stanno funzionando e nel tempo quella barbara usanza sta scemando.

Delta del Po. “La lotta al bracconaggio sul delta del Po è molto complicata”, confessa Marrucci, “perché l’orografia del territorio è articolata: tra canali, insenature e boschi i bracconieri riescono ad appostarsi e a cacciare l’avifauna acquatica. Occorre muoversi con le barche per contrastare le azioni illegali”. L’ultima operazione antibracconaggio a tutela della fauna selvatica si è conclusa pochi mesi fa con 22 persone denunciate, di cui una arrestata: nascondevano quasi mille anatre e uccelli selvatici morti, tra cui germani reali, alzavole, codoni, canapiglie, fischioni e un’oca lombardella (specie protetta). Sequestrati 21 fucili, oltre 6 mila cartucce, nove richiami acustici vietati e tre macchinari per spiumare gli uccelli. Scoperto anche un sito dove veniva effettuata la macellazione clandestina.

Operazione Delta del Po (Carabinieri Cites) 

Gli altri black spot. Altri punti caldi controllati dal reparto operativo antibracconaggio dei Carabinieri forestali sono quelli delle isole Ponziane e Flegree, comprese le coste campane e laziali; il Foggiano, col Parco nazionale del Gargano e la riserva naturale salina Margherita di Savoia; la Sardegna meridionale e la Sicilia occidentale.

 

Il contrasto al bracconaggio, dunque, è un’opera che coinvolge molte regioni italiane, da Nord a Sud, dalle valli alpine alle isole mediterranee e che si spinge anche a combattere vere e proprie organizzazioni criminali che commerciano con altri Paesi europei. L’apporto delle associazioni ambientaliste e dei cittadini è fondamentale, per prevenire le azioni illecite e coadiuvare l’azione dei Carabinieri. Fermare la follia auto-distruttrice che impoverisce ulteriormente la biodiversità delle specie animali è un dovere di tutti. È in gioco la nostra stessa sopravvivenza.