Il caso

Clima, Miami rinuncia alle palme per avere più ombra

Miami Beach (foto: Chandan Khanna / Afp via Getty Images) 
La città della Florida ha varato un piano trentennale per ridurre la percentuale di palme a solo un quarto della sua copertura totale entro il 2050. "Li sostituiremo con alberi da ombra", chiarisce il dipartimento dell'ambiente
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NEW YORK. "Free from palm tree", ovvero ecco le nuove cartoline da Miami Beach. Non si tratta dell’ultima stravagante trovata pubblicitaria per rilanciare il turismo della rinomata città della Florida, bensì è una delle ultime iniziative in fatto di sostenibilità ambientale adottata dalle lungimiranti autorità locali. Le quali hanno messo a punto un piano per abbattere il numero delle famose palme ondeggianti recenti sul suo territorio e sostituirle con piante alternative che garantiscano maggiore ombra mitigando la temperatura del suolo e dell’ambiente. A riferirlo è il Miami Herald, secondo cui i funzionari della rinomata città dalle spiagge bianche e il mare cristallino hanno varato un piano trentennale per ridurre la percentuale di palme nella città a solo un quarto della sua copertura totale entro il 2050. Le palme (appartenenti alla famiglia delle Arecaceae) oggi rappresentano oltre il 55% della popolazione forestale della città che conta al suo attivo di 48.900 alberi. Il taglio è necessario, spiega il quotidiano, per ridurre il riscaldamento e migliorare la qualità dell’aria, pertanto circa mille palme saranno rimosse nelle prossime settimane come parte dei progetti di riconversione già programmati.


Le indiscrezioni del quotidiano sono state parzialmente smentite e rettificate da Elizabeth Wheaton, direttrice del dipartimento per l'ambiente e la sostenibilità di Miami Beach, secondo cui non c'è nessun piano che preveda l'abbattimento di massa delle palme. Piuttosto, la riduzione sarà per la maggior parte ottenuta piantando circa 1.300 nuovi "alberi da ombra", ovvero dotati di folta chioma nel corso dei prossimi due decenni, in modo da rendere la città "più percorribile e piacevole”. ”L'espansione della copertura ombreggiante migliorerà l’immagine di sostenibilità e la qualità della vita della città", scrive Wheaton in una email indirizzata all'Herald. "Le palme - prosegue - continueranno a essere un punto focale lungo le strade, gli spazi verdi e i parchi della città”.


L’iniziativa rientra nel più ampia iniziativa chiamata "Rising Above" di Miami Beach volta a combattere la crisi climatica, e si basa su studi condotti proprio sulla “capacità ambientale” delle piante. Il piano infatti descrive in dettaglio i benefici provenienti dalle piantagioni di alberi da ombra, comprese specie come quercia, frassino, olmo e sicomoro, al posto delle palme. Ad esempio, una quercia viva di un tronco del diametro di 40 centimetri rimuoverebbe 231 kg di anidride carbonica, 0,56 kg di ozono nocivo e intercetterebbe 725 litri di pioggia all’anno. Al contrario, una palma nativa delle stesse dimensioni assorbirebbe solo 1,23 kg di anidride carbonica, 0,048 di ozono e 306 litri di pioggia.


"Gli alberi hanno dimostrato di essere uno degli strumenti più efficaci per mitigare gli effetti del cambiamento climatico", è scritto nel piano elaborato da esperti urbani e paesaggistici in collaborazione con il servizio forestale della Florida. "Le palme, pur essendo una parte iconica del paesaggio di Miami Beach, sono passate dall'essere una componente ornamentale a una variabile importante dell’ecosistema delle città. Le linee guida generali per la diversità delle specie affermano che nessuna famiglia dovrebbe costituire più del 30% della popolazione di alberi di una città".

Insomma, le cartoline da Miami Beach non saranno più quelle che hanno dipinto per decenni la mecca del divertimento balneare a stelle e strisce, ma senza dubbio confermano la grande sensibilità della città in materia ambientale. Tanto da diventare un leader mondiale nella mitigazione degli effetti dell'innalzamento del livello del mare, punto di orgoglio di un Paese, gli Stati Uniti principale economia del Pianeta, che conserva ancora margini di scetticismo sull’importanza strategica del cambiamento climatico.