Il caso

Carbone, Praga denuncia Varsavia per la miniera dei veleni

La miniera polacca di Turow, al confine con la Repubblica Ceca (foto: Omar Marques/Getty Images) 
La Repubblica Ceca denuncia la Polonia alla Corte europea di Giustizia per l'ampliamento degli impianti di estrazione di lignite nella Bassa Slesia
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BERLINO. Il tema della difesa di clima e ambiente spacca per la prima volta il gruppo di Viségrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), l'alleanza dei membri orientali della Ue e della Nato. E soprattutto, per la prima volta in assoluto il governo di un paese membro dell'Unione europea, in questo caso la Cechia, denuncia l'esecutivo di un altro paese europeo davanti alla Corte di giustizia dell'Unione per una controversia sulla politica ambientale e climatica. Si tratta di un precedente importante e l'esito dello scontro sarà decisivo per il futuro delle politiche climatiche e ambientali europee e di tutto il mondo industriale, e per la qualità dell'aria che respiriamo nel Vecchio Continente.

Il pomo della discordia è la grande miniera di lignite a cielo aperto polacca di Turów, località vicina alla frontiera con la Repubblica Ceca. Senza attendere permessi, il governo polacco è deciso ad ampliarla in modo drastico. Solo cosí, affermano i sovranisti nazionalclericali al potere a Varsavia eletti dal 2015, sarà possibile produrre abbastanza energia per la vitale economia nazionale compensando i tagli imposti dai limiti alle emissioni previsti dagli accordi nell'ambito dell'Unione europea.

Dura la replica di Praga, che al dibattimento presso la Corte europea di giustizia si farà rappresentare dal suo vice ministro degli Esteri, Martin Smolek, un segnale dell'importanza politica del tema per la Cechia, che tra l'altro affronta difficili elezioni politiche a ottobre. Il governo polacco, dicono i ministri del premier-tycoon Andrej Babis, ha ignorato ogni nostra richiesta di consultazione e si rifiuta di ascoltare prese di posizione e richieste dei nostri cittadini e delle loro organizzazioni specie nelle zone di frontiera.

L'esecutivo e la diplomazia cechi fanno anche notare che proteste e richieste di agire contro i danni ad ambiente e clima provocati da Turów sono cominciate dal 2016. Già da allora, città e villaggi della zona circostante lamentano danni alla qualità dell'aria e denunciano che diversi corsi d'acqua, laghi e stagni dalla parte ceca si stanno prosciugando a causa del consumo d´acqua causato dai lavori minerari oltre confine. Praga afferma che anche l'inquinamento del suolo è un grave problema a medio e lungo termine.

La lignite è considerata il tipo più tossico di carbone, e prossimità geografica e venti trasformerebbero il futuro gigantesco cratere di scavo di Turów in una terra dei veleni che oltrepassa ogni frontiera. Quella ceca, in caso estremo anche zone tedesche e austriache. La denuncia ceca è stata cosí spiegata dal capo della diplomazia di Praga, Tomas Petricek: "Sfortunatamente, anche nell'ultimo tentativo di negoziati le cose non sono andate come speravamo in nome della salute dei nostri cittadini". La parte polacca ha persino respinto come "infondate" le ipotesi di risarcimenti finanziari a zone e comunità ceche che verranno colpite dalla nuvola tossica della miniera.

Appare del tutto incerto da quale parte la Ue si schiererà. In dicembre la Commissione europea da un lato aveva detto che la Polonia, con le sue decisioni sulla miniera, aveva violato permessi e procedure e regole di trasparenza vigenti dell'Unione, ma dall'altro aveva giudicato infondate proteste contro l'ampliamento della miniera basate sul tema di danni ambientali in quanto "non forniscono prove né argomenti sufficienti". Dunque davanti ai togati europei può vincere un duellante come l'altro nello scontro sul clima all'est.

La Polonia ha lanciato un ambizioso piano per riconvertire in modo green la sua produzione di energia, storicamente e attualmente basata prima di tutto sul carbone di ogni tipo, ciò che fa annoverare le città slesiane e Cracovia, ad esempio, tra le piú inquinate in Europa e nel mondo. Un piano criticato però come insufficiente e troppo lento da ecologisti, esperti e ong. La Repubblica Ceca, con un'industria piú tecnologica e avanzata a livelli top mondiali come nell'anteguerra, conta anche sul carbone ma soprattutto sul nucleare e negozia con la Ue per modernizzare le sue centrali e fornire maggiori garanzie di una loro modernizzazione e sicurezza. Le forze di opposizione che il premier Babis affronterà alle elezioni politiche di ottobre (Pirati e Partito dei sindaci europeisti, essenzialmente) hanno una forte sensibilità ai temi di clima e ambiente e propongono una radicale svolta green.