Lo studio

Orti e giardini in città sono come centrali elettriche per le api

Berna, Svizzera (foto: Epa/Anthony Anex) (ansa)
Una ricerca britannica ha calcolato che il nettare prodotto nelle aree urbane proviene per l'85% proprio dai giardini delle zone residenziali. " I risultati evidenziano il ruolo fondamentale che gli impollinatori svolgono nel sostenere e promuovere la biodiversità nelle aree urbane aree"
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Fiumi di miele in pieno centro. Secondo una ricerca condotta dall'Università di Bristol e pubblicata sul Journal of Ecology, gli orti domestici delle città rappresentano la principale 'tavola calda' di cibo per gli insetti impollinatori come api e vespe. I dati rivelano che il nettare prodotto nelle aree urbane proviene per l'85% proprio dai giardini delle zone residenziali. La qual cosa indica che tra un tetto e l'altro si lavora parecchio.

La scoperta ha impressionato gli stessi scienziati. Secondo Nicholas Tew, ecologo e autore principale dello studio, "la quantità e la qualità del nettare finora sono state misurate in campagna, ma non ancora nelle aree urbane. Per questo abbiamo deciso di estendere le indagini. Ci aspettavamo, è vero, che i giardini in città costituissero un luogo importante per la produzione di nettare, ma non in questa misura. I risultati evidenziano in modo lampante il ruolo fondamentale che gli impollinatori svolgono nel sostenere e promuovere la biodiversità nelle aree urbane aree in tutto il Paese”.

L'esperimento nel Regno Unito. La ricerca, condotta in collaborazione con le università di Edimburgo e la Royal Horticultural Society, ha esaminato la produzione di nettare in quattro principali città del Regno Unito: Bristol, Edimburgo, Leeds e Reading. L'esperimento è stato eseguito su circa 200 specie di piante, estraendo il nettare da più di 3.000 singoli fiori. Con l'ausilio di un sottile tubo di vetro, gli scienziati hanno estratto il nettare per poi misurarne la concentrazione di zucchero tramite il rifrattometro, un dispositivo che misura quanta luce si rifrange al suo passaggio attraverso una soluzione chimica. Tew e i suoi colleghi sono così giunti alla conclusione che il nettare reperito nei fiori dei giardini urbani proviene da una maggiore varietà di piante rispetto a quella registrata sui terreni agricoli e persino nelle riserve naturali. E che quasi un terzo del territorio delle aree cittadine (29%) comprende orti urbani. Dagli animali all'uomo, la ricerca dell'Università di Bristol riscopre anche la centralità della figura del giardiniere, che diventa custode della conservazione degli insetti impollinatori.

“Senza giardini – conferma Tew – in città si troverebbe molto meno cibo per api, vespe, farfalle, falene, mosche, coleotteri. È dunque fondamentale che i progetti delle nuove abitazioni includano spazi verdi. Così come è importante, per i giardinieri, assicurarsi che i loro giardini possano offrire il miglior habitat possibile per i nostri piccoli amici”.

La ricetta per conseguire questo obiettivo la danno gli stessi studiosi inglesi. Anzitutto occorre piantare fiori ricchi di nettare e assicurarsi che sia presente sempre qualche specie in fioritura dall'inizio della primavera al tardo autunno. Meglio poi sarebbe falciare il prato a scadenze prolungate per favorire la crescita di denti di leone, trifogli, margherite e di altre piante utili agli impollinatori. Rigorosamente vietati i pesticidi.

Stephanie Bird, entomologa della Royal Horticultural Society, conclude che proprio da chi si occupa dei giardini (quindi dall'uomo) dipende la vita degli insetti. "I giardini non dovrebbero essere visti come entità isolate – chiarisce Bird – ma come una rete di risorse naturali in cui il mantenimento di un habitat ottimale diventa preziosissimo per la conservazione della biodiversità".