Musica green

Clima, Brusco: "Il mio reggae per il Pianeta che non regge più il nostro ritmo"

Brusco 
Giovanni Miraldi, in arte Brusco, sostiene la campagna "Stop Global Warming" per chiedere all'Ue una normativa che scoraggi il consumo di combustibili fossili. "Una canzone di amore dedicata a Madre Natura, sempre più minacciata dall’umanità"
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Il mondo della musica italiana si è mobilitato per sostenere la ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), ispirata da 27 premi Nobel e promossa da Marco Cappato, “Stop Global Warming”, che intende chiedere alla Commissione europea di proporre una normativa dell'Ue che scoraggi il consumo di combustibili fossili, incoraggi il risparmio energetico e l'uso di fonti rinnovabili per combattere il riscaldamento globale e limiti l'aumento della temperatura a 1,5ºC. Se si arriverà a un milione di adesioni sul sito Stopglobalwarming.eu, la Commissione Europea sarà obbligata a discutere la proposta di fissare di un prezzo minimo alle emissioni di CO2 in Europa, stabilendo un prezzo, una tassa, sulle emissioni in modo da disincentivarle sempre più. Sono in tanti gli artisti italiani che hanno aderito, da Elisa a Gabriele Salvatores, Biagio Antonacci, Gabriele Muccino, Kasia Smutniak, Pif, Fedez, Tessa Gelisio, Mara Maionchi, Giobbe Covatta, Nina Zilli, Neri Marcorè, Sergio CammariereCristiana Capotondi, Arisa.

"Isola di plastica", Brusco canta per l'ambiente

E tra loro c’è anche Giovanni Miraldi, in arte Brusco, uno dei pionieri del reggae in Italia, che per sostenere la campagna ha pubblicato un bellissimo singolo, intitolato Isola di plastica, “una canzone di amore dedicata a Madre Natura, sempre più minacciata dall’umanità”, proprio per spingere più persone possibili a firmare l’appello entro il 22 aprile, giornata mondiale della Terra.

“Tutto nasce da una semplice presa di coscienza”, dice Brusco, “mi sono reso conto di quanta plastica consumo ogni giorno. Che lo voglia o no. Mi metto le lenti a contatto, scarto la confezione di mascherine, butto un accendino, le buste della spesa, il packaging di ogni alimento, indumenti, giocattoli e così via. Io cerco di ridurre un po' il mio impatto sull'ambiente ma è davvero complicato e purtroppo come me ci sono oltre 7 miliardi di persone con altrettanti consumi. Idem per l'inquinamento: dal carburante all'elettricità passando per i condizionatori etc... Questo pianeta che esiste da oltre 4 miliardi di anni e ne ha passate di tutti i colori, non regge il ritmo che l'uomo gli ha imposto da qualche decennio. Non voglio certo fare il bacchettone, ci mancherebbe. Ma vorrei che la gente non pensasse che si tratti di una cosa che non li riguarda da vicino. Li riguarda eccome. Più del Covid-19, più della crisi economica, più della politica. Perché siamo parte di un tutto e le conseguenze del nostro modo di vivere ricadranno su tutti noi... e sui nostri eredi. Sulla salute, sulle abitudini di tutti giorni, forse addirittura sul reperimento di acqua e cibo di cui nutrirci. E certamente quindi anche sul portafogli, che a molti interessa più del resto! Io non sono nessuno, certo non la Greta de noantri... ma ho la fortuna fare musica e rivolgermi a tante persone. Una opportunità che non può esaurirsi solo in canzoni per fare sorridere o intrattenere chi ascolta”.

Quella dell’impegno ha favore dell’ambiente è una passione recente?
 

“In realtà io ero ‘ambientalista’ prima di saperlo. Fin da piccolo ho avuto un grande amore per gli animali e per la natura ed è una passione che ho coltivato nel corso degli anni. E ho coltivato anche un grande amore per il nostro pianeta, che non ho mai visto come qualcosa da ‘abitare’ e basta. E’ stato ovvio per me, in tante canzoni, condividere con gli altri questo mio interesse, questo mio amore per la natura. E in questo caso anche il mio impegno in una battaglia che mi sembra fondamentale, quella contro il riscaldamento globale”.
 

Non è un caso che lei venga dal mondo del reggae. I Rastafari hanno sempre avuto un rapporto particolare con la natura, Marley ha sempre parlato di questi temi…
 

"Certo, la cultura Rastafari è così, e Natural Mystic di Marley è un esempio chiaro di come la sua musica fosse intrecciata all’amore per la terra e per la natura, non a caso parte con i rumori della giungla. In generale quella del reggae è una cultura molto legata alla terra, agli aspetti naturali della vita. Magari lo era di più prima, soprattutto ai tempi di Marley. Ma in molte delle culture non occidentali, nei paesi in via di sviluppo, c’è un rapporto più stretto tra musica e ecologia, la gente vive più a contatto con la natura di quanto capiti da noi e comprende maggiormente i problemi dell’ambiente".

Una canzone come la sua può servire, allora, a cambiare la coscienza della gente?
 

"Non so se le canzoni, la musica in generale, abbiano ancora quel peso che avevano quando io ero adolescente, ma so che comunque è meglio provare a cantare di cose importanti che non farlo. Di certo personaggi ben più importanti di me se si esprimono hanno la possibilità di sensibilizzare le persone e mettere un po’ di pressione sul potere affinché l’attenzione per l’ambiente sia un tema centrale e prioritario. Ma anche io con la mia canzone spero di ottenere qualche risultato, perché so che le canzoni, comunque, si ripercuotono sulle nostre vite anche se non offrono nessuna una soluzione immediata. Voglio dire che per un politico le promesse sul clima non ripagano direttamente, e quindi molti non ne fanno una battaglia primaria, ma la gente sta cambiando opinione, vede che le conseguenze del riscaldamento globale toccano la vita di tutti i giorni, ricadono su di noi e ancora di più ricadranno sulle generazioni future. E’ una situazione che sta precipitando a un ritmo mai visto prima ed è importante che tutti se ne rendano conto".

L’informazione, anche attraverso le canzoni, quindi è fondamentale.
 

“Sì, siamo solo all’inizio, tantissime persone ancora non si rendono conto della situazione. Sia nel mio mondo, tra i musicisti, sia tra il pubblico, quello dell’ambiente è troppo spesso l’ultimo dei problemi. Si interessano, magari perché va in onda un servizio in televisione, ma che sia un emergenza viene percepito da poche persone. Quindi credo che anche una canzone come la mia, o la campagna alla quale io e altri artisti abbiamo aderito, possa servire a qualcosa, ad avere una risonanza”.
 

La musica ha, negli ultimi anni, conquistato soprattutto il pubblico più giovane. Pensa che su di loro potrebbe avere maggiore impatto?
 

“Credo di sì, la musica per il pubblico giovanissimo è importante e sempre presente, quindi i messaggi passano con maggiore facilità. Con l’avvento del digitale e la possibilità di fare tutto in maniera più semplice tante persone si sono avvicinate alla musica per suonare, iniziano per gioco e poi capiscono che è qualcosa con la quale possono esprimere se stessi”.

E Brusco, invece, come è cresciuto, quanto è cambiato da primi anni Novanta a oggi?
 

“Potrei dire che sono cresciuto, e che al tempo stesso non sono cambiato. Di certo non è cambiato il mio rapporto con la musica, l’entusiasmo che avevo da ragazzino ce l’ho ancora, ma so anche che quello che faccio è un lavoro, che richiede impegno e fatica. Cerco di continuare a raccontare storie e a far divertire chi le vuole ascoltare. Mi aggiorno, studio, scrivo, ho sempre voglia di scoprire cose nuove e sono stato sostenuto da un pubblico che non mi ha mani abbandonato, senza il loro seguito non sarei ancora qui oggi”.
 

Oggi è tutto più difficile con il blocco dei concerti a causa della pandemia.
 

“E’ un problema molto serio, che andrebbe affrontato con maggiore attenzione da chi ci governa. Siamo fermi da troppo tempo e tanta gente non ha lavoro. Vanno cercate delle soluzioni che permettano a un intero universo di rimettersi in piedi”.

Lei è partito dal reggae ed è arrivato a suonare una musica molto più ricca, varia, anche cantautorale. Come dimostra il suo prossimo album.

“Sì, c’è di tutto, dall’afrobeat al soul, alla canzone d’autore, volevo fare un progetto più completo, una quindicina di canzoni tutte diverse e con tanti ospiti, alcuni dei quali come Gemitaiz e Frenetik e Orange sono già nei singoli che stanno anticipando l’album, che uscirà in primavera”.
 

Impegno si, ma anche divertimento, come sempre nel suo stile?
 

“Certamente. In questo disco sono ancora piuttosto ‘cazzaro’.

E da grande?
 

“Nel disco precedente c’era una traccia di chiusura, cantata, stornellata, parlata. Ecco, da anziano mi immagino un po’ così, che canto fuori dalla metro C…”.