NON SPRECARE

Il dottor Google e l'antibiotico fai-da-te

I potenziali consumatori di medicinali, di fatto ciascuno di noi, sono sempre più portati a confondere una terapia a base di pillole come l’acquisto della spesa in un supermercato. Anche questo è uno spreco che possiamo evitare
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Date uno sguardo al vostro armadietto delle pillole e scoprirete quanti sono gli antibiotici che usate con frequenza. In Italia ne siamo grandi consumatori, fino a trenta dosi al giorno ogni mille abitanti. Numeri che producono un doppio spreco. Per la salute: a forza di somministrarli in modo così compulsivo, gli antibiotici diventano inefficaci. Per il portafoglio: spendiamo, come cittadini e come Servizio sanitario nazionale, troppi soldi per un tipo di medicinale che andrebbe utilizzato con particolare cautela.
 

La febbre per l’antibiotico semina morti. In Europa si contano già 25 mila persone all’anno che muoiono a causa di infezioni causate da batteri diventati resistenti agli antibiotici. Più ingerisci antibiotici, più il virus si adegua per resistere. E secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità se continuiamo di questo passo, entro il 2050, nel mondo avremo dieci milioni di morti per l’inefficacia degli antibiotici.

Spezzare la catena dello spreco di un medicinale che ormai è entrato nel nostro immaginario come un semplice elisir multiuso non è semplice. Anche perché bisogna passare per tre anelli. Innanzitutto ci sono i medici. Con l’indebolimento della rete dei medici di base, ovvero di famiglia, siamo tutti diventati pazienti a rischio diagnosi sbagliate. Manca il tempo e l’organizzazione per approfondire e passare poi alla terapia giusta. In queste condizioni il medico è portato a coprirsi le spalle con la prescrizione del medicinale più pesante, ovvero l’antibiotico. Sottovalutando il fatto che all’antibiotico bisogna arrivare sempre e solo per specifiche  motivazioni. E bisogna scegliere quello giusto.
 

Nel secondo anello ci sono i farmacisti meno professionali e più spregiudicati. Hanno di fronte gli italiani che, secondo uno studio dell’Istituto superiore della Sanità, nel 51 per cento dei casi ritengono l’antibiotico il medicinale più appropriato contro il raffreddore. E cosa fanno? Saltano il medico, vanno dal farmacista e negoziano direttamente con lui l’acquisto di un antibiotico adatto al loro caso.
 

I potenziali consumatori di medicinali, di fatto ciascuno di noi, sono sempre più portati a confondere una terapia a base di pillole come l’acquisto della spesa in un supermercato. Ognuno di sente padrone di una sua competenza. E trova facilmente conferma delle proprie teorie navigando su Internet. In questo modo si sta affermando il dr. Google, che abbiamo a nostra disposizione giorno e notte, H24. A lui ci rivolgiamo smanettando sullo smartphone, senza fare troppo caso alla fonte e all’attendibilità scientifica della cura che andiamo a fare su sua indicazione. E state tranquilli che, prima o poi, il dr. Google un antibiotico da prendere lo indica, per qualsiasi tipo di problema.
 

La tecnologia gioca così una parte importante in questa deriva dello spreco degli antibiotici. E grazie alla sua seduttiva potenza, si può immaginare che i problemi siano appena iniziati. Una ricerca del McCann Truth Central  ha calcolato che il 53% delle persone in età compresa tra i 18 e i 34 anni ritengono ormai superflua la figura del medico, in quanto ai loro problemi sanitari ci pensa appunto il dr. Google. L’interlocutore ideale per l’ignorante e compulsivo paziente fai-da-te.
 

 

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