Gb, produrre idrogeno utilizzando l'energia eolica in eccesso

Il progetto Dolphyn mira a equipaggiare le turbine eoliche dislocate in mare con apparecchiature per desalinizzazare l'acqua marina ed elettrolizzatori per separare ossigeno e idrogeno dalla risultante acqua non salina
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LONDRA - Come risolvere l'impegno globale a ridurre a zero le emissioni nocive entro il 2050, che verrà ribadito nel novembre prossimo da un summit dell'Onu a Glasgow sul cambiamento climatico? Parafrasando Bob Dylan, si dice nel Regno Unito e altrove, la risposta potrebbe essere nel vento. Il 2020 è stato un anno da record per l'industria dell'energia eolica britannica: in certi giorni, come il 26 agosto scorso, le pale ruotanti sospinte dalla brezza hanno prodotto il 60 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Al punto che talvolta le cosiddette "fabbriche del vento" creano più elettricità di quanta ne serva al Paese, come è successo durante il primo lockdown provocato dalla pandemia, la primavera passata, quando la domanda di energia è calata insieme all'attività produttiva. Ma l'eccesso di energia, in questi casi, potrebbe essere usato per qualcos'altro: per la produzione di idrogeno. Un gas che ha zero emissioni nocive e secondo molti esperti rappresenta una delle migliori fonti di energia rinnovabile per il futuro del pianeta.

"Quello che puntiamo a fare è generare idrogeno direttamente dalle fabbriche del vento offshore", ovvero al largo delle coste britanniche, dice alla Bbc Stephen Matthews, direttore di Erm, una società di consulenza per lo sviluppo di industrie sostenibili. Denominato Dolphyn, il progetto mira a equipaggiare le turbine eoliche dislocate in mare con apparecchiature per la desalinizzazione per rimuovere il sale dall'acqua marina ed elettrolizzatori per separare ossigeno e idrogeno dalla risultante acqua non salina. L'idea di utilizzare energia eolica in eccesso per produrre idrogeno ha suscitato grande interesse a Londra, perché il governo di Boris Johnson vuole essere uno dei leader mondiali nella transizione a un'economia in difesa dell'ambiente nei prossimi trent'anni e punta a conquistare una posizione di primo piano nel campo dell'idrogeno, non per nulla soprannominato l'oro verde per il potenziale che rappresenta.

Con la possibilità di usarlo come carburante per trasporti, industria e riscaldamento, l'idrogeno alimenta grandi speranze in tutto il mondo. Ma affinché ciò avvenga occorre che la sua produzione aumenti considerevolmente nei prossimi decenni. L'iniziativa della Erm, riconosce il suo direttore, è solo ai primi passi, avendo sviluppato un prototipo da applicare alle turbine a vento con una capacità di circa 10 megawatt, ma non ancora costruito. L'ipotesi è sia basato in Scozia, lungo le cui coste sorgono enormi fabbriche del vento, con l'intenzione di iniziare la produzione di idrogeno nel 2024-2025.

 

Il progetto Dolphyn non è l'unico in questa corsa verso il riutilizzo dell'energia eolica: Siemens Energy, Tractebel e Nephtune Energy sono altre aziende impegnate nella medesima direzione, in Germania, Olanda e Gran Bretagna, riporta la Bbc. Il dibattito è anche sul modo più efficiente per generare idrogeno, se direttamente in mare o riportando l'energia a terra con appositi cavi sottomarini. La spesa per installare turbine in mare è in costante declino e la tecnologia per elettrolizzatori su larga scala sta diventando sempre più disponibile: perciò vari esperti, come il professor James Carton dell'università di Dublino, ritengono che il momento sia propizio.

 

Restano tuttavia ancora ostacoli da superare. Altri studiosi sottolineano che serve un decennio di sviluppo tecnologico prima che questo nuovo sistema possa avere un ampio impatto. La vera questione, commenta il professor John Gluyas della Durham University, è se sarà una tecnica vantaggiosa dal punto di vista dei costi: la sua previsione è che sarà probabilmente necessario un misto di diverse tecnologie per fare sì che un paese raggiunga il sospirato obiettivo di zero emissioni nocive e di un'energia completamente pulita.